L’ARTICO DEI PAESI SCANDINAVI: ALLA SCOPERTA DELL’ACCORDO TRILATERALE DI FINLANDIA, NORVEGIA E SVEZIA

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Un patto segreto per la difesa reciproca, firmato intorno agli anni ’50 da Svezia,Finlandia e Norvegia. Un patto che, nel sentire comune dei player scandinavi, andava riconfermato e rinnovato, sulla base dei recenti sviluppi internazionali e soprattutto, prendendo in considerazione il ruolo che l’Artico ha assunto negli ultimi anni. È per questo motivo che il 23 settembre, il Ministro della Difesa norvegese Frank Bakke-Jensen, ha incontrato i suoi omologhi: il finlandese Antti Kaikkonen e lo svedese Peter Hultqvist. L’incontro si è tenuto nella base di Porsangmoen nell’estremo nord della Norvegia, allo scopo di firmare un accordo di cooperazione militare trilaterale che ricalcasse il patto segreto di vecchia memoria. Sembra infatti che il nuovo accordo sia nient’altro che un aggiornamento del vecchio patto.

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I dettagli dell’accordo: precedenti e contenuto

L’intesa tra i tre paesi non nasce dal nulla. I primi passi in questo senso, infatti, sono stati mossi già nel 2018. In quell’occasione, un accordo quadro di cooperazione per la difesa nordica (NORDEFCO), ha suscitato entusiasmo tale da considerare l’evento come un primo passo pratico verso la realizzazione di una fitta rete di attività, incentrate sul miglioramento delle capacità difensive e di cooperazione. Al di là delle ipotesi, secondo cui, l’accordo di Porsangmoen non sia altro che l’aggiornamento del patto degli anni ’50, vi è la questione dei contenuti. In primo luogo la difesa, congiunta e diretta, alla base del trilaterale. Sicuramente poi, ampio spazio sarà dedicato alle dinamiche di riorganizzazione del lavoro delle forze armate norvegesi, finlandesi e svedesi, specie in termini di dominio geografico e di copertura dei territori a rischio. Forze di terra ma non solo. Nell’accordo potrebbero esserci le linee guida per coordinare la sorveglianza aerea e la difesa in volo dei territori. Saranno richiesti quindi, maggiori sforzi per il miglioramento dei servizi di comunicazione radio e di ricognizione.

Perché un accordo di cooperazione militare? La causa americana

Nell’Artico, sembra che gli animi si siano scaldati anzitempo. Le tensioni, conseguenti anche al frenetico riarmo di alcuni paesi, non sono ormai un segreto per l’opinione pubblica. Altrettanto palese è lo strapotere di Russia e Cina nelle dinamiche polari; con gli Stati Uniti pronti all’inseguimento per la leadership, c’è poco da stare tranquilli. Certo, Trump ha inviato Mike Pompeo, Segretario di Stato, in tour nel Nord Europa, a cercare accordi con paesi e territori strategici dell’Artico, ma potrebbe non bastare. Pompeo e gli ambasciatori americani, hanno avuto l’onere di riabilitare il ruolo centrale di Washington nell’Alleanza Atlantica; una missione in parte riuscita e, sicuramente vista di buon occhio. Tuttavia, i paesi scandinavi, con l’accordo di Porsangmoen mostrano qualcosa di diverso: diffidenza nei confronti degli Stati Uniti. L’accordo infatti mostra innanzitutto che i tre paesi scandinavi, non intendono affidarsi agli Stati Uniti come unico garante della sicurezza sul piano internazionale. Da qui scaturisce una delle prime motivazioni che hanno dato vita all’accordo, ossia organizzarsi per difendersi da soli. D’altronde, c’è la questione cambiamento climatico che fa pensare molto. Con l’Artico più navigabile a causa del riscaldamento globale, più attori mirano ad ottenere la propria fetta in questa regione. Per questo motivo, gli Stati Uniti potrebbero non essere in grado di esercitare il ruolo egemonico con la facilità tanto auspicata.

