BELGIO: LE RADICI DELLE SUE VULNERABILITÀ

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La pandemia di Covid-19 ha evidenziato le criticità e le divisioni del Belgio, già emerse chiaramente anche nella gestione della minaccia terroristica. Un’analisi delle cause sottostanti e delle loro conseguenze attuali.

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Il Belgio è indissolubilmente legato all’Unione Europea, al progresso, all’innovazione e alla ricchezza ma si tratta davvero di un Paese efficiente nella gestione di gravi crisi nazionali? Perché si è arrivati a definire nel 2015 il Belgio come un failed state? Il Belgio è un Paese di fatto molto diviso al suo interno, le cui divisioni e criticità strutturali sono state evidenziate in particolar modo durante due momenti: la gestione della minaccia terroristica e quella della pandemia di Covid-19. Analizzando prima le criticità e vulnerabilità nazionali – che potremmo definire le cause sottostanti – e poi poi gli eventi già citati, noteremo come quelle caratteristiche interne abbiano creato un ambiente nel quale lo Stato centrale non riesce a rispondere adeguatamente alle sfide odierne.Per prima cosa, è necessario ricordare che il Belgio è uno stato federale dal 1993 ed è composto da tre regioni: Vallonia, Fiandre e Bruxelles. Tale divisione territoriale rispecchia una similare divisione su base linguistica, poiché in Vallonia la lingua ufficiale è il francese, nelle Fiandre l’olandese mentre la regione di Bruxelles è bilingue (esiste poi una minoranza linguistica tedesca riconosciuta ad est del Paese). Ogni regione è indipendente e si auto-governa.

Le regioni sono poi divise in 10 diverse province, anch’esse con un ruolo all’interno della vita organizzativa del Paese. Si tratta di divisioni antiche ma che continuano ad avere un peso molto importante all’interno della vita politica belga e che di conseguenza hanno creato una scarsa cooperazione tra regioni, non poche tensioni e una forte polarizzazione partitica. I partiti infatti hanno acquisito sempre più potere e sono fortemente legati all’appartenenza regionale e/o linguistica, condizionando la vita politica a livello nazionale. Nel corso degli anni è stata favorita una sempre maggiore devoluzione del potere a discapito del governo centrale; ad oggi in Belgio esistono infatti 6 diversi governi e altrettanti parlamenti. Inoltre, la sola città di Bruxelles, con 1.4 milioni di abitanti, ha 19 municipalità con i rispettivi sindaci. Dal punto di vista delle forze dell’ordine invece, esistono molteplici corpi di polizia, anch’essi divisi su base regionale e federale: il sistema è stato più volte riformato senza mai riuscire a creare veramente una coesione che sarebbe invece ad oggi più che necessaria. Il risultato di tutto ciò è una cronica incapacità di creare governi sufficientemente stabili che riescano quindi a raggruppare le diverse anime del Paese e una forte instabilità politica.

 

Dalla panoramica appena illustrata emerge un Paese diviso sotto molti aspetti e una struttura governativa difficoltosa; tutte caratteristiche che hanno delle conseguenze quando si tratta di avere a che fare con importanti crisi nazionali, come vedremo, quando di fatto viene a mancare un’efficiente collaborazione tra le parti.

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Terrorismo

Le criticità del Belgio risultano particolarmente chiare se si analizzano le sue politiche di contrasto alla minaccia terroristica.  Il Belgio è stato più volte colpito dal terrorismo jihadista, ma le autorità belghe si sono dimostrate impreparate a fronteggiare la minaccia terroristica e imprudenti nel gestire situazioni e luoghi particolarmente complessi. Esempio fra tutti Molenbeek, municipalità di Bruxelles con conclamati legami con criminalità ed estremismo. Un luogo per molto tempo sottovalutato, che ha ricevuto nel corso degli anni una limitata attenzione politica. Una situazione nella quale l’estremismo e la radicalizzazione proliferano ancora oggi. Ovviamente molte sono le dinamiche in gioco in una zona come questa e nei riguardi di un argomento come il terrorismo, così come è anche vero che il Belgio non è certo l’unico Paese europeo ad avere al suo interno territori instabili e critici come Molenbeek.

