L’AFGHANISTAN E IL NUOVO CORSO DELL’AMMINISTRAZIONE BIDEN

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Con l’arrivo alla presidenza del democratico Joe Biden, molti si interrogano su quali saranno le prossime mosse degli Stati Uniti in Afghanistan. Cerchiamo di capire a che punto stanno le cose, se il neoeletto presidente porterà avanti il piano del suo predecessore o che cosa potrebbe cambiare.

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Con l’approdo alla Casa Bianca del democratico Biden, molti attendono impazientemente di vedere quali saranno le prossime mosse della nuova amministrazione in Medio Oriente. Sebbene l’Afghanistan non faccia propriamente parte dell’area mediorientale, ma piuttosto di quello che viene chiamato “Grande Medio Oriente”, il paese gravita ormai da decenni nella sfera strategica degli Stati Uniti.

Dopo quasi vent’anni di guerra e instabilità che hanno fatto seguito all’invasione americana del 2001, lo scorso febbraio l’amministrazione Trump annunciava la sigla di uno storico accordo di pace tra il governo statunitense e i Talebani a Doha, in Qatar. Tra i punti salienti, il ritiro totale delle truppe americane entro il maggio 2021 e la rinuncia da parte dei Talebani a qualsiasi legame con il terrorismo transnazionale, in particolare con gruppi quali Al-Qaeda e Stato Islamico [1].

Nonostante l’ambizioso intento dell’accordo di riportare finalmente la pace in Afghanistan, le cose non sembrano andare nella direzione sperata. I negoziati infatti, che sarebbero dovuti iniziare a marzo sono stati più volte rimandati a causa di diverse incomprensioni tra le parti, tra cui una disputa scoppiata sullo scambio di prigionieri che prevedeva il rilascio di centinaia di militanti talebani. I colloqui intra-afghani sono stati finalmente ripresi lo scorso 12 settembre per poi finire però in una situazione di stallo, dovuta a controversie tra i “gruppi di contatto” delle due parti [2].

Un’altra questione spinosa che mette a rischio l’intera compagine è quella legata alle condizioni di sicurezza del paese. Infatti, secondo quanto asserito nell’ultimo rapporto del governo americano [3], dopo la firma dell’accordo, l’Afghanistan ha assistito a un’impennata di violenze con un aumento del 50% rispetto al precedente trimestre degli attacchi compiuti dai talebani e da altri militanti. Particolarmente feroce è stato l’ultimo attentato all’Università di Kabul lo scorso 2 novembre, quando un gruppo armato ha fatto irruzione nel complesso universitario, uccidendo 19 persone e ferendone molte altre. I Talebani hanno sempre negato il loro coinvolgimento nelle violenze, ma vengono spesso indicati come gli autori degli attacchi dal governo afghano. Il secondo vicepresidente del paese, Sarwar Danesh, ha dichiarato che il gruppo non crede realmente in una soluzione pacifica e il fatto che gli autori di molti recenti attacchi siano rimasti ignoti fa sorgere diversi sospetti.

Recenti sviluppi sembrano tra l’altro confermare questi dubbi. La Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) afghana ha comunicato lo scorso 10 novembre che le forze speciali hanno ucciso in un’operazione di counterterrorism il leader di Al-Qaeda nel Subcontinente Indiano (AQIS), Muhammad Hanif, il quale viveva sotto la stessa protezione dei Talebani e intratteneva con il gruppo stretti contatti [4]. Ciò implicherebbe la rottura di un punto cruciale dell’accordo, il quale ad oggi non sembra aver fatto molto per frenare le violenze e rendere l’Afghanistan un posto più sicuro. Si teme quindi per il ritiro totale delle truppe USA che potrebbe lasciare nel paese un pericoloso power vacuum.

In questo contesto, innumerevoli sono le aspettative della comunità internazionale su quale strategia deciderà di adottare il nuovo presidente americano.Poco probabile è sicuramente una rinegoziazione dell’accordo poiché significherebbe un ricoinvolgimento importante degli USA nel paese, cosa che Biden, sfavorevole al proseguimento delle così dette “forever wars”, tra cui quella in Afghanistan, si pensa vorrà evitare. Gli anni dell’interventismo americano sembrano quindi conclusi con un’amministrazione non più interessata a strategie basate sul counterinsurgency, sullo state-building o sul guadagnarsi il favore della popolazione locale.

Lo scenario più plausibile è che il presidente democratico porti avanti il piano del suo predecessore Trump, continuando il graduale ritiro delle truppe, ma con la possibilità di lasciare sul campo un piccolo numero di forze antiterrorismo, disposizione non inclusa nel testo dell’accordo di pace e che sicuramente non verrebbe accolta di buon grado dai Talebani. Questo potrebbe contribuire ad esercitare maggiori pressioni nei confronti dei Talebani, costringendoli ad essere più rispettosi della parte centrale dell’accordo, diversamente da quanto sembra essere accaduto negli ultimi mesi dell’amministrazione Trump che ha quasi dato al gruppo l’impressione di poter agire impunemente. Contrariamente alla uscente amministrazione, che aveva cercato di capitalizzare sull’accordo di pace e sul ritiro delle truppe in vista delle presidenziali 2020 ci si aspetta una maggiore razionalità e prevedibilità da parte nel nuovo presidente e la volontà di terminare questo conflitto in maniera consapevole, per evitare potenziali ritorni di fiamma nella regione e l’emergere di nuove minacce contro la sicurezza degli Stati Uniti. 

Il governo afghano dal canto suo si è congratulato con il neoeletto presidente e lo ha invitato a continuare il processo di pace, sperando in un rinnovato sostegno da parte degli USA e in un approccio più duro nei confronti dei Talebani. Tuttavia, il timore maggiore è che Washington dopo 4 anni di amministrazione Trump e nel pieno di una pandemia mondiale presterà poca attenzione all’Afghanistan, avendo altre priorità di cui occuparsi a casa. Estrema cautela dovrebbe quindi essere esercitata dagli Stati Uniti in questo delicato momento transitorio in modo da uscire sì dall’Afghanistan, ma senza lasciarlo solo in balia del caos, ed instaurare così una pace più solida e duratura. La storia dovrebbe far riflettere gli operatori chiamati a decidere, poiché spesso, laddove si lascia un vuoto nelle alleanze internazionali, immediatamente altri cercano di colmarlo.  

 

[1] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/accordo-storico-usa-talebani-ma-la-pace-e-ancora-incerta-25246

[2] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/10/15/afghanistan-vanno-negoziati-pace-doha/

[3] https://www.sigar.mil/pdf/quarterlyreports/2020-10-30qr.pdf

[4] https://www.aljazeera.com/news/2020/11/10/pakistani-al-qaeda-bomb-maker-killed-in-afghanistan

 

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