LA GRANDE SCONFITTA DELL’IMPERO: LA DISFATTA DI TEUTOBURGO

In questi ultimi giorni su Netflix è stata rilasciata una serie storica molto interessante. Lo sfondo sul quale vengono narrate le vicende dei personaggi è l’occupazione romana della Germania, durante il governatorato di Publio Quintilio Varo. La Germania, a differenza di tutta – o quasi – l’Europa continentale era stata conquistata dai romani.

I germani, invece, che non si indentificavano in un popolo comune ma che erano divisi in una miriadi di tribù, costituivano da sempre una minaccia costante per Roma. Stroricamente, il confine storico che divideva il mondo romano da quello barbaro era costituito dal fiume Reno. A differenza delle altre campagne militari vittoriose – seppure con molte difficoltà, come la conquista della Gallia – i germani (così erano chiamati dai romani) erano molto pericolosi: abitavano terre inospitali e si organizzavano in piccoli gruppi per penetrare all’interno del mondo romano per provocare razzie e saccheggi; questo spingeva i governatori della provincia a stringere delle alleanze più o meno durature con alcuni di essi.

Sotto Augusto, tuttavia, fu deciso di ampliare i confini territoriali dell’impero aldilà del Reno (12 a,C – 9 d.C). L’obiettivo fu quello di portare i confini sul Reno-Danubio, riducendo la dimensione dei confini per un controllo su un territorio più semplice da poter gestire. Furono impegnati in questa guerra Druso, figlio della terza moglie di Augusto e Tiberio. Vennero portate a termine durante questi venti anni una serie di operazioni militari, dal successo alterno, che videro l’alleanza di vari popoli germanici tra di loro per fronteggiare l’Impero e per non essere sottomessi. Nel 6 Tiberio aveva ormai completato l’annessione della Germania settentrionale e quella centrale; tuttavia mancava all’appello la Boemia, la regione dove vi era il potente regno dei Marcomanni. Nell’intenzione di Tiberio questa doveva essere l’ultima campagna prima di poter annettere la Germania definitivamente all’Impero rendendola una provincia. Nel 7, tuttavia, Augusto inviò in Germania come governatore Publio Quintilio Varo, un generale dalle doti diplomatiche assai lacunose che, anche a causa della sua politica fortemente repressiva, finì per accattivarsi l’odio delle genti germaniche, particolarmente ostili al dominio di Roma.

Fu così che nel 9, un esercito composto da 20.000 uomini composto da tre legioni, fu massacrato nel luogo dove ancora oggi vi è la Foresta di Teutoburgo, da una coalizione di genti germaniche coadiuvate da Arminio. Costui era il comandante degli auxiliaria (i germani che venivano assoldati dall’Impero per combattere); egli tradì i Romani e, sfruttando le sue doti da generale, da profondo conoscitore di quegli ambienti così impervi, accerchiò agevolmente le truppe romane e provocò all’Impero una delle più terribili sconfitte della sua storia. L’eco di quella sconfitta ebbe un seguito clamoroso, tant’è che lo stesso Augusto pare si fosse spogliato delle sue vesti e celebre fu il suo grido di sconforto: “«… Augusto quando seppe quello che era accaduto a Varo, stando alla testimonianza di alcuni, si strappò la veste e fu colto da grande disperazione non solo per coloro che erano morti, ma anche per il timore che provava per la Gallia e la Germania, ma soprattutto perché credeva che i Germani potessero marciare contro l’Italia e la stessa Roma». [1]

Fortunatamente per l’Impero, i Germani non organizzarono da subito un’offensiva: a difesa del confine con la Gallia erano rimaste solo tre legioni, e se avessero sconfitto anche quelle probabilmente avrebbero potuto arrivare anche ad attaccare la stessa Roma. Tiberio stesso si occupò – faticosamente – di poter ripristinare l’influenza territoriale ottenuta dall’inizio delle campagne augustee. Molteplici generali e governatori provarono a conquistare l’area, senza ottenere mai il successo sperato: Germanico, Claudio, Domiziano e in minor misura da Marco Aurelio e suo figlio Commodo; nonostante l’enorme espansione portata a termine dall’Impero, la Germania non fu mai completamente soggiogata e i germani costituirono sempre una spina nel fianco per l’Impero.

Note

[1] Cassio Dione, Storia Romana, LVI, 23.1. Per approfondimenti sulla battaglia di Teutoburgo si consultino: Wells, Peter S., La battaglia che fermò l’impero romano, La disfatta di Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo, Il saggiatore, 2010; Livio Zerbini, Le grandi battaglie dell’esercito romano. Odoya, 2015;

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