LA MISTERIOSA MORTE DEL LEADER DI AL-QAEDA

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Secondo quanto riportato da media medio-orientali, Al-Zawahiri, il leader di Al-Qaeda, è morto questo mese per cause naturali. Cosa rappresenta la notizia del suo presunto decesso per le affiliazioni del gruppo terroristico presenti nel mondo?

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L’egiziano Ayman Al-Zawahiri rappresenta una figura centrale nella storia del jihad salafita. Egli è diventato il capo dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda dopo la morte del suo leader storicoOsama Bin Laden nel 2011. La scorsa settimana, media medio-orientali, come Arab News Pakistan, hanno riportato il suo decesso, dovuto a difficoltà respiratorie, avvenuto questo mese in uno dei suoi rifugi situati tra Afghanistan e Pakistan. L’erede di Osama Bin Laden era apparso l’ultima volta in un video diffuso quest’anno in occasione dell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle del 2001, il quale ha rappresentato un evento fondamentale per l’avanzata del jihad globalee i successivi sviluppi in seno alla galassia delle organizzazioni jihadiste salafite presenti in Africa e in Asia.

Al-Qaeda non ha ancora confermato il decesso di Al-Zawahiri. Il che non sorprende, in quanto è tipico dell’organizzazione terroristica non comunicare immediatamente informazioni sulla morte delle sue figure di spicco, in quanto preferisce farlo quando già dispone del nome dei loro sostituti. Al-Zawahiri è stato dato per morto numerose volte nel corso degli anni, ma questa volta le notizie che si rincorrono sembrano confermare il suo decesso. Le recenti dichiarazioni di Barak Mendelsohn all’AFP ci aiutano, per quanto possibile, a venire a capo di questo mistero. ‘’Le agenzie di intelligence pensano che sia molto malato (…) se non è già successo il suo decesso, succederà presto.’’ Il suo possibile successore, secondo quanto riportato dal CEP, potrebbe essere Saif Al-Adel, ex affiliato dell’organizzazione terroristica egiziana Al-Jama’a Al-Islamiyya, molto attiva tra gli anni Ottanta e Novanta, trasferitosi in Afghanistan per unirsi ad Al-Qaeda, arrestato nel 2013 e rilasciato nel 2015 in uno scambio di prigionieri.

Questo non è certo un periodo florido per Al-Qaeda, in quanto altre due figure di spicco del gruppo sono decedute di recente. Abu Muhammad al-Masri è stato ucciso per mano del Mossad questo agosto e Abdelmalek Droukdel, il leader di Al-Qaeda nel Maghreb, in un raid franco-statunitense avvenuto due mesi prima.  Questi avvenimenti potrebbero costringere Al-Qaida a una riorganizzazione interna, tenendo conto delle sue ramificazioni presenti in Africa e in Asia (come in Nord Africa, nel Sahel, in Asia Centrale e nella Penisola Araba). In passato questi gruppi locali hanno giurato fedeltà ad Al-Zawahiri, prendendo le distanze dal sedicente Stato Islamico, preservando tuttavia un certo grado di autonomia rispetto al nucleo centrale di Al-Qaida.

In considerazione di ciò, il vuoto di potere conseguente alla presunta morte di Al-Zawahiri potrebbe generare delle trasformazioni strutturali all’interno della galassia jihadista ideologicamente vicina ad Al-Qaeda, incentivando processi di scissione o fusione in seno alle sue affiliazioni, le quali, attraverso i proventi derivanti da attività illegali, e facendo leva su reti globali di combattenti, vantano di notevoli capacità finanziarie e organizzative. In particolar modo nel Sahel.

 

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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