IL VOTO LATINO NEGLI STATI UNITI

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Gli ispanici presenti negli Stati Uniti sono 60 milioni e rappresentano la comunità in maggiore espansione. Rispetto al 2016 il partito repubblicano ha guadagnato consensi tra i latini, passando dal 28% al 32%, percentuale che sale al 39% se si considera l’elettorato maschile e al 40% considerando solo i voti degli over 45. Nel Paese tre elettori non bianchi su dieci hanno votato Trump, contro i due del 2016.

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La comunità latina non è affatto monolitica e parlare di “voto latino” in modo complessivo, potrebbe risultare improprio. Il mondo latino è variegato, per provenienza, colore della pelle, religione. Differenti sono anche le motivazioni che hanno spinto l’emigrazione: se cubani e venezuelani erano in fuga da regimi politici, i messicani sono per lo più stati mossi da motivazioni economiche. Ciò significa che non tutti hanno la stessa cultura politica e che i messaggi politici a loro rivolti andrebbero diversificati. Ha quindi ancora senso parlare di elettorato latino? Osservando le espressioni di voto di queste comunità, le differenze emergono con chiarezza.

Analizzando le ultime presidenziali, Biden risulta il primo democratico a vincere in Arizona dopo decenni, risultato dovuto soprattutto alla comunità messicana. Nelle tre contee di Maricopa, Yuma e Pima, Biden ha conquistato il 74% degli elettori ispanici. Il democratico supera il 77% dei voti latini in California e Pennsylvania, percentuale che scende al 59% e al 52% in Texas e Florida. Come nel 2016, Trump ha vinto in Florida. Molti elettori di origine cubana non hanno perdonato a Obama le apertura politiche nei confronti di Cuba, apprezzando maggiormente la linea tenuta da Trump. Il 52% dei cubani che vivono i Florida si definiscono repubblicani, percentuale che arriva al 76% tra gli immigrati degli ultimi 10 anni. Trump in queste aree ha costruito la forte narrazione che definiva Biden socialista, retorica che ha fatto breccia tra i molti cubani emigrati a causa del regime castrista. Il 56% dei cubani, che costituiscono il 6% dell’elettorato della Florida, lo ha votato. Nella contea di Miami-Dade, il consenso per i democratici è sceso dal 63% al 53% in 4 anni. Trump è cresciuto anche nella comunità portoricana, in particolare nella contea di Osceola. Dopo le recenti tornate, la Florida assomiglia sempre più a uno Stato del Sud e sembra sempre meno uno swing state.

In Texas si riscontra una tendenza analoga: 4 ispanici su 10 hanno votato per Trump (erano 3 nel 2016). A Biden non è in bastato l’incremento di 1,34 milioni di voti rispetto al 2016. In questo Stato il partito repubblicano si è adoperato attivamente per sostenere le procedure di iscrizione elettorale delle comunità ispaniche. Lo swing di 55 punti a favore di Trump nella contea di Starr, è il dato peggiore per i democratici su scala nazionale, unitamente al fatto che i repubblicani, per la prima volta dal 1920, hanno vinto nella contea ispanica di Zapata. Nella contea di Hidalgo, al confine con il Messico, popolata al 90% da latinoamericani, Trump è cresciuto di 41.00 voti rispetto al 2016, contro l’incremento di soli 8.000 di Biden. In Texas la retorica law and order si è dimostrata efficace, in particolare tra gli ispanici impiegati nelle forze dell’ordine alla frontiera. I risultati del sud non sono un’anomalia: il partito repubblicano ha investito in questo Stato più fondi e più energie del suo competitor. Biden perde voti tra gli ispanici anche nelle città, come a San Antonio e Houston.

I democratici hanno sottovalutato questa tendenza? Anche se le aspettative del partito erano diverse, le avvisaglie di questo andamento erano intuibili. Molti speravano che sarebbero bastati i provvedimenti adottati da Trump in materia di immigrazione, o le dichiarazioni in cui definiva i messicani stupratori e trafficanti di droga, ad aumentare il consenso per i democratici. Alexandria Ocasio-Cortez, ha criticato apertamente chi, nel suo partito, dava per scontato il sostegno dei latini. Se è vero che la maggioranza dei latini ha votato per Biden, è anche vero che tra di loro, molto più che in passato, sono state compiute scelte differenti. Il comitato “Latinos for Trump” ha lavorato incessantemente, mentre i democratici sono stati accusati di essere stati poco attenti alle esigenze delle comunità. Inoltre i latini sono tendenzialmente molto religiosi e spesso contrari all’aborto e alla svolta progressista che, a loro avviso, Biden avrebbe incarnato. Saranno i latini a costringere i democratici a ripensare la propria strategia elettorale?

 

 

 

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Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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