QATAR AIRWAYS VERSO UN RISARCIMENTO MULTIMILIONARIO?

Qatar Airways Group Q.C.S.C., proprietario e gestore di Qatar Airways, nel luglio scorso ha avviato quattro arbitrati internazionali di investimento contro Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Arabia Saudita ed Egitto. A partire dal 2017, i quattro Stati convenuti hanno imposto un blocco aereo, marittimo e terrestre contro il Qatar. Gli arbitrati sono volti a ottenere una compensazione per le azioni degli Stati fautori del blocco che avrebbe avuto lo scopo di rimuovere Qatar Airways dai loro mercati. Qatar Airways chiede almeno 5 miliardi di dollari agli Stati convenuti a titolo di compensazione per i danni lamentati.

Il 5 giugno 2017 scoppiava la cosiddetta “crisi del Golfo” con l’imposizione da parte di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain e a carico del Qatar di un embargo diplomatico, economico e logistico. Alla base dell’embargo l’accusa di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Doha ha sempre respinto le accuse, pur mantenendosi in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai paesi promotori dell’embargo. La rappresentante permanente del Qatar alle Nazioni Unite, l’ambasciatrice Alya bint Ahmed al-Thani, nel corso di un incontro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 22 luglio scorso, ha ribadito la volontà di Doha di risolvere la crisi con mezzi pacifici e diplomatici.

Sosteneva, in particolare, come il blocco fosse ingiusto e violasse la Carta ONU, così come i principi del diritto internazionale e altri accordi internazionali, oltre a danneggiare gli interessi dei popoli coinvolti. Le misure adottate dai paesi fautori del blocco hanno colpito pesantemente Qatar Airways, la compagnia di bandiera qatariota, bloccandone le operazioni locali, distruggendo il valore degli investimenti e causando danni diffusi alla sua rete globale. Le misure includono, tra l’altro, la chiusura dello spazio aereo e la revoca delle licenze e dei permessi della compagnia per operare nei rispettivi territori. Queste misure persistono fino ad oggi e continuano a incidere negativamente sulle finanze di Qatar Airways.

Background: l’ICAO e la decisione della Corte Internazionale di Giustizia

Il 4 luglio 2018, Bahrein, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti depositavano presso la cancelleria della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) un ricorso congiunto contro la decisione del Consiglio dell’International Civil Aviation Organization (Consiglio ICAO) del 29 giugno 2018 nell’ambito del procedimento avviato dal Qatar il 30 ottobre 2017 ai sensi dell’articolo 84 della Convenzione sull’aviazione civile internazionale. Secondo il ricorso tra il 2013 e 2014, dopo anni di attività diplomatiche, gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo avevano adottato una serie di strumenti e impegni, indicati collettivamente come gli accordi di Riyadh, in base ai quali il Qatar “si impegnava a cessare di sostenere, finanziare o ospitare persone o gruppi che presentano un pericolo per la sicurezza nazionale, in particolare gruppi terroristici”. I ricorrenti sostenevano che il 5 giugno 2017, dopo che il Qatar aveva mancato di rispettare gli impegni assunti con gli accordi di Riyadh, gli stessi avevano adottato una serie di contromisure con l’obiettivo di indurre il Qatar a conformarsi.

Tra queste misure vi erano le restrizioni dello spazio aereo sugli aeromobili registrati in Qatar.Il 30 ottobre 2017, il Qatar presentava al Consiglio ICAO due istanze contro i paesi del Golfo i quali sollevavano due obiezioni preliminari sostenendo che il Consiglio ICAO non avesse giurisdizione sulle rivendicazioni presentate dal Qatar, o, in alternativa, che le richieste fossero inammissibili. Con due decisioni rese il 29 giugno 2018, il Consiglio ICAO respingeva queste obiezioni. I paesi fautori del blocco presentavano quindi innanzi alla CIG tre motivi di impugnazione:

  • il primo con il quale contestavano le decisioni del Consiglio ICAO in quanto pronunciate secondo una procedura “manifestamente viziata e in violazione dei principi fondamentali del giusto processo e del diritto al contraddittorio”.
  • il secondo e il terzo affermando che il Consiglio ICAO avesse commesso un errore di fatto e di diritto nel respingere, rispettivamente, la prima e la seconda obiezione preliminare alla giurisdizione.

