Il DISTANZIAMENTO SOCIALE MINACCIA LA LOTTA CONTRO LE MUTILAZIONI FEMMINILI

Amref Health Africa, organizzazione non governativa dal 1957 con sede a Nairobi, ha pubblicato un report in occasione della giornata contro la violenza sulle donne

Secondo il documento sono almeno 200 milioni le donne nel mondo che hanno subito una mutilazione genitale (MGF), di cui 44 milioni con meno di 14 anni. A questo dato si aggiungono almeno 3 milioni di ragazze ogni anno che subiscono la mutilazione o ne sono a rischio. La pratica è ancora presente in almeno 29 Stati africani, tra cui un’incidenza elevata in alcuni Stati del Corno d’Africa, come Gibuti, Somalia ed Eritrea. Tuttavia anche Stati come l’Egitto registrano una percentuale elevata del fenomeno toccando il 90% della popolazione femminile. In altri Paesi, invece, come Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger diventa un fenomeno meno frequente che tocca l’1-4% della popolazione.

Ci sono Stati, inoltre, come Eritrea o Mali in cui vengono sottoposti a forme di MFG anche bambine di appena un anno di vita, con delle percentuali preoccupanti che si aggirano, rispettivamente, al 44% e 29%. È importante ricordare che il fenomeno, in realtà, è presente anche negli Stati Uniti, in Canada e negli Stati europei in cui sono presenti cittadini provenienti dall’Africa. Tuttavia, le mutilazioni avvengono attraverso modalità illegali rendendo impossibile la diffusione di dati certi. In questi anni l’ONG ha raggiunto risultati considerevoli nella sua lotta contro le infibulazioni. Sarebbero infatti oltre 500.000 le donne che, negli ultimi anni, sono state sottratte alla pratica grazie alle campagne condotto in Tanzania, Kenya, Etiopia, Uganda, Malawi e Senegal. In Kenya, in particolare, nella contea di Kajiado, il fenomeno ha registrato in calo del 24%.

Tuttavia questi progressi rischiano oggi di essere messi a repentaglio dalle misure restrittive adottate a causa del Covid-19. Il distanziamento sociale infatti tende a isolare le donne e le bambine, soprattutto appartenenti alle realtà rurali. Sono stati interrotti, infatti, sia i programmi scolastici che le iniziative avviate dalle numerose ONG sul territorio favorendo il conseguente isolamento della donna all’interno del nucleo familiare. Le mutilazioni genitali sono, del resto, il prodotto di credenze religiose, sociologiche, e popolari particolarmente radicate che richiedono un intervento dal basso con il fine di offrire alle donne gli strumenti necessari per comprenderne le reali conseguenze sanitarie. Secondo un rapporto di UNFPA (United Nations Population fund) la causa delle restrizioni anti-covid oltre 2milioni di donne nei prossimi anni subiranno una MFG, confermando la tesi che entro il 2030 si conterà una riduzione di oltre 1/3 dei risultati ottenuti fino a questo momento.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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