AMERICA LATINA IN FERMENTO: ANCHE IL GUATEMALA IN RIVOLTA

L’America Latina è in fermento. Dopo il Perù è la volta del Guatemala che si ribella al governo del presidente Giammattei.     

La presenza di uno scontento popolare nei confronti del governo guatemalteco di Alejandro Giammattei era ravvisabile nella variazione della percentuale di consensi registrati nel Paese. Se nel gennaio 2020, mese della sua investitura, il presidente poteva contare sul 56% di approvazione, già a luglio la sua popolarità si è approssimata al 30%. Ciononostante, le ragioni che hanno portato alle proteste registratesi durante lo scorso fine settimana (21-22 novembre 2020) sono diverse seppur quasi tutte riconducibili ad una corruzione dilagante, di certo prerogativa non attribuibile solo al presidente in carica.

Il movente principale che ha portato i guatemaltechi a riversarsi per le strade del Paese, in un periodo storico peraltro molto particolare, è stata l’approvazione da parte del Congresso della legge di bilancio per il 2021. Il Parlamento – a maggioranza filogovernativa – ha approvato (durante una sessione con carattere d’urgenza, che rende il tutto ancora più confuso) un budget record di quasi 12,8 miliardi di dollari americani destinati – e qui si concentra il fulcro dei contrasti – al settore privato, fortemente colluso con l’ambiente politico. Lasciati congelati – o ridimensionati – programmi sociali, sanità ed educazione, settori di fondamentale importanza per una popolazione che si attesta come una delle più povere del continente, nonché maggiormente colpita da Covid-19 e due recenti uragani.

La reazione del Paese non si è fatta attendere: nella giornata di sabato più di 500 mila guatemaltechi al grido di “se metieron con la generación equivocada” (si sono messi contro la generazione sbagliata) hanno manifestato pacificamente stanchi della corruzione e del governo in carica. Tra questi, un ristretto gruppo ha sfondato l’entrata del Congresso, dando fuoco all’edificio (vuoto). A pagarne il conto sono stati i contestatori pacifici ai quali la polizia ha riservato una violenta repressione contestata anche dall’UNHCHR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani) che nonostante ciò condanna– come è giusto che sia – gli atti vandalici perpetrati.

 Il vicepresidente Guillermo Castillo, in risposta agli avvenimenti, ha chiesto pubblicamente a Giammattei di fare entrambi un passo indietro e rinunciare al proprio incarico per “el bien del pais”. La replica del presidente è arrivata giorni dopo con l’invocazione della Carta Democratica dell’Organizzazione degli Stati Americani,denunciando la natura antidemocratica delle proteste e restando al comando. Travolti dalle contestazioni, il Consiglio d’amministrazione del Congresso e i leader di partito vicini a Giammattei si sono riuniti per trovare una valida soluzione alle ostilità. Al fine di garantire la governabilità del Paese e la pace sociale il provvedimento intrapreso è stato quello di sospendere l’elaborazione del bilancio per l’anno 2021.

 Sarà sufficiente per placare gli animi?

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Giorgia D'Alba

Sono Giorgia e per IARI mi occupo di America Latina.
Nata a Lecce nel 1995, ho conseguito con il massimo dei voti prima la laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e successivamente la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino. Ho studiato a Lisbona e a Buenos Aires ed ho partecipato ad un progetto di ricerca presso l’Istituto Sociale del Mercosur in Paraguay.

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