LO SVILUPPO SOSTENIBILE NELLA REGIONE MEDITERRANEA

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La regione del Mediterraneo si caratterizza per numerose opportunità in termini di risorse e potenzialità del territorio, a cui, tuttavia, si affiancano sfide di carattere sociale, ambientale e tecnologico. Nei prossimi dieci anni, i Paesi del Mediterraneo sono chiamati a sviluppare partenariati e forme di cooperazione che consentano di adottare una strategia comune per raggiungere obiettivi di crescita condivisi, coerenti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

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Tre continenti, oltre 24 Stati, 520 milioni di persone, numerosi popoli e culture: la regione mediterranea. La regione, costituita dai Paesi del bacino del Mediterraneo e da quelli ad essi vicini per influenza e cultura, rappresenta un eccezionale esempio di incontro tra diverse civiltà e società, legate tra loro da una storia comune. L’area, tuttavia, si contraddistingue anche per le numerose opportunità in termini di risorse, biodiversità e potenzialità del territorio, talvolta inespresse, che la caratterizzano. Al mare di opportunità che spesso hanno reso la regione mediterranea teatro di scontri geopolitici, però, si affiancano anche numerose sfide di carattere sociale, ambientale, demografico e tecnologico. In particolare, i Paesi mediterranei hanno bisogno di sviluppare forme di cooperazione che consentano di adottare una strategia comune per raggiungere obiettivi di crescita condivisi, coerenti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals).

Attualmente, la regione mediterranea registra già un discreto livello di avanzamento rispetto al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, come si deduce dal valore dell’SDG Index. L’indice, infatti, monitora la performance relativa al conseguimento dei risultati di sviluppo sostenibile e, servendosi di una scala di valori compresi tra 0 e 100, attribuisce a ciascuno Stato un punteggio, che nel caso della regione mediterranea nel suo complesso è pari a 73.5. Nonostante ciò, ci sono alcune questioni verso cui i singoli governi nazionali sono chiamati a rivolgere la loro attenzione affinché nei prossimi dieci anni vengano compiuti gli sforzi necessari per colmare gli attuali gap e per raggiungere con successo i target definiti delle Nazioni Unite. Tra le questioni di maggiore rilevanza si evidenziano, in particolar modo, quelle connesse al cambiamento climatico, alla salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi. Nel suo recente rapportoState of the Environment and Development in the Mediterranean”, l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, rende noto che, in mancanza di interventi adeguati e coordinati da parte delle istituzioni governative, l’area del Mediterraneo andrà incontro a danni irreversibili. La regione mediterranea, infatti, è tra le più vulnerabili ai cambiamenti climatici, preceduta solo dall’Artico. La sua temperatura sta aumentando più rapidamente che in altre regioni del mondo e l’inquinamento sta mettendo a rischio la salute umana, la biodiversità e la stabilità degli ecosistemi. Inoltre, alle problematiche ambientali e alle sue ripercussioni sulla qualità della vita e sul turismo, si aggiunge anche l’aumento della disuguaglianza sociale, con un inevitabile impatto negativo sul sistema economico. Senza dubbio, dati del genere fanno sì che per i leader dei Paesi mediterranei sia necessario riordinare le priorità dell’agenda politica e progettare nuove strategie attraverso cui perseguire uno sviluppo sostenibile. È proprio ai leader politici della regione mediterranea che si rivolge un altro importante documento, il Report 2020 “Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals”.

Il report, realizzato nell’ambito di una collaborazione tra il Sustainable Development Solution Network for the Mediterranean Area (SDSN Med), il Sustainable Development Solution Network delle Nazioni Unite (UN SDSN) e il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, analizza lo stato di avanzamento verso gli SDGs per ciascuno dei 24 Paesi della regione del Mediterraneo, individuando le criticità che ostacolano il conseguimento dei 17 Obiettivi di sviluppo individuati dalle Nazioni Unite e indicando le possibili strategie da adottare per favorire la transizione verso una società sostenibile. L’obiettivo del report, infatti, è quello di definire un insieme di politiche e best practice comuni, una sorta di roadmap che possa supportare in maniera concreta le istituzioni e gli attori coinvolti nel processo decisionale nell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU. La definizione di una strategia di trasformazione regionale, orientata verso una crescita economica sostenibile, risulta ancora più determinante a seguito della diffusione della pandemia di Covid-19. L’impatto socioeconomico delle restrizioni adottate per contenere la diffusione del virus, infatti, rischia di innescare una crisi di portata tale da far passare in secondo piano l’attenzione per i temi ambientali, annullando, di fatto, il temporaneo impatto positivo che il primo lockdown aveva avuto sull’ambiente. Al fine di delineare la migliore strategia per ciascuno dei grandi processi trasformativi individuati dal Rapporto sullo sviluppo sostenibile realizzato da UN SDSN nel 2019, SDSN Med ha istituito 6 “Mediterranean Hubs”, centri suddivisi per competenze tematiche. In particolare, i 6 hubs si occuperanno di contribuire alla definizione delle politiche di sviluppo in relazione alle seguenti tematiche: educazione, disuguaglianze sociali e disuguaglianza di genere (SDSN Francia); salute, benessere e demografia (SDSN Spagna); energia, decarbonizzazione e produzione sostenibile (SDSN Grecia); cibo sostenibile, suolo, acqua e mare (SDSN Mediterraneo – Italia); città e comunità sostenibili (SDSN Turchia); rivoluzione digitale (SDSN Cipro).

All’evento di presentazione del report, la scorsa settimana, ha partecipato anche il Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo (UfM), Nasser Kamel. Nel ricordare che quest’anno ricorre il 25° anniversario del Processo di Barcellona, Kamel ha sottolineato l’importanza dei partenariati, del dialogo e della condivisione di una visione comune da parte degli attori della regione mediterranea. La transizione verso una crescita basata su uguaglianza dei diritti, salvaguardia dell’ambiente, rivoluzione digitale e sviluppo di città sostenibili, infatti, comporta certamente numerose opportunità, insieme ad altrettante sfide. La sfida principale, dunque, è quella di attivare ed incrementare i programmi di cooperazione tra Stati mediterranei, al fine di dare attuazione alle politiche necessarie per conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tutto questo, infatti, rafforzando il dialogo tra l’Europa occidentale, i Paesi sud-europei, il Medio Oriente e il Nord Africa, darebbe uno slancio all’economia dell’area e migliorerebbe la stabilità geopolitica dell’intera regione mediterranea. 

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Vanessa Ioannou

Ha conseguito la laurea magistrale con lode in Studi internazionali presso l'Università "L'Orientale" di Napoli con una tesi sulle relazioni esterne dell'UE. Iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti, ha collaborato con diverse testate giornalistiche, occupandosi di Politica ed Esteri. In seguito, ha intrapreso il percorso professionale da consulente.
Per lo IARI è caporedattrice della Redazione Europa. In particolare, si occupa di Affari europei ed Euro-Mediterraneo. È profondamente convinta che per comprendere la realtà che ci circonda sia necessario contestualizzare i fenomeni geopolitici, mai isolati e sempre interconnessi tra loro. Collaborare con lo IARI, analizzando temi di respiro europeo e internazionale, le permette di coniugare i suoi più grandi interessi: la scrittura e la politica internazionale.

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