L’AMERICA LATINA A 15 ANNI DAL ‘NO’ ALL’ALCA

Nel novembre del 2005 i leader latinoamericani si oppongono all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) proposta dagli USA, con Diego Maradona fianco a fianco di Hugo Chávez contro la supremazia americana in America Latina. 15 anni dopo, l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca può far immaginare il ritorno di una nuova ALCA?

Sono passati 15 anni dal IV Vertice delle Americhe realizzato nel novembre del 2005 a Mar de la Plata (Argentina). Durante il Summit i Presidenti latinoamericani tra cui Hugo Chávez del Venezuela, Néstor Kirchner dell’Argentina, Lula da Silva del Brasile e Tabaré Vásquez dell’Uruguay si sono opposti apertamente alla proposta degli Stati Uniti, guidati dall’allora Presidente George W. Bush, di istituire l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA). Il progetto dell’ALCA, ovvero di istituire una zona di libero scambio che includesse tutti i Paesi del continente, era un accordo commerciale che prevedeva delle clausole specifiche per i Paesi latinoamericani (vendita preferenziale di materie prime agli USA, per esempio) oltre a prevedere che il dollaro americano (USD) diventasse la moneta comune del continente e che gli Stati Uniti potessero prestare consulenze in materia militare alle nazioni del continente latinoamericano.

Quest’accordo era visto dalla maggior parte delle potenze dell’America Latina come un’espressione tangibile dell’imperialismo americano verso il continente latinoamericano, un progetto che a quel tempo vedeva l’opposizione di molteplici movimenti popolari e partiti politici di sinistra, in particolar modo del Venezuela (Hugo Chávez), Brasile (Lula da Silva) e Argentina (Néstor Kirchner). Con l’ALCA l’allora Presidente Bush intendeva inoltre porre un freno al processo di integrazione regionale che iniziava a svilupparsi nel Mercosur, prevalentemente per ragioni economiche e commerciali. L’opposizione all’ALCA ha permesso di porre le basi per la creazione negli anni avvenire dell’UNASUR (Unione delle Nazioni sudamericane) e della CELAC (Comunità di Stati latinoamericani e caraibici). Il rifiuto dell’istituzione dell’ALCA ha rappresentato una vera e propria sconfitta dell’allora amministrazione americana nel continente latinoamericano, ed ha dimostrato come l’unione tra Paesi latinoamericani sia la strada giusta da percorrere, non solo per aver ridefinito lo storico vincolo egemone degli USA nei confronti dell’America Latina, ma per poter così garantire una maggiore influenza geopolitica della regione latinoamericana nel panorama internazionale.

Diego Maradona e Hugo Chávez contro la supremazia USA

In Argentina nel novembre del 2005 mentre il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush partecipava al IV Summit delle Americhe a Mar della Plata, il leader del Venezuela Hugo Chávez aveva organizzato il Summit dei Popoli, un incontro contro l’ALCA e più in generale contro la politica di supremazia statunitense in America Latina, a cui vi ha partecipato anche Diego Maradona. Il pibe de oro in quell’occasione, uno dei giorni più significativi della sua militanza politica, prese a cuore la così detta ‘rivoluzione venezuelana’ promossa da Chávez, opponendosi alla politica dell’allora Presidente repubblicano degli Stati Uniti e gridando a gran voce ‘noi argentini abbiamo dignità, mandiamo via Bush!’.

USA: Joe Biden e l’arrivo di una nuova ALCA?

L’America Latina ha progressivamente perso rilevanza nella politica estera degli Stati Uniti a partire dalla fine dell’Unione sovietica, con gli USA che sono passati dal combattere il comunismo alla lotta contro il fondamentalismo islamico. In questo senso dunque la regione latinoamericana non è più stata il fulcro delle attenzioni di Washington, e non si prevede esserlo per il nuovo Presidente eletto Joe Biden. Lo stesso Biden che in qualità di Vicepresidente americano durante la presidenza Obama si occupava proprio delle relazioni con i Paesi dell’America Latina di cui diceva ‘tra tutti i luoghi in crisi nel mondo, sono giunto alla conclusione che l’America Latina avesse le migliori opportunità’. Con Trump alla Casa Bianca, la politica estera statunitense verso il continente latinoamericano è stata caratterizzata principalmente da una marcata opposizione verso il regime venezuelano, un progressivo inasprimento delle relazioni con Cuba, mentre ha visto promuovere un’evoluzione delle relazioni bilaterali con il governo Bolsonaro in Brasile, Duque in Colombia e Macri in Argentina.

Con Biden, la politica estera americana per l’America Latina si prevede essere un po’ meno condizionante e rigorosa, più aperta verso le questioni legate all’immigrazione dal continente latinoamericano e con un cambio di rotta notevole nelle relazioni con Cuba e Venezuela, rispetto al suo predecessore repubblicano. Nell’agenda estera del nuovo Presidente americano è dunque possibile pensare ad un ritorno dell’idea di costituire una zona di libero scambio che includa tutto il continente americano? Nonostante non vi sia stata alcuna dichiarazione in merito da parte del nuovo inquilino della Casa Biana, è risaputo che Biden e gran parte del partito democratico che rappresenta, non sembrano essere propensi all’attuazione o ampliamento dei trattati di libero commercio, che possono pregiudicare l’economia americana, ed in particolar modo i lavoratori statunitensi. Dunque, almeno per il momento, non si può immaginare un ritorno di una nuova ALCA, ma certamente si può prevedere che le relazioni con l’America Latina, seppur non prioritarie, non saranno tralasciate dalla nuova amministrazione USA.

 

 

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Nicole Bruttomesso

Nicole Bruttomesso è analista e membro della redazione geopolitica dello IARI, scrive per l'area "America Latina", occupandosi principalmente di geopolitica sudamericana, in particolare di Brasile. // Nicole Bruttomesso is an Italian political analyst and member of the editorial staff of the Institute of International Relations Analysis (IARI), she writes for the Latin American section, focusing mainly on South American geopolitics and particularly on Brazil.

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