LE NUOVE POLITICHE ANTI-CURDE IN IRAQ

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La recente crisi economica in Iraq, dovuta all’abbassamento dei prezzi del petrolio, alla pandemia globale da Covid-19 e all’intensificarsi degli scontri contro lo Stato Islamico, ha portato il Consiglio dei Rappresentanti a passare una nuova legge fiscale/economica in Parlamento. La direttiva introduce una nuova prassi per l’utilizzo di fondi statali ed internazionali per aiutare il settore pubblico e quello privato, ma nessuna risorsa è devoluta al Governo Regionale del Kurdistan, dimostrando come ancora una volta il governo di Baghdad escluda la popolazione curda. Questa analisi vuole analizzare le conseguenze di quesdellata nuova proposta legislativa, sottolineando come i rapporti tra Erbil e Baghdad si stiano lentamente deteriorando.

 

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Erbil vs. Baghdad

Erbil, la capitale del Governo Regionale del Kurdistan, viene spesso discriminata dal governo di Baghdad ed esclusa dalla prassi legislativa, nonostante la Costituzione del 2005 predisponga che le due capitali abbiano gli stessi poteri. La recente legge fiscale, che omette il Kurdistan dal recepire fondi, obbliga la regione anche a consegnare il guadagno annuo dall’esportazioni di petrolio a Baghdad, confermando come non vi sia nessuna uguaglianza tra i due governi, e che ancora una volta Baghdad introduca direttive che boicottano direttamente i curdi. Non è la prima volta che Erbil viene posta al margine, infatti, anche quando i peshmerga erano impegnati nella guerra contro lo Stato Islamico (2014), Baghdad decise di aggiungere allo stipendio delle milizie iraniane coinvolte nel conflitto un 3% in più come ringraziamento, lasciando i peshmerga senza stipendio. Questo esempio fa riferimento all’ultimo decennio, ma tornando indietro si possono elencare altre occasioni come quelle accadute tra il 1987 e il 1988. In questi anni il governo di Baghdad dislocò migliaia di curdi a sud dell’Iraq, spesso minacciandoli e uccidendoli, per evitare che la cultura curda si rafforzasse in un territorio unico. Un altro esempio sono le torture e le campagne di pulizia etnica, come riportato da Human Rights Watch, perpetrate da Saddam Hussein. Oltre a questi eventi, vi sono altri che hanno, negli anni, continuato a deteriore i rapporti tra i due governi centrali. Nonostante l’obbligo parlamentare di rispettare i territori dei due e il conseguente principio di sovranità, Baghdad continua ad ignorare questo intento e la recente legge fiscale ne è l’ennesima prova.

 

La nuova legge fiscale

Come elencato precedentemente, sono diversi i problemi economici che hanno portato il Consiglio dei Rappresentanti a presentare questa nuova legge fiscale, uno tra tanti la pandemia globale da Covid-19. Malgrado le nobili intenzioni della riforma, Baghdad non detiene il potere decisionale sulla produzione di petrolio nel Kurdistan Iracheno. Infatti, l’articolo 112 della Costituzione del 2005, sottolinea come la regione curda abbia la sovranità sui propri terreni ed il diritto di esplorazione ed esportazione del proprio petrolio. Questo articolo ha causato molti scontri con Baghdad, che ancora oggi rinnega il diritto di sovranità territoriale al governo di Erbil, tanto che già nel 2014 l’allora Primo Ministro Al-Maliki, durante i mesi più caldi della guerra contro lo Stato Islamico, tagliò il budget federale al Kurdistan Iracheno. Questa scelta, fortemente incostituzionale, ha scaturito forti rappresaglie curde contro Baghdad causando anche una rivolta interna al parlamento, sebbene i fondi non siano mai stati rinstaurati. Anche per questo motivo, Erbil ha iniziato ad esportare la propria produzione di petrolio ignorando la prassi che richiede l’autorizzazione di Baghdad, in modo tale da trovare altre forme di guadagno statale.

Il Governo Regionale del Kurdistan, oltre ad essere vittima dei giochi di potere economici di Baghdad, è anche perseguitato politicamente e militarmente. L’Iran, che ha appoggiato l’introduzione della nuova legge fiscale, ha sempre boicottato qualsiasi proposta curda – come nel 2017 quando venne votato il referendum costituzionale che avrebbe introdotto maggior indipendenza per il governo curdo -, mentre cerca, ancora oggi, di vendere armi ai peshmerga per combattere contro i curdi iraniani esiliati in Iraq. Inoltre, sempre l’Iran, viene ritenuta complice della Turchia per gli attacchi militari recentemente avvenuti ai loro, che oltre a fare molte vittime, hanno causato rivolte. In tutte queste situazioni, si può notare l’assenza totale del governo centrale di Baghdad, che più volte, in occasioni analoghe, ha deciso di non intervenire e di lasciare al Kurdistan iracheno la responsabilità di difendere i confini.

 

Che futuro per i curdi iracheni?

Rispondere a questa domanda non è semplice, specialmente considerata la nuova legge fiscale che mette a repentaglio la Costituzione del 2005. Infatti, questa Costituzione risulta essere l’unico documento, ad oggi, che riconosca la popolazione curda in Iraq, la sovranità territoriale e il governo di Erbil. Nonostante essa venga spesso violata da Baghdad, i principi fondamentali sono rispettati da ambi le parti e ciò protegge, minimante, la popolazione da ulteriori soprusi di potere. Il futuro dei curdi iracheni rimane però incerto. Il Governo Regionale del Kurdistan ha sempre goduto dell’appoggio militare e politico dell’occidente, e specialmente degli Stati Uniti d’America. Malgrado le politiche dell’amministrazione Trump che, negli ultimi anni, hanno ignorato gli alleati storici in Medio Oriente, la situazione potrebbe cambiare grazie al nuovo Presidente-eletto Joe Biden, che ha dichiarato di voler aiutare i propri alleati omessi dalla politica estera del suo successore. Infine, è importante sottolineare che Baghdad non sarà mai l’unico “nemico” del Kurdistan iracheno, dato che la Turchia e l’Iran, oltre allo Stato Islamico, risultano essere altri due paesi fortemente opposti all’unione curda e alla loro indipendenza regionale, boicottando così qualsiasi manovra governativa a loro favore.

 

 

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