PERCHÉ LA SITUAZIONE DEL SAHARA OCCIDENTALE È CRUCIALE PER LE RELAZIONI EURO-MEDITERRANEE

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Negli ultimi giorni stiamo assistendo al riaccendersi dei conflitti nella regione del Sahara Occidentale, dopo che il Fronte Polisario, gruppo politico-militare Sahrawi, ha ritirato il proprio impegno al rispetto del cessate il fuoco ONU del 1991. Perché la disputa territoriale del Sahara Occidentale è importante per le relazioni Euro-Mediterranee?

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Un po’ di storia.

La disputa territoriale del Sahara occidentale risale al 1975, anno in cui, attraverso l’Accordo di Madrid, la Spagna pose fine all’amministrazione unica coloniale dell’area, formalizzando un’amministrazione congiunta con il Marocco e la Mauritania. L’area territoriale del Sahara Occidentale è stretta fra il deserto del Sahara ad Oriente e l’Oceano Atlantico ad Occidente. Il territorio occidentale, ricco di minerali e con un mare altamente pescoso, è stato oggetto di contesa, da parte del Marocco e del Fronte Polisario, sin dagli anni precedenti l’Accordo di Madrid. Ovviamente, gli attori coinvolti in tale disputa non sono riducibili solo ai due appena citati: anche la Mauritania e l’Algeria, come vicine, così come la Spagna, in qualità di ex potenza coloniale, sono attori non trascurabili. Tra le tre, la Nazione che più di tutte ha giocato un ruolo importante è certamente l’Algeria. Il triangolo fra Marocco, Algeria e Fronte Polisario risale al 1964, anno in cui il Marocco sottopose un tacito accordo all’Algeria per la cessione di due importanti province al confine (tra le quali Tidouf), a seguito della Guerra della Sabbia: in cambio delle due province, fra le altre cose, l’Algeria avrebbe dovuto schierarsi con il Marocco, piuttosto che con l’allora Movimento per la Liberazione del Sahara Occidentale, e mostrarsi dunque favorevole all’estensione territoriale del Regno marocchino.

Seppure le relazioni ripresero con vigore dal ‘64 in poi, Algeri non supportò mai le pretese marocchine, preferendo invece appoggiare le istanze dei Sahrawi: l’estensione territoriale del Marocco avrebbe comportato una perdita competitiva su molti aspetti, soprattutto economico-commerciali; inoltre, supportare un gruppo parallelo avrebbe significato la possibilità di costituire uno Stato satellite che desse ad Algeri accesso all’Oceano Atlantico. Quando nel 1976 il Fronte Polisario dichiarò la nascita della Repubblica Araba Democratica del Sahara Occidentale, l’Algeria la riconobbe, schierandosi apertamente contro il Marocco, incrinando ulteriormente le loro relazioni diplomatiche. Solo nella seconda metà degli anni Ottanta i due Paesi riuscirono a ripristinare tali relazioni in vista di una nuova forma di cooperazione ed organizzazione regionale: l’Unione del Maghreb Arabo.

L’Unione del Maghreb Arabo

Fondata nel 1989, l’Unione del Maghreb Arabo (UMA) è una organizzazione internazionale che riunisce i cinque paesi della regione maghrebina, nello specifico Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia. L’obiettivo dichiarato dell’UMA è costruire e favorire una cooperazione socio-economica più profonda fra i diversi Stati, promuovendo accordi di liberalizzazione delle tariffe su beni e servizi, così da giungere ad una auspicabile unione doganale (prevista dall’Accordo di costituzione stesso). L’unità di questi paesi, così uguali ma anche così diversi politicamente, è stata possibile solo grazie al ritiro, da parte della Libia prima e dell’Algeria dopo, del proprio supporto al Fronte Polisario e alla non politicizzazione della disputa nelle sedi dell’UMA.

