IL SALVATAGGIO NEL DIRITTO INTERNAZIONALE DEL MARE

Quando uno Stato entra a contatto con una nave, in acque internazionali, quale diritto si applica?

La “legge del mare” disciplina questo insieme a una varietà di situazioni: quali sono i confini costieri, le zone economiche, in che modo è possibile lo sfruttamento e la protezione delle risorse marittime, come riparare i danni all’ambiente marino, cos’è il porto sicuro, e quali sono le responsabilità del capitano. Ma il diritto internazionale del mare è soprattutto utile per chiarire gli obblighi di validità internazionale in merito a salvataggio e assistenza.

Principalmente quando si parla di assistenza nel contesto del diritto del mare si vede che sono codificati i concetti di pericolo e le modalità di ricerca e salvataggio. Le convenzioni da cui discende l’obbligo di salvataggio in mare per il diritto internazionale sono tre: UNCLOS, SAR e SOLAS. Tuttavia si può trovare un loro antecedente nella convenzione di Bruxelles del 1910. Quest’ultima diede il via all’unificazione dei codici in materia di assistenza e salvataggio. Si legge nell’articolo 11 della stessa: “Ogni capitano è tenuto, in quanto lo possa senza serio pericolo per la sua nave, il suo equipaggio e i suoi passeggeri, a prestare assistenza a qualunque persona, anche nemica, trovata in mare, in pericolo di vita.”

Le convenzioni di Amburgo (SAR 1979) e Montego Bay (UNCLOS 1982)

 La convenzione di Amburgo (1979) disciplina le zone SAR (Save and Rescue), cioè determina di chi è la responsabilità del salvataggio in quel tratto di mare internazionale. La definizione di zona SAR nella convenzione è la seguente: “area di dimensioni determinate abbinate ad uncentro di coordinamento e salvataggio”. Entro i limiti di tale zona sono forniti servizi di ricerca e salvataggio, di cui un determinato Stato è responsabile.  Siccome queste zone non si trovano in acque territoriali ma internazionali, le zone SAR vengono stabilite per convenzione tra Stati limitrofi e poi notificate all’IMO (International Maritime Organization).

Nella zona SAR lo Stato ha l’obbligo di predisporre gli strumenti per portare soccorso. Cosa vuol dire? Principalmente significa che lo Stato deve monitorare quelle zone ed essere pronto ad intervenire con equipaggiamento adatto in caso di emergenza. Lo strumento più comune attraverso cui lo fa è la presenza della Guardia Costiera. Per capire come funzionano i confini marittimi, bisogna fare riferimento alla convenzione UNCLOS.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), conosciuta anche come “Montego Bay”, è stata firmata nel 1982 (è entrata in vigore nel 1994).  La messa a punto iniziò qualche decennio prima e il suo testo è il frutto di numerose conferenze delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Con i suoi quasi 400 articoli, rappresenta il tentativo di codificare tutto il possibile contenuto internazionale in merito al diritto del mare e degli oceani. L’hanno ratificata 154 Paesi e l’Unione Europea.La prima parte definisce le differenti zone marittime. Secondo l’UNCLOS il mare territoriale termina a 12 miglia nautiche (circa 24 km) dalla costa, dopo i quali iniziano le acque internazionali. Fra le due si trova la fascia di acque contigue, zona economica compresa tra le 12 e le 24 miglia nautiche  dove si applica il diritto internazionale anche se lo Stato può sfruttare quelle acque a fini commerciali.

Sempre nella prima parte l’UNCLOS definisce gli arcipelaghi, le zone economiche esclusive, il regime delle isole, i fondali marini, il mare chiuso o semichiuso. La seconda parte di UNCLOS parla di attività marine e ricerca scientifica in mare, protezione dell’ambiente, sviluppo di tecnologie marine. Tra i contenuti di questa convenzione, la definizione di assistenza e salvataggio il concetto di “pericolo”: elementi, caratteristiche,  tipologie, involontarietà. L’articolo 98 definisce gli obblighi di soccorso. Tutti gli Stati sottoscrittori nel momento della ratifica si impegnano a obbligare, a loro volta, i propri comandanti a prestare soccorso alle persone e alle navi in pericolo. Accanto all’obbligo commerciale del salvataggio delle navi – per il quale la convenzione riconosce che ci possa essere un valore economico – la UNCLOS stabilisce che al salvataggio di vite umane non può essere dato un prezzo.

Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare (SOLAS 1974)

 Un trattato multilaterale sulla salvaguardia delle persone in mare che codifica il salvataggio delle persone che si trovano involontariamente e per cause di forza maggiore in situazione di pericolo. Fa riferimento ai naufragi e tutte le situazioni simili. Le condizioni necessarie per un soccorso internazionale sono:

  • pericolo
  • utile risultato
  • volontarietà

Inoltre la SOLAS include anche articoli sui soggetti e le operazioni del soccorso. Quando si può decidere concluso il salvataggio? Secondo le convenzioni appena citate, quando si arriva nel porto sicuro, detto anche luogo di sicurezza. Questo luogo deve avere particolari caratteristiche. Ad esempio deve permettere alla persona portata in salvo di poter esercitare i propri diritti.

 Leggi nazionali: il codice della navigazione


Accanto agli obblighi internazionali ogni Stato può applicare il proprio codice della navigazione. Esso prevede una forma “civile”, legata alla navigazione commerciale. In questo caso si intende il salvataggio come un dovere previsto nei contratti, al quale corrisponde un valore economico. Si specifica sempre che il salvataggio di persone  non deve mai avere un prezzo. C’è poi una forma “di “soccorso comandato”: requisizione del naviglio e del personale sul naviglio per portare soccorso alle sole persone. La forma penale del codice della navigazione, invece, impedisce di sottrarsi al comando della nave e sanziona penalmente il mancato adempimento dei doveri di assistenza e salvataggio. La combinazione di diritto nazionale e internazionale, con prevalenza del secondo, definisce quindi gli obblighi sul mare e nel mare. Nel diritto della navigazione il focus è l’integrità della nave più che quella delle persone: quando la nave è in pericolo nella sua integrità, scatta l’obbligo del soccorso. Ma, come già successo in passato, le priorità del diritto internazionale potrebbero cambiare e orientarsi verso una specifica maggiore della tutela delle persone in mare, anche in accordo con le convenzioni dei Diritti Umani.

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