INTERNATIONAL MARITIME ORGANISATION: DALLA NORVEGIA UNA PROPOSTA DI REGOLAMENTO

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L’IMO si riunisce per vietare l’utilizzo di carburanti pesanti entro il 2029. La Norvegia pensa di poter fare di meglio

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La Norvegia ed il dibattito sull’utilizzo del Idro Fluoro Olefine (HFO) intorno alle Isole Svalbard. Una questione che da qualche tempo sta interessando l’agenda norvegese.  Il momemtno della discussione è propizio ma non casuale: l’International Maritime Organisation (IMO) dovrebbe infatti definire, una proposta per predisporre il divieto dell’utilizzo di oli combustibili pesanti nell’Artico. Una scelta doverosa in funzione della questione inquinamento e riscaldamento globale. La Norvegia, tuttavia, deve aver pensato che questo provvedimento non sarà sufficiente, tanto è vero che ad Oslo si discute di misure ancora più restrittive in merito all’utilizzo di questi combustibili.

Oggetto dell’interesse norvegese sono le Isole Svalbard, dove, le autorità governative centrali intendono tenere un occhio di riguardo. Nell’arcipelago comunque, l’utilizzo di HFO è stato vietato già nel 2015, ma l’impegno del governo oggi, sarà quello di ampliare in modo significativo l’area in cui l’HFO sarà vietato. Attualmente la pianificazione del provvedimento è viva e si potrebbe arrivare ad un risultato in tempi molto brevi. Il problema è la navigabilità di quei mari, con il crescente traffico marittimo che costeggia l’arcipelago: crociere e navi mercantili che attraversano l’Artico e, se è vero che non tutti utilizzano l’HFO, è anche vero che questo combustibile, pesante e viscoso, in caso di fuoriuscita accidentale nel mare, provocherebbe danni incalcolabili.

Da tenere presente il fatto che il gruppo di ricerca per la protezione dell’ambiente marino artico (PAME) ha dimostrato, in un recente lavoro, che l’uso di HFO, seppur non prevalente, è decisamente cresciuto. Le principali rotte delle navi che utilizzano l’HFO si trovano nell’Artico russo ed intorno al Mare di Barents; altre rotte ugualmente interessate sono quelle situate a Nord della Russia e a sud-ovest della Groenlandia. Sul piano internazionale poi, lo sforzo norvegese, in funzione della protezione ambientale, superando le disposizioni dell’IMO, è stato accolto con favore da molti gruppi ambientalisti, alcuni storicamente impegnati nell’Artico contro l’utilizzo di HFO. Gli stessi gruppi infatti, hanno più volte criticato la proposta di provvedimento dell’IMO; secondo costoro, le disposizioni previste non sarebbero state risolutive. Quelle prevista da Oslo invece, sembrerebbero più rispondenti alle esigenze ambientali.

Il progetto dell’IMO dovrebbe arrivare proprio oggi 18 novembre. Sono attesi non solo provvedimenti stringenti, ma anche e soprattutto, il divieto totale di utilizzo di carburanti pesanti. I detrattori del provvedimento, tra cui gli ambientalisti, temono però che possano esserci delle scappatoie nel nuovo regolamento, il che consentirebbe agli stati rivieraschi dell’Artico di continuare ad alimentare le imbarcazioni con questo carburante. In questo contesto, la proposta norvegese sembra di portare a termine il progetto di divieto totale in tempi molto brevi, forse già nel 2022. Mentre, stando a quanto trapela dall’IMO, per il divieto totale, si parla del 2029. Un tempo inaccettabile per l’ambiente, ma va tenuto conto del fatto che nell’organizzazione afferiscono numerosi stati e quindi, numerosi interessi, perlopiù economici, che, solo di rado permettono di trovare l’intesa con le questioni ambientali.

 

 

 

 

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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