QATAR, SPONSOR DEL TERRORE O RIVALE REGIONALE?

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Una nuova azione legale pende sullo stato del Qatar, che lo vede imputato per aver finanziato il gruppo terroristico Jabhat Al-Nusra.

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Il Qatar sta affrontando una nuova azione legale che lo vede imputato per aver finanziato gruppi terroristici affiliati ad Al-Qaida. Questa volta i ricorrenti sono 330 rifugiati siriani, i quali hanno fatto appello alla Alta Corte di Londra accusando il paese del golfo di aver finanziato illegalmente, attraverso la Doha Bank, il gruppo terroristico Jabhat Al-Nusra. Testimoni e querelanti hanno affermano di essere stati oggetto di intimidazioni da parte dei funzionari qatarioti dopo aver citato in giudizio il paese. La prossima udienza è prevista per il 2021. Questo episodio si aggiunge alla lunga lista di simili accuse che pendono sul Qatar, le quali sono state la principale giustificazione, avanzata nel 2017 dai paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo. per interrompere le lororelazioni commerciali e diplomatiche con Doha, dando avvio alla crisi diplomatica del Golfo.

La crisi diplomatica del Golfo

Nel dicembre 2013, il Dipartimento del Tesoro USA impone delle sanzioni a Abderrahman Al-Nuaimi, avvocato membro della Qatar Islamic Bank, in quanto ritenuto ‘’uno dei finanziatori del terrorismo più prolifici al mondo’’. Nel Country Reports on Terrorism del 2015, viene riportato che, nonostante l’impegno del Qatar nella lotta al terrorismo, entità commerciali e individui, presenti all’interno del paese, avessero continuato a fornire sostegno finanziario a gruppi terroristici di varia natura, tra cui Hamas e Jabhat Al-Nusra.  Nel maggio dell’anno dopo, l’ex segretario alla Difesa USA, Robert Gates, sostiene l’assenza di qualsiasi prova al riguardo. In una conferenza stampa del 9 giugno 2017, il presidente americano Donald Trump manifesta il proprio supporto all’Arabia Saudita, e a i suoi alleati, nell’imporre un blocco sul Qatar, in quanto considerato ‘’sponsor del terrorismo’’in Medio Oriente. Doha ha sempre rifiutato tali accuse. “I paesi che hanno imposto il blocco interferiscono negli affari interni di molti stati’’-  dichiara  nel 2018 l’emiro del paese Tamin Bin Hamad Al-Thani in un discorso tenuto presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite  – ‘’e accusano di terrorismo tutti coloro che si oppongono a loro, sul piano nazionale e all’estero’’

Confronto-scontro geopolitico e ideologico

Durante lo scoppio della Primavera araba, il Qatar si è mostrato favorevole all’istituzione di governi pro-islamisti in Medio Oriente, come in Egitto e in Tunisia, incontrando le ostilità da parte delle monarchie petrolifere della Penisola Araba, in primis Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, intenzionate a preservare lo status quo nella regione.La loro campagna di demonizzazione nei confronti dei Fratelli Musulmani, la cui ala moderata si poneva, non senza criticità, come fautore del rinnovamento politico e istituzionale dei paesi arabi, ha contribuito a dare avvio alla crisi diplomatica del Golfo. Ciò nonostante, il Qatar ha continuato ad offrire il proprio sostegno ai gruppi filo-islamisti presenti nella regione, classificati come organizzazioni terroristiche da parte delle monarchie conservatrici del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita.

Analizzare con attenzione le dinamiche che, all’indomani dello scoppio della Primavera araba, hanno portato a forti spaccature nel ‘’blocco sunnita’’, aiuterebbe a fare maggior chiarezza sulla crisi diplomatica del Golfo e sulla natura delle accuse che pendono sul Qatar il quale, nonostante il blocco imposto, ha continuato a ricoprire un ruolo chiave all’interno della regione, come in Libia.

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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