RUSSI E SIRIANI VERSO UN’AZIONE PIÙ ROBUSTA SU IDLIB?

Nel mese di novembre si sono verificati diversi attacchi governativi e russi sull’area di Idlib che è ancora nelle mani di gruppi jihadisti come Haya’t Tahrir al-Sham e ribelli dell’opposizione sostenuti dalla Turchia. La partita è ancora molto aperta.

UN MESE IN DIVENIRE PER IL CONFLITTO

 Il mese di novembre ha messo in evidenza la volontà della Russia e dei lealisti di riportare la provincia di Idlib e le aree circostanti sotto il controllo governativo, infatti sono stati diversi i bombardamenti aerei che si sono susseguiti in tale area. Questo, secondo diversi analisti e attori presenti sul terreno in Siria, potrebbe essere il segnale di un’imminente offensiva più massiccia da parte di Mosca e dell’esercito siriano per riconquistare territori nell’area. Inoltre la Turchia si è ritirata dai posti di osservazione nelle aree della Siria nord-occidentale controllate dal regime ma ha potenziato la sua presenza militare in altre aree circostanti, scatenando così l’ira di Mosca.

Secondo diverse fazioni dell’opposizione, il governo siriano e i Russi si starebbero preparando ad una nuova offensiva e l’incremento della postura militare di Ankara sul terreno potrebbe essere la prova. Di fatto, in tutti questi anni, l’obiettivo di Assad e dei Russi, cioè quello di riconquistare Idlib e le aree circostanti, è venuto meno. La Turchia ha sempre imposto la sua presenza direttamente e indirettamente affidandosi a miliziani dell’opposizione e al nutrito gruppo di Haya’t Tharir al-Sham che detta a tutti gli effetti la sua agenda politica, economica e religiosa, opponendosi a qualsiasi tentativo politico e militare di Assad e Putin di porre sotto il proprio controllo l’area.

OPPOSIZIONE, GOVERNATIVI E LEALISTI SI SCONTRERANNO ANCORA

D’altra parte l’opposizione siriana ha più volte colpito, anche a novembre, le aree in cui operano insieme il regime siriano e i Russi, nel tentativo di sabotare qualsiasi tregua ed eventuali accordi di cessate il fuoco. In particolare, sono state prese di mira zone a sud e a est di Idlib, uccidendo soldati russi e siriani, dando, perciò, chiara prova che l’opposizione armata può essere in grado di dettare legge e di ostacolare i piani a livello governativo. Gli attacchi dell’opposizione si sono verificati per la prima volta a seguito delle affermazioni del vice capo del RUSSIAN CENTER FOR RECONCILIATION OF OPPOSING PARTIES, A. Grinkevich che, parlando dalla base aerea di Khmeimim a Latakia, nella Siria nord-occidentale, ha fatto intendere che lo scopo dei militanti armati è quello di vendicare le azioni dell’esercito siriano su aree abitate nei pressi di Idlib.

L’inizio delle azioni armata dei ribelli siriani è stato accompagnato da bombardamenti russi che hanno colpito città e villaggi, come quelli di Abedeta, Al-Bara e Ehsim, a sud di Idlib e molteplici sono state le violazioni commesse da parte di Mosca e Damasco, secondo l’organizzazione umanitaria non-governativa di RESPONSE COORDINATING GROUP. Nel dettaglio, tra il primo ottobre e l’otto novembre, si sono verificati 314 target mirati, 5 strike aerei e 4 strike con droni, oltre a 25 morti tra i civili nei pressi dei centri abitati. Questo è indice del fatto che molto probabilmente anche nei prossimi mesi non si fermeranno le ostilità tra governativi supportati dai Russi e i ribelli dell’opposizione per il controllo d Idlib.

OBIETTIVI INVARATI

In questi anni gli obiettivi degli attori che operano nel conflitto siriano non sono cambiati. Damasco vuole riportare sotto il proprio controllo la grande provincia di Idlib, tentando di ridurre al massimo il potere e l’influenza dell’opposizione armata, cosa che non è stato possibile attuare. Assad ha più volte mostrato la sua difficoltà nel trattare con Ankara e per questo motivo si è affidata a Mosca per cercare di risolvere l’impasse sul dossier Idlib. Non sarà facile per il presidente siriano esautorare l’opposizione e ottenere il pieno controllo di Idlib e dintorni. Dall’altra parte la Russia, che sostiene Assad nella lotta al terrorismo, ha chiaramente fatto intendere in questi anni di conflitto che riconsegnare i territori siriani nelle mani di Damasco è un calcolo strategico, un modo per aumentare la sua influenza in un teatro in cui si vorrebbe affermare come potenza dominante. Tuttavia ha dovuto fare i calcoli con le proiezioni geopolitiche turche.

Mosca persegue l’obiettivo geopolitico di conquistare alcune città strategiche come quelle di Arihah e rendere l’autostrada M4, che attraversa la Siria dall’Iraq fino a Latakia, la linea di separazione tra la Turchia e l’opposizione armata. E ancora, Mosca intende controllare tale autostrada per ridurre ulteriormente la capacità decisionale di Ankara nel conflitto, quindi sul terreno. La Turchia, invece, nonostante il recente ritiro dai posti di osservazione, non muta la sua presenza geopolitica nel nord-ovest della Siria. Essa cerca di scongiurare qualsiasi tentativo governativo di riprendere il controllo di Idlib, mettendo così in fuga migliaia di civili siriani che si riverserebbero ai propri confini. In aggiunta, tale potenza regionale mantiene il suo controllo nei pressi di Idlib e nella Siria occidentale per evitare che i Curdi siriani possano di fatto allargare la propria influenza in tutto il nord del Paese.

SCENARI

Probabilmente nei prossimi mesi non si fermeranno le azioni militari perpetrare da Russi e governativi e saranno frequenti gli scontri con l’opposizione armata. I gruppi ribelli e Haya’t Tahrir Al-Sham difficilmente si piegheranno ai piani di Mosca e Damasco e quindi continueranno ancora ad ostacolare qualsiasi trattativa diplomatica. La Turchia continuerà a servirsi di tali attori per mantenere la sua presenza nel nord della Siria ma sarà costretta, ancora una volta, a trattare con Mosca che difficilmente le lascerà ampio spazio di manovra, anche in virtù dei recenti avvenimenti nel Caucaso (Nagorno). È da escludere al momento lo scenario che vedrebbe la fine delle ostilità nel nord-ovest siriano e la riconquista del territorio da parte dei lealisti assieme ai Russi.

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