PALESTINA: LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE E’ UNA QUESTIONE DI TERRITORIALITA’?

La Palestina, dal 2015 membro dello Statuto di Roma, difende la sua condizione di ‘’Stato’’ e si mobilita per attivare la Corte Penale Internazionale, sebbene la territorialità della Palestina rimane un affare complesso.

Nel gennaio 2015, il  Prosecutor della Corte Penale Internazionale, International Criminal Court (ICC),Fatou Bensouda, apriva una preliminary examination, ovvero un esame preliminare circa la situazione interna in Palestina. La questione della territorialità, tuttavia, in merito al perseguimento della giustizia internazionale per la Palestina rimane ancora oggi un affare complesso.

L’esame preliminare della Corte Penale Internazionale

L’apertura di un tale procedimento è da considerare come un primordiale step di coinvolgimento, seppur non completamente vincolante, in merito all’indagine e al perseguimento della giustizia internazionale. Questo esame rappresenta una collezione di ricerche sui criteri di procedibilità e, al tempo stesso, una raccolta di informazioni generali riguardanti possibili crimini perpetrati sul territorio. L’esame preliminare è stato incentrato sulla valutazione di presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi, dal 2014 in poi, da Israele nei territori di Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza. L’inizio, quindi, della preliminary examination, nel caso della Palestina,  è stato consequenziale alla sua firma e ratifica dello Statuto di Roma nel 2015, che ne ha sancito formalmente l’adesione. Il coinvolgimento della Palestina ha rappresentato una chiara manifestazione di volontà, da parte del paese, a voler intraprendere un percorso di giustizia internazionale in seno alla Corte, per non lasciare impuniti i crimini commessi dallo Stato di Israele. In aggiunta, la suddetta adesione ha inasprito gli equilibri geopolitici con gli Stati Uniti, notoriamente schierati dalla parte di Israele in merito alle relazioni conflittuali fra i due paesi coinvolti.

Il  22 maggio 2018, la Palestina ha chiesto al Procuratore della Corte di indagare i crimini passati e in corso, nell’ambito della sua giurisdizione, ai sensi degli articoli 13(a) e 14 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Rispettivamente, l’articolo 13(a) incentrato sull’esercizio della giurisdizione della Corte, mentre l’articolo 14 focalizzato sulla possibilità per uno Stato Parte dello Statuto di riferire il caso alla Corte. Quest’ultimo, infatti, prevede che ‹‹uno Stato contraente può deferire al Procuratore una situazione in cui uno o più reati, nell’ambito della giurisdizione della Corte, sembrano essere state commesse chiedendo al Procuratore di esaminare la situazione allo scopo di determinare se uno o più persone dovrebbero essere accusate della commissione di tali crimini››.

Critiche sulla ‘‘statualità’’della Palestina

Una questione abbastanza spinosa, per la Corte, è senza dubbio quella legata al concetto di statualità. Il sistema alla base dello Statuto di Roma prevede la firma e la ratifica da parte di Stati, siamo di fronte, dunque, ad un modello di giustizia imperniato sulla statualità. La firma e ratifica da parte della Palestina hanno sollevato critiche sulla sua effettiva capacità di assumere quelle caratteristiche proprie di uno Stato. La Palestina o Stato della Palestina è, infatti, uno Stato riconosciuto formalmente dalle Nazioni Unite e i territori della Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza sono considerati, dall’organizzazione internazionale, come territori appartenenti, per l’appunto, alla Palestina. Sostanzialmente, tuttavia, vi sono alcune precisazioni: la sovranità dello Stato di Palestina è sostenuta dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, OLP, e ciò è riconosciuto dalla maggior parte degli Stati della comunità internazionale, sebbene la maggior parte del territorio rivendicato sia de facto sotto il controllo di Israele.

Le osservazioni difensive esposte dalla Palestina in merito alle critiche sulla sua statualità si sono basate su alcuni punti fondamentali. In primo luogo, è stato sottolineato che lo Stato di Palestina comprende i territori palestinesi, occupati nel 1967 da Israele, e sui quali si chiede alla Corte di esercitare la sua giurisdizione; in secondo luogo, è stata avanzata l’osservazione, secondo la quale, il Procuratore è competente ad investigare e perseguire i crimini, sotto la sua giurisdizione, anche quando questi o parte di essi ed i suoi eventuali effetti si verificano, sebbene solo in parte, nei territori della Palestina. Infine, la Palestina ha evidenziato la sua condizione di ‘‘Stato’’ soffermandosi sul fatto che il suo accesso e la sua ratifica allo Statuto di Roma, ne sanciscono l’adesione come ‘‘Stato-Parte.’’

L’apertura di un esame preliminare, secondo quando affermato dall’Ufficio del Procuratore, The Office of the Prosecutor, OTP, ha tenuto conto di tutti i criteri statutari previsti dallo Statuto di Roma per l’apertura di un’indagine sulla situazione in Palestina e tali presupposti sono stati rispettati. Dopo le valutazioni del Procuratore Bensouda, che vertevano sulla presenza di prove sufficienti ad indagare sui crimini commessi su quei territori e le considerazioni favorevoli dirette a servire gli interessi della giustizia, è stato chiesto alla Camera Preliminare, Pre-Trial Chamber I, di emettere una sentenza in merito alla questione di giurisdizione e ammissibilità del caso relativo area di competenza territoriale della Corte Penale Internazionale ai sensi dell’articolo 12 (2) (a) dello Statuto di Roma in Palestina.

Alla Camera Preliminare spetta, adesso, un compito difficile, poiché a tale organo si rimanda la decisione sulla possibilità o meno, per la Corte, di esercitare la sua giurisdizione sui territori di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est. La decisione della Camera Preliminare è molto attesa e si dovrebbe avere un responso a breve, forse nei primi mesi del 2021, tenendo conto di alcuni ritardi causati dall’attuale pandemia. È chiaro che, l’attuale condizione in cui versa la Palestina, pone delle difficoltà ragguardevoli: da un parte, infatti, la Palestina risulta essere un territorio occupato ma dall’altra parte, la necessità di affrontare un procedimento in seno alla Corte, risulta essere fondamentale per il paese. La Palestina, dunque, rimane in attesa di vedere finalmente riconosciuto il diritto alla giustizia, mentre ciò che sarà deciso dalla Camera avrà un peso determinante non solo per questo particolare aspetto ma, anche, per gli scenari geopolitici futuri che coinvolgeranno Palestina e Israele.

Federica Gargano

Federica Gargano, classe 1994, dopo aver conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ha proseguito il suo percorso accademico ottenendo una laurea magistrale in International Relations con curriculum in International Studies, un corso di studi interamente tenuto in lingua inglese e conseguito con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi incentrata sul diritto penale internazionale e la crisi dei Rohingya. Scrive per un giornale online ed è attualmente Capo Redattore della redazione di Diritto Internazionale dello I.A.R.I, dove nello specifico tratta argomenti relativi al diritto penale internazionale, diritto internazionale, diritti umani e rifugiati.

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