LA SITUAZIONE IN ETIOPIA SEMPRE PIÙ FUORI CONTROLLO

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Continuano gli scontri in Etiopia, in seguito alle tensioni esplose la prima settimana di novembre quando il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha deciso di ordinare un’offensiva militare contro il governo del Tigrè.

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La decisione sarebbe avvenuta in seguito all’attacco compiuto dalle forze del governo locale ai danni di alcuni soldati dell’esercito federale che si trovavano nella caserma principale di Macallé, la capitale della regione del Tigrè. È chiaro che la situazione non è altro che la conseguenza di mesi di tensioni tra il governo federale e il governo locale, destinate ad esplodere. Il conflitto però rischia adesso di diventare insostenibile. Domenica, infatti, le forze locali del Tigrè avrebbero lanciato dei razzi contro Asmara, la capitale dell’Eritrea. La motivazione starebbe nel fatto che secondo il Fronte di liberazione del Tigrè, i soldati eritrei stanno partecipando al conflitto sostenendo l’esercito del governo federale. Tuttavia il governo eritreo ha negato il coinvolgimento delle truppe in Etiopia al fianco del governo federale, mentre Addis Abeba ha rivendicato la conquista della città di Alamata, che si trova a 120 km a sud del capoluogo tigrino Macallé. Nonostante, quindi, al momento non sia possibile definire con certezza la situazione, quel che è certo è che l’eventuale partecipazione dell’Eritrea nel conflitto potrebbe avere gravi ripercussioni. Il rischio infatti potrebbe essere quello di estendere le tensioni al di là dei confini etiopi coinvolgendo l’intero Corno d’Africa. Inoltre rischia di diventare insostenibile anche la situazione umanitaria. Secondo i media, le vittime accertate sarebbero almeno 500 ma è chiaro che è impossibile conoscere il numero esatto. Inoltre non è possibile accedere ad alcuna informazione sull’attuale situazione del Tigrè  tutti i collegamenti sono stati bloccati. Il numero degli sfollati, nella regione, avrebbe però già raggiunto i 25mila. Numerose famiglie infatti sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti per rifugiarsi nei Paesi vicini.

 

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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