LA SCONFITTA DEL COVID19 IN TANZANIA: UNA STRATEGIA MERAMENTE ECONOMICA?

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La dichiarazione della sconfitta del Covid-19 in Tanzania sembra essere una decisione puramente economica, ma un’analisi più accurata mostra come essa sia parte di una strategia populista a favore di uno status quo in un Paese dove il divario economico-sociale tra la popolazione rischia di minare il potere del partito principale.

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Il 28 ottobre si sono tenute le elezioni presidenziali in Tanzania, esse hanno determinato la rielezione del Presidente in carica dal 2015, John Magufuli, per il suo secondo mandato. L’opposizione ha immediatamente accusato il CCM (Chama Cha Mapinduzi, partito di Magufuli) di aver vinto grazie ai brogli elettorali. L’opinione internazionale si è mostrata concorde con il principale partito dell’opposizione.

Basandosi però sulla repressione da parte del CCM nei confronti dell’opposizione, che ha caratterizzato tutta la durata del primo mandato elettorale di Magufuli, né la sua rielezione né l’elevata probabilità di brogli elettorali possono essere definiti una sorpresa. All’interno di questa cornice, in cui l’esito delle presidenziali sembrava essere già scritto sin dall’inizio della campagna elettorale, sorge spontaneo domandarsi perché sia stato necessario sostenere, senza fornire dati che avvalorassero la dichiarazione del Presidente, che la Tanzania si fosse liberata del Covid-19 a maggio, visto che un’eventuale smentita non avrebbe giovato la campagna elettorale del CCM.

La sconfitta del Covid-19 come strategia economica

Dal 29 aprile in poi, quando sono stati dichiarati 509 casi di Covid-19 nel Paese e 21 decessi, il Governo ha smesso di pubblicare le statistiche nazionali relative alla diffusione della Pandemia e da maggio il Governo ha riaperto scuole, ristoranti e voli internazionali. Nonostante sia stato possibile smentire l’assenza del virus nel Paese, a causa dell’elevato numero di camionisti tanzaniani che sono risultati positivi al confine con Uganda e Rwanda, o alla morte di tre membri del Parlamento di cui non sono state dichiarate le cause, Magufuli ha mantenuto la sua posizione. Inoltre, se in principio sono stati vietati gli assembramenti, in vista della campagna elettorale le manifestazioni sono state nuovamente permesse e l’uso della mascherina da obbligatorio è diventato facoltativo.

Dal punto di vista economico, la linea negazionista adottata è comprensibile. La scelta di prolungare le misure adottate a marzo nel Paese, in linea con quelle adottate a livello internazionale e comprendenti la chiusura delle scuole,il blocco dei voli internazionali e l’imposizione della quarantena ai turisti in entrata, avrebbe peggiorato le condizioni economiche della popolazione. Il grande divario economico tra le diverse fasce della popolazione associato a un alto livello di povertà è infatti alla base dello scontento degli elettori del CCM e quindi un punto critico in vista delle elezioni che si sarebbero tenute il 28 ottobre. Magufuli ha così dichiarato “la nostra economia viene prima della lotta al Covid-19”,”al fine di accrescere il consenso di una popolazione urbana sempre più consapevole dell’incapacità del Governo di migliorane le condizioni di vita.

La crescita economica è il punto cardine del progetto di Magufuli di rendere la Tanzania un Paese donatore e non più bisognoso di aiuti. Essa si basa, da ormai cinque anni, su metodi anacronistici e fallaci. I fondi internazionali vengono investiti nella costruzione di infrastrutture che determineranno un guadagno solo nel lungo periodo inoltre, il Paese punta sull’industrializzazione in campo metallurgico e tessile, seppur vi sia la consapevolezza che le industrie cinesi e indiane sul territorio siano troppo competitive. Di fronte a questi insuccessi, mai dichiarati tali da Magufuli, si presenta quindi la necessità di non aggravare la situazione economica delle masse con chiusure localizzate volte a frenare la pandemia.

