IL REGNO UNITO E GLI EFFETTI POST BREXIT IN ARTICO

Con l’uscita dall’Unione Europea il Regno Unito riorganizza la propria strategia in Artico per non perdere i privilegi di cui godeva come membro UE. Primo passo: rafforzare i rapporti con la Groenlandia.

La fine del periodo di transizione per l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea si avvicina. L’uscita dal blocco siginifica, ovviamente, per tutto il Regno Unito il decadimento degli accordi commerciali di cui godeva come membro UE. Uno dei più importanti è proprio il Sustainable fisheries partnership agreement (SFPA) che consente alla flotta UE di pescare, per risorse extra, nella ZEE groenlandese in cambio di un sostanzioso sostegno europeo alla pesca della Groenlandia. Il protocollo, in scadenza alla fine del 2020, verrà sicuramente ridiscusso tra le due parti, ma per quanto concerne il Regno Unito sarà un rapporto che non sarà più negoziabile sotto il framework UE. La necessità di stipulare un accordo tra le due parti è dettata dalla forte componente d’importazione che il pesce groenlandese rappresenta per il mercato del Regno Unito.

Uno dei prodotti locali più tipici, il fish and chips, potrebbe infatti subirne un forte impatto e soffrire carenza di materie prime. Infatti il pesce groenlandese è un prodotto di eccezionale qualità che rappresenta il 10% del pesce destinato a tutta l’Inghilterra del Sud. Ovviamente non si tratta solo di fish and chips. Ma gli interessi in gioco sono ben più rilevanti e riguardano equilibri geopolitici da manetenere e un ruolo, quello del Regno Unito, da mantenere come attore leader dei mari del Nord. Motivo per cui è stata creata, all’interno del Parlamento del Regno Unito, una sezione dedicata ai rapporti con la Groenlandia. Del gruppo fanno parte membri delle forze politiche più rappresentative: il Conservative Party, il Labour Party e lo Scottish National Party che, unendo le proprie forze, hanno formato il All-Party Parliamentary Group for Greenland (APPG Greenland).

Nelle parole di Brendan O’Hara, leader del gruppo appena creato, si evince come il rapporto Regno Unito-Groenlandia riguardi diversi ambiti e non si limiti ad accordi commerciali:  “Whether it’s trade, climate change, Arctic science, the future of Greenland’s vast mineral wealth, the legacy of colonialism and the rights of indigenous people or the constitutional future for this vast, beautiful country, as members of the APPG, I believe we have so much to discover about Greenland. And while the geopolitical importance of Greenland cannot be underestimated, I also want to learn what the people of Greenland want for their country as opposed to what other people want Greenland to become”.

L’interesse nel mantenere proficui i rapporti nonostante la dipartita del Regno Unito dall’UE è ben saldo e reciproco. Ne è prova il Memorandum Of Understanding sul miglioramento della cooperazione nel settore della pesca e nelle operazioni correlate, siglato nelle scorse settimane che, anche se non rappresenta alcun accordo commerciale ufficiale, indica la via della collaborazione post-Brexit. Non sembrano esserci troppi dubbi che il rapporto perdurerà nei prossimi anni e che, magari, possa avere implicazioni sempre più ampie.

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Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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