TRUMP: CONCEDERA’ LA VITTORIA A BIDEN?

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Negli Stati Uniti, la transizione pacifica del potere è un fondamento della società, e in passato, anche durante le elezioni più controverse, la tradizione ha prevalso sulle polemiche elettorali sollevate dai candidati sconfitti.

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Nel 1896, fu il democratico William Jennings Bryan che diede inizio alla tradizione secondo cui, negli Stati Uniti, è il candidato sconfitto alle presidenziali a concedere a vittoria all’avversario con più Elettori. Egli lo fece con un telegramma inviato due giorni dopo le elezioni, mentre lo spoglio era ancora in corso, quando però era ormai chiaro che il repubblicano William McKinley sarebbe risultato vincitore. “Mi affretto a estendere le mie congratulazioni. Abbiamo sottoposto la questione al popolo americano e la sua volontà è legge”, si legge nel telegramma del 5 novembre 1896, inviato da Bryan a McKinley. Questo messaggio ha dato il via alla tradizione che il presidente Donald Trump si rifiuta di assecondare. Su suo profilo Twitter egli ha dichiarato: “Ha vinto solo agli occhi dei FAKE NEWS MEDIA. Non concedo nulla! Abbiamo molta strada da fare. Questa è stata un’ELEZIONE DIRETTA!” Sono molte, tuttavia, le iniziative di Trump che hanno portato ad una vera e propria rottura con le tradizioni e le consuetudini proprie dell’istituzione presidenziale americana.

A differenza dei presidenti recenti, figli dello scandalo Watergate degli anni Settanta, che segnò gravemente la storia della presidenza americana, egli ha deliberatamente ignorato molte delle tradizioni etiche e delle regole della Casa Bianca stabilitesi col tempo. Trump non ha infatti assicurato la separazione netta tra affari personali e istituzionali al fine di evitare conflitti di interesse, non ha evitato l’assunzione di membri della famiglia per incarichi governativi, e l’uso di dipendenti governativi e di proprietà federali per scopi di campagna elettorale. [1] La transizione pacifica del potere è un fondamento della società americana, e in passato, anche durante le elezioni più controverse, la tradizionale transizione pacifica ha prevalso sulle polemiche elettorali sollevate dai candidati sconfitti.

Richard Nixon concesse la vittoria a John F. Kennedy, nel 1960 nonostante il partito democratico fosse stato accusato di manipolazione del voto. Il vicepresidente Al Gore accettò la sentenza della Corte Suprema, secondo cui George Bush avesse vinto le elezioni presidenziali del 2000, nonostante la sussistenza di rilevanti dubbi riguardo l’integrità dei risultati ottenuti dal candidato repubblicano in Florida. In ogni caso, la costituzione degli Stati Uniti non fa menzione di come un presidente debba essere rimosso, qualora perda le elezioni e si rifiuti di cedere il potere al suo avversario. Tuttavia, è probabile che un’intensa pressione politica da parte del Congresso e dell’opinione pubblica costringeranno Trump a lasciare il suo incarico a tempo debito. Lo scenario in cui Trump si rifiuti in ogni modo di lasciare la Casa Bianca sarebbe infatti decisamente bizzarro. Perciò, è possibile affermare che, anche qualora Trump non concedesse mai la vittoria a Joe Biden, come sempre negli Stati Uniti, il sistema prevarrà ed accompagnerà Trump alle porte della Casa Bianca, assicurando una quanto più possibile fluida transizione del potere. [2]

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