ELEZIONI UCRAINE: FINE DEL SOGNO DI ZELENSKY?

Il 25 ottobre 2020 si sono tenute in Ucraina elezioni amministrative e regionali, con 28 milioni di elettori chiamati al voto; le suddette elezioni si sono svolte su tutto il territorio Ucraino, ad eccezione ovviamente, delle regioni contese di Donetsk e Lugansk e della Crimea che ufficialmente per le autorità russe, e secondo un tacito accordo tra  la comunità internazionale e Mosca, appartengono oramai al territorio della Federazione Russa.

Va specificato che Kiev ha rifiutato di tenere elezioni anche sul territorio delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk, sebbene ciò sia garantito dagli accordi di Minsk. Allo stesso tempo però va chiarito che le elezioni si sono svolte sotto l’occhio vigile dell’OSCE che ha definito la votazione trasparente e ben organizzata. Lo ha affermato il capo della missione dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’organizzazione per l’osservazione delle elezioni locali in Ucraina Inhibjörg Solrun Gisladottir

Questa consultazione elettorale può essere considerata di fondamentale rilevanza per almeno due motivi. Il primo in quanto evidenzia un aspetto meramente tecnico; ovvero, le elezioni  tenutesi lo scorso 25 ottobre, sono state le prime elezioni che il Paese gestiva con un nuovo e riformato sistema elettorale, dopo lo smantellamento del vecchio sistema centralistico – molto simile a quello russo – in favore di un sistema che appoggia un decentramento amministrativo più marcato, di ispirazione  liberale-occidentale. Il nuovo sistema di decentramento amministrativo, di contro, rispetto a quanto si possa immaginare,  invece di creare nuovi distretti sul territorio, ha agito in maniera totalmente opposta; tanto che i distretti sono passati da 490 a 136 e le comunità locali sono passate da 10.000 a 7.000. Cosa significa questo? Che se da una parte il governo centrale voleva lasciare maggiore autonomia e più ampio margine d’azione alle amministrazioni locali, dall’altra parte si è tutelata contro eventuali possibili eventuali dispersioni del potere centrale sul territorio, riducendo il numero dei centri decisionali locali.

Il secondo motivo da analizzare invece, è strettamente correlato alla figura del Presidente Zelensky e del suo partito “Servo del popolo” (tradotto alla lettera). Infatti, nonostante il partito di Zelensky conti un numero considerevole di rappresentanti eletti ai vari livelli delle amministrazioni locali, il partito del presidente  “Servo del Popolo” nel Paese, registra soltanto circa il 14% dei consensi. Il risultato ovviamente ha destato preoccupazione, tanto che David Arakhamia, Capo Gruppo del partito presidenziale “Servo del Popolo” alla Rada (parlamento ucraino), commentando i risultati delle elezioni, ha affermato che non ci sono motivi per lo scioglimento anticipato del parlamento, dal momento che il partito ha ricevuto il sostegno degli elettori: “Non esiste un’unica base giuridica o costituzionale per lo scioglimento del parlamento” ha voluto sottolineare. Ma perché Arakhamia ha rilascito questa dichiarazione?

I motivi sarebbero molti e possono essere spiegati con una semplice locuzione latina “excusatio non petita accusatio manifesta”, che tradotta sta a significare che colui che si scusa senza un valido motivo allora si autoaccusa; nel nostro caso si può semplicemente dire che chiunque si giustifica senza un valido motivo – come David Arakhamia – allora capisce di avere un problema da risolvere. Il problema risulta evidente proprio quando si vanno ad analizzare le percentuali di vittoria dei partiti nelle città più importanti dell’Ucraina. Così, ad esempio, nelle elezioni per il consiglio comunale di Dnipro, il 29,06% dei voti, secondo la Commissione elettorale centrale, è stato vinto dal partito “Proposition” (“Proposta”). Il partito è stato fondato nel giugno 2020 dai sindaci di Dnipro, Nikolaev, Chernivtsi, Zhitomir, Kropyvnytskyi e Kakhovka. A Dnipro il secondo posto col 17,29% dei voti è stato conquistato dal partito “Blocco di opposizione – Per la vita”, mentre il partito del Presidente “Servo del popolo”, ha ottenuto soltanto il terzo posto con  l’11,84% dei voti.

