QUANDO I PICCOLI SI CREDONO TROPPO GRANDI

E’ successo ancora una volta, si tratta dell’ennesimo veto da parte di alcuni Stati membri, in questioni cruciali e di vitale importanza come il recovery fund e il nuovo bilancio europeo 2021-2027 denominato next generation EU, quest’ultimo così come si evince dal nome dovrebbe conferire un nuovo volto, e proiettare nel futuro l’Unione Europea.

Sono arrivati i veti di Polonia ed Ungheria tramite l’ultima riunione dei 27 Ambasciatori riunitisi virtualmente a Bruxelles. Budapest e Varsavia hanno di fatto bloccato l’approvazione dei due strumenti economici più importanti per l’intera Ue, i quali sono frutto di un compromesso avvenuto dopo mesi di negoziato tra il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e il Consiglio.

Lo scorso luglio di quest’anno erano stati i Paesi Bassi affiancati da Austria, Svezia a Danimarca i così detti paesi frugali, ad opporsi al recovery fund, perché lo ritenevano troppo generoso nei confronti di Italia e Spagna, adesso è il turno di Polonia ed Ungheria le quali sono finite da alcuni mesi sotto procedura di infrazione da parte della Commissione su proposta del Parlamento Europeo, perché non rispetterebbero alcuni dei valori fondamentali sui cui tutta l’Ue poggia le proprie fondamenta, valori sanciti dall’Art. 2 del TUE (Trattato dell’Unione Europea) che appartengono allo stato di diritto, come la libertà di Stampa e autonomia della magistratura.

Il cuore della questione sarebbe che alcuni Stati membri tra cui l’Austria per voce del loro Primo Ministro Sebastian Kurz, vorrebbero legare l’erogazione dei fondi europei a meccanismi di condizionalità sullo stato di diritto, pertanto in questo caso la Polonia e l’Ungheria si vedrebbero private dei fondi europei, in quanto inadempienti, vale la pena di ricordare che la Polonia è il beneficiario numero uno dei fondi Ue, con circa 106 miliardi di euro, seguita da Ungheria con 49,3 miliardi. Varsavia e Budapest sono riuscite a impiegare molto bene i fondi europei, anche rispetto ad altri Stati, e questo ha permesso loro di ammodernare il loro paese.

Tutta l’Unione Europea ha un disperato bisogno di approvare sia il bilancio europeo che durerà per i prossimi 7 anni che il tanto atteso recovery fund, eventuali ritardi metterebbero a rischio non solo l’azione della Commissione Europea la quale senza capitoli di spesa andrebbe in esercizio provvisorio, non potendo così attuare l’agenda politica voluta dalla Presidente Ursula Von der Leyen, ma anche tutti gli Stati del sud Europa potrebbero soffrire per il ritardo degli aiuti economici, trascinando in una possibile recessione tutta l’Eurozona.

Forse che nell’ultimo periodo gli Stati più piccoli dell’Ue si percepiscono come Big? Oppure si sentono sempre in dovere di intervenire bloccando ogni eventuale azione, solo perché quest’ultima va contro i propri interessi nazionali?

Vale la pena sottolineare come Polonia ed Ungheria sia economicamente che demograficamente non hanno i numeri per pesare e contare all’interno dell’Ue, è risaputo che il vero motore europeo è rappresentato dall’asse Franco-Tedesco, nonché dalla forza centripeta che esso esercita su tutti gli altri Stati membri.

Vale ancora una volta la pena di ricordare, che qualunque Stato abbia l’idea e la voglia di aderire all’Unione Europea, un’organizzazione certamente complessa che rappresenta qualcosa di unico nel panorama mondiale, non dovrebbe farlo solo a parole o firmando un semplice trattato di adesione. Far parte dell’Ue significa senz’altro condividere dei valori fondamentali, che appartengono alla cultura occidentale di fare politica e allo Stato di diritto europeo, non si può pensare di entrare in un tale sistema solo per accedere ai cospicui fondi europei per poi continuare per la propria strada, se non altro non è il modo migliore di credere nel progetto e sogno europeo.

Nel diritto internazionale una delle principali norme consuetudinari, generalmente riconosciuta è la formula “Pacta sunt servanda” ovvero i patti vanno rispettati, è ciò che dovrebbero fare in questo caso Polonia ed Ungheria dopo che hanno aderito all’Ue nel lontano 2004. Avere lo status di Stato Membro dell’Ue non è di certo qualcosa di facile o semplice per nessuno, soprattutto per i governi nazionali sempre in cerca di continuo consenso elettorale, ma aderire all’Ue vuol dire in qualche misura cedere sovranità, in favore di una maggiore integrazione e cooperazione tra tutti i 27 Stati membri.

Data l’importanza che rivestono i fondi europei per Polonia ed Ungheria possiamo ipotizzare che sul lungo periodo non è pensabile continuare con la politica del veto, perché questa metterebbe in difficoltà entrambi i paesi, sul breve periodo sia il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e l’ungherese Viktor Orbán vogliono far sapere a tutti i partener europei che i loro Stati contano, e che possono far ritardare l’approvazione  del recovery fund e del bilancio Ue, qualora non si trovi una soluzione adeguata. Spesso e volentieri per un governo nazionale andare contro Bruxelles crea sempre tanto interesse tra i media e l’opinione pubblica.

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguito gli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.

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