La sconfitta del Covid-19 come strategia populista

 Partendo dal presupposto che il populismo sia adottato esclusivamente dall’opposizione al fine di unire le masse contro le élites al governo, viene spesso sostenuto che Magufuli non possa essere definito populista in quanto leader. Tuttavia, il caso della Tanzania risulta particolare. È vero che è l’opposizione ad aver abbracciato per prima una strategia populista, ma Magufuli ha fatto lo stesso al fine di contrastare il rischio di una perdita di consensi. Nel 2015 si è candidato alle elezioni ponendosi come un outsider del partito, nonché un uomo del popolo stanco delle élites corrotte alla guida del Paese. Il messaggio economico trasmesso è eclettico e si basa sulla piena occupazione e la fornitura di servizi, argomenti a cuore delle fasce più povere della popolazione e il successo del Presidente è largamente basato sul suo carisma. Il regime, negli ultimi cinque anni, è passato da “democratico” ad autoritario, ma questo non ne cancella l’accezione populista.

Al fine di sconfiggere il Covid-19 Magufuli ha invitato la popolazione, sia cristiani sia musulmani, a pregare. Ha dichiarato “Il coronavirus, che è il diavolo, non può sopravviere nel corpo di Cristo e brucerà all’istante”. Chi si fosse ammalato si sarebbe curato, a casa, grazie a erbe naturali e spezie. Durante il primo mandato presidenziale si è assistito a una progressiva identificazione della Nazione col CCM e con la figura dello stesso Presidente. Da un punto di vista populista, dichiarare che la pandemia sia stata sconfitta grazie alle preghiere del popolo e dello stesso Magufuli significa che quest’ultimo ha fornito la chiave per la liberazione, ma anche che ha fatto la sua parte come un qualunque membro del popolo.

Dichiarare la sconfitta della pandemia non è quindi una strategia puramente economica, ma rientra nella più ampia retorica populista. In quanto leader populista Magufuli deve sottolineare il proprio impegno nel garantire la piena occupazione e la fornitura di servizi. Ma l’incapacità del sistema sanitario di poter far fronte al Covid-19 è palese, così come è conosciuta la mancanza di un servizio di welfare in grado di compensare i mancati guadagni dei lavoratori in regola. Senza contare che l’economia sommersa rappresenta l’unica fonte di introiti della maggior parte della popolazione, popolazione che sarebbe esclusa anche da un già fallace sistema di aiuti. Il Governo non avrebbe le risorse per ammortizzare la crisi economica derivante dalla chiusura delle attività e soprattutto da un calo dei turisti. Il Paese è inoltre carente di strutture sanitarie adeguate o medici competenti, e solo un ristretto numero di persone avrebbe accesso alle cure mediche. Ammettere l’esistenza della malattia significherebbe mettere in luce l’inadeguatezza del governo nel tutelare quelle fasce della popolazione di cui non è possibile perdere il consenso.

Un altro punto di lettura chiave è l’intenzione di innalzare la Tanzania a Paese donatore. La posizione di Paese del terzo mondo viene spiegata con l’accusa all’Occidente e alla Cina di aver espropriato la Nazione del diritto di sfruttare le proprie materie prime. La povertà viene spiegata come una conseguenza dell’egoismo occidentale. Ne deriva la necessità di discostarsi dalle linee adottate durante la Pandemia dai Paesi dell’UE o dalla Cina anche per sottolineare la lontananza ideologica dai propri sfruttatori. Questo atteggiamento negazionista è spinto dalla necessità dell’attuale Presidente di mantenere l’appoggio della popolazione più povera e urbana. Dichiarare che l’economia venga prima della pandemia nasconde, sottoforma di mero interesse economico per la trasformazione della Tanzania in un Paese economicamente rilevante a livello internazionale, la costante necessità di tenere in piedi un Governo che, nonostante le apparenze, perde stabilità.

L’incapacità del CCM di apportare reali cambiamenti positivi nel Paese è chiara da tempo e la scelta di un Presidente esterno al partito nel 2015 è la dimostrazione del tentativo di mantenere il potere apportando cambiamenti esclusivamente di facciata. L’autoritarismo e la repressione dell’opposizione e della libertà di espressione congelano temporaneamente una situazione sociale che metterebbe a repentaglio quello che è, di fatto, un regime a partito unico. Il populismo, espresso sia in ambito economico sia sociale, serve ad evitare che fenomeni internazionali (dalla crescente globalizzazione a un’improvvisa pandemia mondiale), offrano finestre di cambiamento della realtà sociale. Finché il popolo si identificherà col Presidente, uomo comune che combatte per i più poveri contro le élites usurpatrici, il CCM resterà al potere. Questo a scapito, ormai dal 1995, di una reale crescita economica e di un reale innalzamento delle condizioni di vita della popolazione.

 

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