Fermare lo strapotere di Cina e Russia

Per Svezia, Finlandia e Norvegia, è molto più probabile che le scelte degli Stati Uniti si rivelino poi, orientate ad opporsi al dominio sino-russo dei mari artici. Quindi, per i tre player scandinavi, meglio fare da soli. D’altro canto, le attività di Pechino e Mosca nell’Artico, sono triplicate, e non solo quelle legate alle risorse. Si moltiplicano infatti, con la stessa velocità, episodi di incursioni militari nella regione, specie da parte dei russi. Proprio negli ultimi giorni infatti, l’esercito russo ha eseguito delle significative operazioni militari, in una zona distante pochi chilometri dal confine norvegese. Il territorio interessato dista molto dalla base di Porsangmoen, dove a settembre era stato siglato l’accordo trilaterale. Una questione, quella della presenza militare russa nell’Artico, che preoccupa da tempo la Norvegia; preoccupazione in aumento se si pensa che, difficilmente il luogo scelto dai russi per l’esercitazione, sia stato casuale e non un “messaggio”. C’è poi l’altra questione, relativa alla paventata ipotesi di una partnership sino-russa nell’Artico, anche in funzione strategica. I due giganti collaborano già alacremente nella regione, ma una cooperazione, anche militare, potrebbe definitivamente chiudere la partita artica. In questo contesto quindi, si trovano Helsinki, Stoccolma ed Oslo, e l’accordo serve in proiezione futura, per non farsi trovare impreparati, qualora dovessero trovarsi tra i due fuochi di grossi player, a quel punto imprevedibili. È chiaro che i tre stati, danno vita all’accordo come una dimostrazione di forza, da dare a sé stessi, più che all’esterno. Tre piccole realtà che reagiscono perché intimidite dall’imprevedibilità statunitense e dalle incursioni russe.

Gli obiettivi e le prospettive future

Ciò che si intende evitare è uno scenario futuro in cui,  Finlandia, Norvegia e Svezia si troverebbero trascinate in una vera e propria disputa locale. Le possibilità in dotazione agli scandinavi, afferiscono tutte alla difesa, in primo luogo dei propri confini. In caso di conflitto, l’intento principe sarebbe preservare gli interessi economici e lo status quo. Tuttavia è ipotizzabile che, nella prospettiva di tensioni sfocianti in conflitto, i player in questione si siano lasciate una piccola scappatoia, per schierarsi con gli Stati Uniti, qualora le cose dovessero mettersi male. L’accordo di Porsangmoen quindi, assumerebbe un significato diverso: guardarsi le spalle a vicenda. Con lo stesso, infatti non sembra che Finlandia, Norvegia e Svezia, vogliano percorrere la strada della strategia difensiva in maniera indipendente. Piuttosto sembrano voler manifestare la capacità di sapersi difendere da soli e collettivamente. All’esterno, questo potrebbe alterare un po’ la concezione che si ha dei tre paesi. Per gli Stati Uniti, non sarebbero più soltanto dei luoghi strategici per l’approdo; per la Russia non sarebbero più soltanto dei piccoli staterelli da intimidire. L’azione collettiva degli scandinavi, in sostanza potrebbe segnare un punto emblematico. Per gli Stati Uniti, la strategia difensiva dei tre stati potrebbe servire a placare gli animi interni, preoccupati per la crescita di Mosca nell’Artico; per la Russia, la maggiore presenza di truppe di terra e forze aeree e marine, presumibilmente aiutate, in minima parte da Washington, potrebbe far avvertire quel tanto di fastidio che basta a Mosca, per rimodulare la propria strategia. In sostanza, la sigla dell’accordo potrebbe, in prospettiva, essere l’ago della bilancia, in grado di mantenere o rompere l’equilibrio nell’Artico.

 

 

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