In realtà, il silenzio sulla questione del Sahara Occidentale all’interno dell’UMA non ha fatto altro che aggravare ulteriormente le relazioni già precarie soprattutto fra Marocco ed Algeria. In definitiva, dal punto di vista geopolitico, non può dirsi che l’UMA abbia mai prodotto effetti significativi come quelli sperati dalla stessa Comunità Europea prima ed Unione Europea dopo. In effetti, l’Europa, che già da qualche anno aveva lanciato la Global Mediterranean Policy (1972-73), aveva caldeggiato sin da principio la nascita di questa nuova cooperazione economica regionale, perché convita avrebbe successivamente favorito la nascita di un’Area di Libero Scambio, ampliando così le possibilità economiche dell’area occidentale del Mediterraneo.Purtroppo, le speranze e le attese dell’Europa non si sono mai concretizzate, nemmeno in tempi più recenti, dato lo stallo interno all’organizzazione e nelle relazioni fra Marocco ed Algeria.

 L’Unione Europea e il Sahara Occidentale

Pur comprendendo che al cuore delle problematiche relazioni fra Marocco ed Algeria via sia la questione del Sahara Occidentale, che di fatto riguarda i confini fra le due Nazioni, l’Unione Europea non è mai intervenuta direttamente sulla questione, in termini politici. L’impegno dell’Europa si è concentrato maggiormente sull’erogazione di aiuti umanitari, per un totale di circa €10 milioni di euro per anno, dal 1993, destinati ai campi di Tindouf, avamposto del Fronte Polisario ed anche centro sociale principale dei Sahrawi. Da un lato, il non intervento dell’Unione è certamente dovuto al suo basso profilo diplomatico, così come anche al diretto coinvolgimento delle Nazioni Unite, grazie alla quale si deve il cessate il fuoco del 1991 e il suo lungo periodo di vigenza (almeno fino a questo 2020).

Un altro motivo alla base del scarso ruolo politico dell’Unione si deve alla divisione interna stessa dei Paesi Membri: in linea preponderante, Spagna e Francia sono più propense a sostenere le istanze del Marocco, mentre i Paesi del Nord tendono maggiormente ad appoggiare le richiede del popolo Sahrawi. Questa divisione lascia ancora intendere quanto la politica estera europea sia ancora legata agli interessi e competenze nazionali dei singoli Stati e venga delegata a questi ultimi, soprattutto se sono ex potenze coloniali. Inoltre, altro punto che ha impedito all’Europa di esporsi e propendere maggiormente per un lato piuttosto che per un altro, è lo stretto legame economico-commerciale e diplomatico con il Marocco. Ciò ha spinto l’Unione ad un allineamento diplomatico con le Risoluzioni ONU, che considerano il Sahara Occidentale territorio non autonomo, seppur riconosca il diritto del popolo Sahrawi all’autodeterminazione e alla convocazione di un referendum sulla possibile indipendenza.

Un punto di svolta si è verificato nel 2016, a seguito di una sentenza della Corte Europea di Giustizia che ha dichiarato entrambi gli accordi di commercio e le loro liberalizzazioni (prima l’Accordo di Associazione del 2000 e il successivo accordo di Libero Scambio del 2012 e i successivi dialoghi per un possibile approfondimento degli Accordi) non applicabili ai prodotti del territorio del Sahara Occidentale. Per tutta risposta, le relazioni diplomatiche col Marocco, soprattutto nell’ambito della Politica Europea di Vicinato, si sono raffreddate repentinamente, costringendo l’Unione ad entrare maggiormente – seppur non troppo – nella questione. Dopo alcuni colloqui, sia con la società civile e le imprese locali del Sahara Occidentale, che con le autorità marocchine, nel 2019 è stato deciso di applicare progressive liberalizzazioni sui prodotti provenienti dai territori contesi, attraverso un meccanismo di tracciabilità messo appunto proprio dall’azione congiunta di Marocco ed Unione Europea. 

