POLIZIOTTO CATTIVO: NIENTE PIÙ FONDI AI PAESI CHE VIOLANO LO STATO DI DIRITTO

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Il 5 novembre scorso, due degli organi più importanti dell’intero corpus istituzionale europeo, si sono accordati per modificare il meccanismo che punisce la violazione dello Stato di diritto nei Paesi membri. Il Parlamento e il Consiglio Europeo, in via provvisoria, hanno cioè disposto che l’Unione non finanzierà i piani di ripresa dei Paesi che, con i loro comportamenti, metteranno in pericolo i valori democratici dell’UE, sospendendo i fondi del bilancio a lungo termine.

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Non si tratta a dire il vero di una proposta del tutto nuova. Già da tempo la lentezza -e la scarsa effettività- delle decisioni in merito alle violazioni dei principi dell’Unione aveva messo in luce la necessità di ricorrere con maggior vigore a una politica c.d. “del poliziotto cattivo”. Si pensi ad esempio ai casi macroscopici della Polonia o dell’Ungheria. Dopo gli ultimi casi verificatisi anche durante il primo lockdown, cioè i riferiti casi di censura alla stampa del governo Orban, l’Unione si è finalmente attivata a garantire maggiore tutela allo Stato di diritto. Ma cosa si intende con questo concetto? Sebbene possa sembrare nebuloso, il riferimento normativo è chiaro: si tratta dell’Art. 2 del Trattato sull’Unione Europea, che essendo trattato fondamentale dell’Unione, incide direttamente sulle legislazioni degli Stati membri. Le caratteristiche citate dall’articolo in commento sono:

  1. Indipendenza degli organi giudiziari;
  2. La possibilità dei cittadini di monitorare l’operato del governo;
  3. La libertà di stampa;
  4. La trasparenza in generale, in particolare nella lotta alla corruzione alle frodi e all’evasione fiscale.

In sostanza, tramite la cooperazione degli organi dell’Unione, che con raccomandazioni specifiche ai singoli Stati membri potranno prevedere un ciclo più o meno lungo di monitoraggio sul rispetto dello Stato di diritto, fino ad un massimo di nove mesi, e la Commissione, quest’ultima potrà procedere all’attivazione del meccanismo che vincola l’emissione dei fondi e la partecipazione al bilancio al rispetto dell’articolo 2. Il Consiglio, dopo la segnalazione avrà un mese di tempo per attivare le misure proposte.

Ci si auspica che questo sia un segnale forte verso i governi che non intendono rispettare le regole di un organismo al cui interno sono però inseriti, visto che le loro numerose violazioni sono palesi agli occhi del complesso della comunità internazionale, e rischiano di minare dall’interno le fondamenta dell’Unione.

 

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