Alle elezioni per il consiglio comunale di Kiev, il primo posto spetta al partito dell’ex presidente Petro Poroshenko “Solidarietà europea” – 20,52% dei voti. Il secondo posto è stato conquistato dal partito del sindaco della città Vitali Klitschko “UDAR” – col 19,98%. Anche in questo caso il risultato del partito presidenziale “Servo del popolo”, è stato una delusione,  in quanto ha ottenuto il 7,53% dei consensi; basta pensare che il partito dell’ex sindaco di Kiev Alexander Omelchenko “Unity” ha ottenuto l’8,74% dei voti. Stessa cosa è accaduta a Leopoli, dove “Solidarietà europea” nelle elezioni per il consiglio comunale ha ottenuto il 31,25% dei voti e così dicasi anche  per le elezioni del consiglio regionale. Il secondo posto è stato ottenuto dal partito Samopomich, che ha ottenuto il 19,43% dei voti.

A Nikolaev, scenario simile a quelli precedenti, anche qui il maggior numero di voti alle elezioni per il consiglio comunale è stato assegnato ad OPSZ con il 28,57% di preferenze. Al secondo posto troviamo “Proposition” con il 23,09%, e “Servo del popolo” – è stato solamente la terza scelta dei cittadini con il 14,9%. A Kherson, ha vinto addirittura il neo partito fondato all’ inizio del 2020 del politico locale Igor Kolykhaev; qui “We Live Here” ha vinto le elezioni per il consiglio comunale con il 23,9% dei cittadini seguito dal 14,5%  di  HLS. Anche qui il risultato per il partito “Servo del popolo” è stato esiguo e lo posiziona al terzo posto con il 13,01% dei consensi.

Questi risultati disastrosi, secondo Alexander Kornienko, politico di “Servo del popolo” sono da attenzionare con molta cura, tanto da dichiarare che “Nelle grandi città sono stati eletti sindaci che non sono pronti a collaborare con Zelenskyj. Già ora i comuni stanno sabotando le decisioni del governo centrale, ad esempio rifiutano di rispettare le restrizioni e la  quarantena” Della stessa opinione è un deputato di Batkivshchyna, partito per  l’Unione Pan-Ucraina o semplicemente definito a volte come “Patria”. Questo  è un partito politico ucraino di orientamento filo-occidentale e filo-europeo, guidato da Julija Tymošenko “Anche se i consigli comunali avranno deputati del Servo del Popolo, non è un dato di fatto che sosterranno le iniziative di Zelenskyj. Anche nella Rada, si è formata una scissione tra i deputati del Servo del Popolo”. Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto ucraino per l’analisi e la gestione delle politiche esprime le sue perplessità circa la situazione attuale. “Il partito ha mostrato il secondo risultato dopo i candidati auto-nominati. Considerando che il partito ha ricevuto il 43% dei voti alle elezioni parlamentari di un anno fa, l’attuale 14% difficilmente può essere definito un grande successo ”.

Ma cosa dimostrano i risultati di queste amministrative, ci si interroga. Il popolo preferisce affidare la gestione delle amministrazioni locali a politici già conosciuti nella propria zona di appartenenza, quindi l’elezione del Presidente dell’anno scorso con un netto 43%, viene vista probabilmente come qualcosa di lontano dalla politica di vicinanza (politica delle amministrazioni locali) da parte del cittadino.  L’elettore con il suo indirizzo di voto manda un chiaro segnale, ciò che viene visto come lontano dalla propria quotidianità, come l’amministrazione dello Stato, può essere frutto di una scelta dettata dagli ideali, ciò che invece incide sulla vita politica della comunità che lui sente come più vicina, allora il voto viene espresso su base fiduciaria che idealistica. Oltre a questo le elezioni potrebbero mandare un secondo messaggio, ovvero un aumento netto di sfiducia nell’operato di  Zelensky.  Le prospettive e gli scenari per il futuro potrebbero portare ad una polarizzazione del voto e dell’elettore ucraino, tra pro europeisti e pro russi. Una soluzione “amorfa” come quella di Zelensky, si sta dimostrando poco allettante per l’elettorato.

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