Stop al cessate il fuoco e possibili conseguenze

Qualche giorno fa, il Marocco ha lanciato un’operazione militare nella zona cuscinetto designata dall’ONU, nella quale è presente l’autostrada principale che collega i commerci fra il Marocco e la Mauritania, così come il resto dell’Africa. Nel corso degli mesi, il Fronte Polisario aveva preso di mira l’autostrada in questione, minacciando i commerci marocchini in Africa. L’operazione del Regno marocchino è stata letta dal Polisario come l’inizio di una nuova escalation e, per tutta conseguenza, ha dichiarato il proprio disimpegno al rispetto del cessate il fuoco, che durava ormai dal 1991. Nel frattempo, la Giordania ha dichiarato il proprio sostegno a Rabat, dicendosi pronta ad aprire un nuovo consolato nei territori contesi, seguendo l’esempio degli Emirati Arabi Uniti.

L’Algeria è stata, di fatto, l’unico Paese a condannare le azioni marocchine a sostegno del Polisario. Ciò si aggiunge comunque a mesi di forte tensione fra le frontiere algerine e marocchine, dovute anche alla pandemia del Coronavirus. Difficile credere che il Marocco dichiari la rottura del cessate il fuoco, essendo la monarchia attuale fortemente volenterosa di un allineamento sempre più marcato alla Comunità internazionale, così come integrata all’economia mondiale ed europea. È pur vero che le crescenti tensioni metteranno nuovamente all’angolo l’auspicata cooperazione fra Marocco ed Algeria e potrebbe, tra l’altro, comportare una più marcata presa di posizione dell’Unione europea sulla questione, sia economica che umanitaria. A soffrirne maggiormente saranno le relazioni Euro-Mediterranee, già fortemente provate dalla crescente instabilità della questione israelo-palestinese, dalle lotte “bianche” nel Mediterraneo orientale e dallo spettro del terrorismo in Europa. Una strategia europea, dunque comune, anche su questa questione che, come abbiamo cercato di illustrare, ha ripercussioni sul Mediterraneo, è necessaria e andrebbe costruita per i prossimi anni, se ancora vuole perseguirsi, dopo 25 anni dalla nascita del Partenariato Euro-Mediterraneo, l’obiettivo delle relazioni, ovvero la creazione di un’area regionale prospera, sicura ed economicamente integrata.

 

 

 

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Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.

Ho incontrato lo IARI per caso, alla ricerca di analisi web su determinate tematiche geopolitiche ed ho deciso di mettermi in gioco come analista. Scrivere è sempre stata una mia grande passione, congiuntamente al grande interesse per la politica e lo studio. Lo IARI mi ha dato la grande opportunità di crescere nella professionalità e nell’accuratezza stilistica e di osservazione, grazie alla profonda fiducia infusaci. Da dicembre 2019 faccio parte della Redazione. È un progetto nuovo, fresco, motivante: giovani laureati, pronti a dare il proprio contributo al mondo!

La macro-area di cui mi occupo all’interno dello IARI è la regione Euro-Mediterranea. Sono rimasta affasciata dalla Storia delle Relazioni Euro-Mediterranee, affrontate durante il percorso di studi. Per questa grande passione sto svolgendo un tirocinio di lavoro presso l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo. Questa nuova esperienza mi ha aperto un modo di possibilità, prospettive e riflessioni. Il Mediterraneo, oggi e da sempre, è teatro culturale fondamentale nello scenario internazionale: è qui che si gioca la battaglia culturale!

Essere analista per me significa poter dare un contributo intellettuale importante al mondo e alla nostra società particolare. Ed è un impegno che parte dallo studio approfondito degli eventi passati e presenti. Lo IARI in questo dà molto supporto!

Ho una passione innata per la storia, la filosofia, la letteratura e la teologia. Tra i miei autori preferiti (tra romanzi e saggi) rientrano Joseph E. Stiglitz, Jacques Le Goff, Fëdor Dostoevskij, Charles Dickens e Gilbert K. Chesterton. Un altro hobby è la musica: strimpello sia chitarra che pianoforte e nutro un grande amore per il jazz e tutte le sue forme.

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