Nel caso belga però questi luoghi sono anche le conseguenze di ben più complesse mancanze a livello statale ed organizzativo nonché della sovrabbondanza di livelli governativi che rendono difficoltosi gli scambi informativi e l’attuazione di politiche risolutive. Nel combattere il terrorismo la condivisione di informazione e la collaborazione sono sempre più cruciali ed un alto numero di forze di sicurezza e decisori politici coinvolti, spesso anche in contrasto tra loro, non rende di certo facile questo compito. Un esempio di un’errata cooperazione in questo senso è quello dell’Intelligence nazionale belga, impreparata a combattere la minaccia terroristica anche a causa di una continuativa mancanza di attenzione della classe politica nei confronti di questo ambito.   La mancanza di coordinamento tra le diverse forze di sicurezza ha causato più di un errore in passato, come ad esempio l’utilizzo di database diversi e la creazione di una sovrabbondanza di informazioni confuse e svianti (è stato anche coniato un termine a riguardo:infobésité). Inoltre, in Belgio è chiara una mancanza di risorse (sia in termini umani che finanziari) all’interno delle forze di sicurezza, anch’essa conseguenza dell’instabilità governativa e delle complessità organizzative che non permettono una effettiva gestione continuativa.

 Covid-19

Alcune delle difficoltà vissute dal Belgio nell’ambito della lotta al terrorismo sono riapparse anche nella gestione della pandemia di Covid-19. Il Belgio sembrava essere stato risparmiato durante la primissima fase della pandemia, ma è successivamente diventato uno dei maggiori focolai europei a parità di popolazione, evidenziando tutte le difficoltà di questo Paese. Anche in questo caso, sono emerse le divisioni e le vulnerabilità organizzative nazionali che risultano fatali in questo momento di crisi sanitaria. Un esempio: nella prima fase le decisioni che sono state via via prese all’interno del Conseil National de Sécurité sono state implementate a discrezione dei singoli governanti o sindaci creando disequilibri e disomogeneità. Senza dimenticare poi la grossa spaccatura tra la parte fiamminga (più propensa a salvaguardare l’economia) e quella francese (più propensa a salvaguardare la salute pubblica). Le cose non hanno fatto che peggiorare con l’arrivo dell’autunno, quando il Belgio ha avuto un aumento dei contagi estremamente veloce, con circa 520.393 casi registrati e 13.891 morti[1], su una popolazione totale di 11 milioni di persone.

La situazione nella capitale è particolarmente critica, dove i quartieri più popolosi e più poveri dimostrano tassi di contagio nettamente superiori, un dato che fa riflettere anche alla luce delle riflessioni precedenti riguardo al tema del terrorismo. Alle difficoltà ovvie legate alla pandemia si aggiungono vulnerabilità tipicamente belghe, con un sistema sanitario toccato fortemente dalla decentralizzazione con un totale di 9 ministeri collegati alla salute pubblica, di cui 3 solo a Bruxelles. Inoltre, il tutto accade durante una crisi politica senza precedenti, con la formazione della nuova coalizione di governo avvenuta solamente nel settembre 2020, dopo quasi 16 mesi dalle elezioni. Il Primo Ministro appena insediato, Alexander De Croo,  ha quindi introdotto, all’interno di un unico decreto federale, una serie di misure differenziate su base regionale che però sono state percepite dalla popolazione come confuse. De Croo ha virato poi su misure più unitarie ma forse troppo tardi, perdendo tempo preziosissimo a causa delle divisioni politiche e territoriali interne.

 

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In conclusione, divisioni e criticità strutturali, unite alla cosiddetta culture of denial, hanno creato difficoltà nel definire reali politiche generali in momenti di crisi nazionale, durante i quali le risposte differenziate o disorganiche si dimostrano molto spesso controproducenti. Se la centralizzazione del potere può a suo modo essere un pericolo, il Belgio dimostra però che anche le divisioni diventano un veicolo per la debolezza nazionale. La mancanza di una reale identità nazionale, organizzativa e governativa ha spinto il Belgio a non essere reattivo e coeso di fronte a situazioni di forte crisi. Non è possibile prevedere come e quando il Belgio riuscirà ad arginare le sue debolezze strutturali ma riforme più incisive saranno necessarie per evitare ulteriori peggioramenti, altrimenti il Belgio sarà sempre più in balia di sé stesso e diventerà sempre di più un Paese intrappolato tra la sua dimensione europea e le sue divisioni interne.

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