VERSO UNA SANITÀ DIGITALE EUROPEA

La perdurante emergenza sanitaria in Italia e in Europa costringe i governi nazionali ad andare verso una rotta comune: una rotta che non può, e non deve, prescindere dal digitale.

L’Italia è ancora molto indietro rispetto ai partners europei dal punto di vista della digitalizzazione dei servizi, come riportano le statistiche ufficiali, in cui le migliori performance sono dedicati ai Paesi del Nord Europa. Questo è vero anche nel campo dell’e-health. Tuttavia, la convergenza di obiettivi con l’Europa potrebbe ben presto portare l’Italia, e tutta l’Europa in generale, a compiere un grosso passo avanti nella definizione della Strategia digitale come cardine delle prossime azioni europee.

La Risoluzione del Parlamento Europeo

Nel dicembre del 2019, il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione n. 2804, nella quale esso parte appunto dalle premesse che, “l’emergere di nuove tecnologie crea opportunità ma anche sfide per lo sviluppo di una migliore assistenza sanitaria; che i sistemi sanitari e di assistenza europei sono esposti a gravi sfide nel contesto di una società in via di invecchiamento, di un’aspettativa di vita più lunga e di una costante riduzione dei tassi di natalità”. Pertanto, ha definito una nuovo piano basato essenzialmente su una strategia triplice e in particolare: a) ravvicinamento delle disposizioni nazionali in merito alla tutela della salute; b) previsione di strumenti di compliance per garantire l’accesso ai dati sanitari nel rispetto della normativa fornita dal General Data Protection Regulation (GDPR); c) istituire una piattaforma digitale per la raccolta dei dati sanitari, per fare in modo che essi siano facilmente consultabili all’interno di confini europei.

L’Unione aveva già rimarcato la necessità di una discussione più inclusiva, tanto a livello politico che legislativo, sulla sanità, in occasione della messa a punto della Strategia per il Mercato Unico Digitale. Dopo la risoluzione del Parlamento e lo scoppio della pandemia di Covid-19, tuttavia, la necessità di un’azione forte e coesa si è andata facendosi viepiù pressante.

A healthier and safer Europe

Il digitale entra quindi a pieno titolo nel complesso di atti e leggi che dovrebbero comportare un rinnovamento per la sanità. Vengono prima di tutto in rilievo le varie app telefoniche con cui, con vari risultati, si stanno tracciando i contagi relativi alla seconda ondata di Covid-19. Per questi strumenti la preoccupazione principale di legislatori e utenti è fare in modo che il dato sanitario sia trattato e gestito correttamente. Si impone infatti un delicato bilanciamento in materia di diritto alla riservatezza, peraltro tutelato anche dall’articolo 41 della Carta di Nizza che, lo si ricorda, possiede lo stesso valore giuridico dei Trattati.

In secondo luogo, acceso dibattito attiene alla materia del Fascicolo Sanitario elettronico. Sul punto si inseriscono tante e delicate questioni giuridiche, che sarebbe impossibile trattare esaustivamente in questa sede. Per schematizzare brevemente: un primo profilo attiene alla possibilità di standardizzare il fascicolo sanitario elettronico, vista sia la non omogeneità dei sistemi sanitari all’interno del suolo Europeo (eccellenti in Germania, Francia, Inghilterra e Italia) più carenti nei Paesi Est – europei, sia la già ricordata differenza di avanzamento in materia digitale. A quest’ultimo profilo si ricollega peraltro l’impellente necessità di uniformare l’Europa, anche dal punto di vista della legge sulle telecomunicazioni, estendendo gli stessi meccanismi regolatori delle tecnologie ICT e garantendone la più ampia accessibilità per tutti i cittadini europei. Ancora, si inseriscono e vengono in rilievo i profili costituzionali degli Stati membri: sebbene più o meno tutte le Costituzioni tutelino il diritto alla vita e alla salute come bene primario dei cittadini, lo stesso si impone differentemente e con diversa ampiezza a seconda dei sistemi giuridici considerati. Peraltro, la materia sanitaria rientra tra quelle questioni sulle quali gli Stati membri sono particolarmente restii a cedere porzioni della loro sovranità, rendendo particolarmente complesso uniformare le legislazioni e addivenire a una compiuta integrazione.

Cosa potrebbe cambiare per l’Italia

L’Italia utilizza già alcuni strumenti di e-health: questi però non sono uniformi su tutto il territorio nazionale, ed il loro sviluppo è particolarmente complesso in quelle realtà che ancora, ad esempio, non sono state raggiunte da strumenti digitali adeguati a supportare la transizione verso la sanità 4.0 (si pensi in particolare ad alcune aree insulari o rurali). Rafforzare la sanità digitale a livello europeo vorrebbe dire contestualmente rafforzarla a livello locale.

Gli ostacoli da superare, nel caso specifico italiano, riguardano il contemperamento delle regole e delle linee guida nazionali, con quelle a livello regionale e locale, in particolare nel dialogo tra USCA, USL e Servizi ospedalieri, ma anche con riferimento ad una migliore definizione dei L.E.A. – livelli essenziali delle prestazioni- così come garantiti dalla nostra Carta fondamentale. Nel dialogo legislativo e politico va anche tenuta maggiormente in considerazione la sanità privata, che ha dato un indubbio contributo nella gestione della pandemia, e che potrebbe essere un ulteriore tassello nella diffusione degli strumenti – servizi di prenotazione online, ricette smart – che potrebbero di gran lunga semplificare il processo di cura, sia per i pazienti che per le catene di professionisti coinvolti. In definitiva, occorre prima di tutto un maggiore dialogo a tutti i livelli, al fine di garantire effettivamente, a livello europeo, la tutela del diritto alla salute.

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS