GENDER GAP NELL’ISTRUZIONE, IL CASO SENEGAL

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Garantire che tutti i bambini del pianeta, siano essi maschi o femmine, siano in grado di completare il ciclo di studi elementari e che alle bambine e ai bambini venga garantito un accesso paritario a tutti i livelli dell’istruzione”. Questo è quanto si legge all’interno degli Obiettivi del Millennio, MDGs 2000. Le statistiche rivelano però la presenza di un enorme disparità fra le possibilità di accesso all’istruzione offerte ai maschi e quelle offerte alle femmine. Diversi fattori influenzano tale gap: L’articolo vuole analizzare tali incidenze per poi approfondire il caso del Senegal che, effettivamente, denota una discrepanza fra i dati rilevati e la realtà dei fatti.

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L’educazione e l’istruzione sono state messe al centro delle Carte Internazionali relative alla tutela dei diritti umani, quali strumenti fondamentali per la loro effettiva realizzazione. Già all’interno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 1948, l’articolo 26 poneva l’accento sull’importanza del tema, posizionandolo al centro dello spazio normativo internazionale: ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare dev’essere obbligatoria”.

A garanzia di questo, l’articolo 25 della Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli del 1981 evidenzia come i diritti umani trovino nell’educazione una forte esplicazione. Ma è con il Protocollo alla Carta Africana sui Diritti dell’Uomo e dei Popoli e sui Diritti delle Donne del 2003, che viene sancita la garanzia di una paritaria possibilità di accesso all’istruzione. Quest’ultima deve essere promossa e resa possibile da ogni singolo stato, che deve impegnarsi a “modificare i modelli comportamentali in campo sociale e culturale di donne e uomini attraverso l’istruzione pubblica e le strategie di educazione e comunicazione per l’eliminazione di prassi basate su stereotipi di inferiorità e superiorità di genere”. [1]

L’educazione, quindi, viene ad assumere un ruolo fondamentale anche dal punto di vista giuridico, acquisendo uno spazio normativo che impone agli stati di implementare strategie e organizzazioni tali da poter garantire il libero accesso a chiunque, sia esso maschio o femmina. Detto questo, quindi, è importante capire quali siano le motivazioni per cui, ancora oggi, il continente africano presenti la maggior disparità di genere per quanto riguarda l’accesso all’istruzione.

Se andiamo ad analizzare i dati raccolti nel 2015, gli stati del Sahel riflettono certamente questa criticità, presentando, nella quasi totalità dei casi, un Gender Parity Index inferiore a 1. Tale indice misura i progressi verso la parità di genere nella partecipazione all’istruzione e nelle opportunità di apprendimento disponibili per le ragazze rispetto a quelle disponibili per i ragazzi. Un Gender Parity Index inferiore ad 1 indica una disparità a favore dei ragazzi, mentre nel caso sia uguale ad 1, esso indica una parità piena fra femmine e maschi.

L’unico paese ad aver raggiunto un Gender Parity Index uguale ad 1 è il Senegal. Questo, però, non significa che si possa affermare che vi sia piena parità di accesso all’istruzione. Si deve, infatti, tenere in considerazione che le dimensioni del territorio senegalese sono di gran lunga inferiori a quelle dei paesi circostanti.  Sicuramente, il fatto che nell’aprile 2000 si sia tenuto il World Education Forum nella capitale senegalese, Dakar, riflette l’impegno e la volontà dello Stato di mettersi al centro di questa realtà, facendosi portatore di un modello a sostegno della parità di genere. Ma quanto effettivamente questo impegno e questa volontà vengono trasformati in reali progetti attuativi? Il Forum ribadisce il diritto all’educazione, come uno tra i diritti fondamentali della persona, nonché la necessità di eliminare ogni forma di discriminazione di genere nell’accesso all’istruzione. Nella realtà dei fatti, però, soprattutto all’interno delle aree rurali le discriminazioni nei confronti delle donne sono all’ordine del giorno.

È importante sottolineare che, sebbene per la scuola primaria si sia raggiunto un Gender Parity Index pari a 1, e  quindi una sostanziale parità di genere, in Senegal l’accesso alla scuola secondaria si presenta ancora non paritario. Secondo dati raccolti da questionari Demographic and Health Surveys ( DHS programmes), nel 2018, infatti, mentre il 50% delle bambine vengono iscritte alla scuola primaria, solo il 24,5% frequenta quella secondaria. Lo Stato, infatti, pur mostrandosi come il contesto con la percentuale più alta di investimenti in educazione, deve fare i conti con tutta una serie di problematiche sociali, culturali e strutturali che investono le bambine, soprattutto quelle che iniziano ad entrare nella pubertà.

Fra le cause di abbandono scolastico, infatti, la mancanza di servizi igienici adeguati alle necessità del corpo femminile risulta primaria. In alcune aree rurali, inoltre, il ciclo mestruale viene stigmatizzato e spesso le ragazze sono costrette a non frequentare la scuola per la vergogna provata.  Infine, molto spesso, in queste aree, l’accesso all’istruzione secondaria viene resa ancora più difficile a causa della distanza delle scuole.

E’ In particolare la povertà a frenare le intenzioni delle famiglie e delle madri a iscrivere le figlie a scuola. Come spiega il fondatore del Comitato “1 passo alla volta”, Mist Alassane: “L’unico modo per sensibilizzare le madri è dar loro i mezzi finanziari per poter essere influenzate”. Il tasso di povertà nelle zone rurali del Senegal è ancora altissimo e investe gran parte delle famiglie che vi abitano. Qui manca l’elettricità e “le bambine e le ragazze sono sprovviste di assorbenti igienici e sono costrette a utilizzare foglie o panni, che provocato gravi infezioni vaginali”. “1 passo alla volta” si prefigge di attuare programmi di sensibilizzazione nelle comunità, aiutando le famiglie attraverso la donazione di assorbenti igienici femminili e materiale scolastico. Rappresenta un chiaro esempio di solidarietà e aiuto concreto. 

Le due cause principali di abbandono scolastico, però, sono rappresentate da gravidanza e matrimoni precoci. Ancora oggi, infatti, questi fenomeni rimangono molto diffusi, soprattutto nelle aree rurali. In Senegal ancora il 10 % delle ragazze si sposa prima dei 15 anni. Questo riflette anche su come le scelte educative delle famiglie per i loro figli dipendano spesso dalle aspettative e dai costi dell’istruzione. Molte famiglie che vivono in condizioni di povertà hanno necessità di ricevere la dote derivata dal matrimonio della figlia, privando le ragazze della possibilità di studiare. Pur essendo stata alzata a 18 anni la soglia d’età minima legale per il matrimonio, lo Stato sembra non volere intervenire, attraverso programmi di sensibilizzazione volti ai genitori delle ragazze, per porre fine a questa drammatica realtà. Generare programmi orientati alla parità di genere nell’educazione ha effetti positivi anche sulla crescita economica, in quanto questo agisce direttamente sul capitale umano.

Per questo motivo è nato il progetto “Developpement et application de la Mètodologie Budgetisation Sensible au Genre (BSG) axée sur le Bien-Etre”- Sviluppo e applicazione della metodologia di Gender Mainstreaming in relazione al benessere, realizzato a Kaolack, Senegal. Quest’ultimo si prefigge di porre al centro la prospettiva di genere come base del processo di creazione di programmi d’istruzione, attraverso l’utilizzo del cosiddetto “gender budgeting”, definito dalla Commissione Europea come “strumento principale per l’orientamento di genere delle politiche pubbliche”. Il “gender mainstreaming” è stato definito dall’ONU come il “processo di valutazione delle implicazioni per le donne e per gli uomini di ogni legge, azione o programma”. È quindi, partendo da un’analisi ex ante delle possibili implicazioni e conseguenze delle decisioni pubbliche sui singoli, siano essi maschi o femmine, che si possono ottenere risultati fruttiferi e duraturi.

Fondamentale per le diverse Associazioni che cooperano sul territorio è promuovere localmente l’importanza dell’istruzione femminile. Ne è un esempio il Progetto d’Appoggio all’Educazione Femminile e all’Empowerment delle Donne per uno Sviluppo Locale Inclusivo. Esso si propone di offrire sostegno economico alle madri delle future allieve, promuovendone l’autonomia finanziaria e decisionale, anche attraverso il sostegno all’attuazione della politica di genere del Programma di Miglioramento della Qualità, dell’Uguaglianza e della Trasparenza “PAQUET”, pianificato dal governo del Senegal per il settore dell’istruzione e della formazione nel periodo 2013-2027.

La sensibilizzazione a livello locale delle comunità, soprattutto rurali, nelle scelte educative come alternative sostenibili al lavoro domestico o al matrimonio precoce assume un ruolo primario a livello governativo e per le associazioni coinvolte. Sembrerebbe, però, che il governo non sia prettamente interessato o orientato a investire in educazione. Sempre Mist Alassane sostiene che recentemente siano stati spesi milioni per stadi ed arene per concerti, quando ancora nei villaggi ci sono bambini e bambine che, a causa della mancanza di beni primari, non possono andare a scuola o continuarla. È necessario che il Governo si metta in prima linea nella pianificazione di strategie volte alla reticolarizzazione dell’istruzione paritaria di primo e secondo livello, non solamente quando siano coinvolti enti internazionali o quando siano puntati su di esso i riflettori di tutto il mondo. Risulta difficile immaginare uno scenario diverso e inclusivo nel breve periodo, soprattutto nella circostanza in cui lo Stato continui a non pianificare e, conseguentemente, attuare programmi di sensibilizzazione a favore dell’istruzione delle ragazze.

Note 

[1] Articolo 2, Protocollo alla Carta Africana sui diritti dell’uomo e dei popoli e sui diritti delle donne, 2003

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1 Comment

  1. Un ottimo articolo che lancia la luce sui problemi sulla problematica che a noi dell’Europa non tocca più di persona ma che sicuramente hanno dovuto affrontare le nostri ascendenti. In merito alla risoluzione, bisognerebbe proprio incentivare il governo locale ad impegnarsi sulla soluzione, anche perché le donazioni aiutano solo a “togliere temporaneamente i sintomi ma non a curare la malattia”..

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