Le udienze pubbliche si sono svolte nel dicembre 2019 e la Corte ha emesso la sentenza il 14 luglio 2020 respingendo il ricorso. La CIG ha confermato la giurisdizione del Consiglio ICAO per esaminare qualsiasi disaccordo relativo all’interpretazione e all’attuazione della Convenzione di Chicago del 1944 e dell’Accordo di transito sui servizi aerei internazionali.

La reazione di Qatar Airways Group Q.C.S.C.

Il 22 luglio 2020 la compagnia aerea di bandiera del Qatar, Qatar Airways, ha annunciato di aver avviato quattro arbitrati internazionali di investimento, contro Abu Dhabi, Manama, Riad e Il Cairo, allo scopo di ottenere una compensazione pecuniaria per i danni subiti in ragione dell’embargo, pari ad almeno 5 miliardi di dollari. In particolare, per la compagnia aerea, i quattro Stati avrebbero imposto un blocco illegale nei confronti di Doha, con l’obiettivo di rimuovere la Qatar Airways dai loro mercati, comprometterne gli investimenti e danneggiarne la rete globale di operazioni. Tutto ciò, si risolveva, nella pratica, nella confisca degli investimenti, nel divieto alla compagnia aerea di sorvolare lo spazio aereo nei quattro paesi fautori del blocco, nella chiusura degli aeroporti e nella revoca delle licenze, nonostante, per anni, Qatar Airways abbia effettuato ingenti investimenti nei territori di riferimento e trasportato centinaia di migliaia di passeggeri e merci da e verso ciascuno di essi. Secondo il CEO della Qatar Airways, Akbar al-Baker, la decisione degli Stati convenuti ha rappresentato una violazione delle convenzioni dell’aviazione civile e di diversi accordi internazionali tra i quali:

  • l’accordo d’investimento dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC);
  • l’accordo d’investimento arabo;
  • il trattato d’investimento bilaterale tra lo Stato del Qatar e l’Egitto.

In ragione di quanto sopra, vista la crisi senza risoluzione da circa tre anni, al-Baker, annunciava di aver intrapreso la via arbitrale per salvaguardare i diritti della compagnia e ottenere una compensazione per i danni lamentati e dichiarava quanto segue: “La decisione degli stati che hanno imposto il blocco, impedendo a Qatar Airways di operare nei loro paesi e di sorvolare il loro spazio aereo, è una chiara violazione delle convenzioni dell’aviazione civile e di diversi accordi vincolanti di cui sono firmatari. Dopo più di tre anni, gli sforzi per risolvere la crisi in modo amichevole attraverso il dialogo non hanno dato alcun risultato e abbiamo preso la decisione di emettere avvisi di arbitrato e perseguire tutti i rimedi legali per proteggere i nostri diritti e garantire un pieno risarcimento per le violazioni. Gli Stati che hanno applicato il blocco devono essere ritenuti responsabili delle loro azioni illegali nel settore dell’aviazione, il che include il mancato rispetto degli obblighi derivanti dagli accordi bilaterali, dagli accordi multilaterali e dal diritto internazionale”.

Gli avvisi di arbitrato chiariscono che, attraverso le misure contro Qatar Airways, gli Stati che hanno imposto il blocco hanno violato gli obblighi previsti dagli accordi, anche espropriando, non proteggendo o garantendo adeguatamente gli investimenti di Qatar Airways, discriminando la compagnia e non assicurando un trattamento giusto ed equo al vettore e ai suoi investimenti. Qatar Airways è la seconda maggiore compagnia aerea in Medio Oriente dopo Emirates. La società dispone di una flotta di 250 velivoli, ma, dall’inizio dell’embargo, sono state registrate perdite per centinaia di milioni di dollari. Non da ultimo, la Qatar Airways ha risentito delle conseguenze della pandemia di coronavirus, ritrovandosi costretta a ridurre il proprio personale e a bloccare l’acquisto di alcuni velivoli, tra cui Airbus e Boeing, per il 2020 e 2021.

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