L’ALBANIA A SEI MESI DAL VOTO

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A sei mesi dalle elezioni la riforma elettorale fa ancora discutere. Le novità non sono gradite dall’opposizione che teme un terzo mandato del presidente Rama. 

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I cittadini che si recheranno alle urne ad aprile esprimeranno il loro voto in circostanze significativamente diverse rispetto a prima. Il metodo di elezione dei 140 parlamentari albanesi che sono eletti dalle circoscrizioni regionali utilizzando la rappresentanza proporzionale non cambierà. Tuttavia, la soglia di sbarramento per i partiti è ora abbassata all’1% invece del precedente 3%. Gli elenchi sono parzialmente aperti e, soprattutto, è stata modificata la formula per formare le coalizioni. I partiti della coalizione devono ora presentare solo una lista congiunta di candidati e registrarsi come un unico soggetto elettorale anziché candidarsi separatamente, ma il conteggio dei voti resterà invariato come avveniva precedentemente. Si deduce che sarà più difficile formare delle coalizioni poiché i partiti meno rilevanti saranno inevitabilmente trainati dai più influenti. Il primo ministro Edi Rama era molto ansioso di vedere questi cambiamenti attuati prima delle elezioni di aprile nonostante vi fossero esplicite raccomandazioni della Commissione europea. Un totale rifiuto delle proposte europee è comportamento che non si verifica spesso in Europa e nei Balcani occidentali.

Questi cambiamenti sono un sottoprodotto dell’agenda elettorale del Primo Ministro Rama volta a fargli ottenere un terzo mandato. In base alla precedente base giuridica, una vittoria sarebbe praticamente impossibile. Questo è dunque l’unico motivo per cui la maggioranza rifiuta di ritirarsi dalle sue decisioni unilaterali e di impegnarsi in un dialogo politico con l’opposizione per una soluzione consensuale sulla legislazione elettorale albanese. Quindi, considerato il calo di popolarità del Partito Socialista (SP), questo difficilmente riuscirà a ottenere il 50% + 1 dei seggi alle elezioni di aprile 2021. Tale riforma dunque nasce dal bisogno “racimolare” seggi da piccoli partiti, fazioni di destra o partiti di proprietà di noti imprenditori locali. Bandire le coalizioni aperte pre-elettorali e abbassare la soglia di sbarramento aumenta inevitabilmente le sue possibilità di vittoria.

I principali partiti di opposizione albanesi, il Partito Democratico (DP) e il Movimento socialista per l’integrazione (SMI), hanno boicottato le elezioni locali del 2019. Nei Balcani occidentali, la maggior parte dei partiti di opposizione in Serbia ha boicottato le elezioni parlamentari di quest’anno e almeno una parte dell’opposizione del Montenegro ha preso seriamente in considerazione questa opzione lo scorso anno. Nonostante ciò, difficilmente questo accadrà alle elezioni di aprile. L’opposizione “ha imparato la lezione” del 2019 e tutti gli attori parteciperanno alla campagna, che, sicuramente, sarà altamente polarizzata, personalizzata e criticata in termini di standard democratici. 

Lo stesso vale per il risultato che sarà probabilmente contestato in alcuni elementi, principalmente a causa dell’applicazione di liste aperte e violazioni delle regole elettorali. Nonostante i cambiamenti sin qui esposti e le relative considerazioni resta innegabile che alla fine la decisione ultima spetterà ai cittadini attraverso il voto. L’opposizione, di contro, si è mostrata decisamente poco ferma nel contrastare questa riforma e in più occasioni avrebbe potuto mitigare l’effetto negativo che ne è derivato. Le regole, però, sono stabilite e, escludendo una grande iniziativa dell’opposizione, sarà così che verranno gestite le elezioni. Ma la riforma elettorale in Albania è una questione di vecchia data e rimarrà tale anche dopo l’aprile 2021, determinando così le relazioni del Paese con l’Unione Europea.

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L’intera questione risale almeno al 2017, quando, in seguito alla vittoria alle elezioni parlamentari, il Partito socialista ha istituito la Commissione per la riforma elettorale. Nell’ottobre 2018, il DP ha annunciato la piattaforma per la riforma elettorale denominata “Decriminalizzazione delle elezioni”. Secondo questa piattaforma, le modifiche al codice elettorale per riflettere solo le raccomandazioni dell’OSCE/ODIHR sono risultate insufficienti per garantire elezioni libere ed eque. Tuttavia, la situazione ha registrato ancora una volta una battuta d’arresto quando l’opposizione ha rinunciato ai propri mandati che sono stati poi parzialmente ricoperti dai membri nelle loro liste elettorali del 2017. Solo nel gennaio 2020, a seguito delle pressioni internazionali, i partiti politici hanno concordato la formazione di un Consiglio politico composto dai rappresentanti della maggioranza, l’opposizione in parlamento e due rappresentanti dell’opposizione unita esterna al parlamento. Il Consiglio politico è stato inoltre rallentato dallo scoppio del COVID-19. Il 5 giugno ha finalmente raggiunto un compromesso e il 23 luglio il codice elettorale è stato modificato di conseguenza.

Tra questi cambiamenti, quelli effettuati in attuazione dell’accordo del 5 giugno, sebbene non siano riusciti a raggiungere l’obiettivo dichiarato, hanno creato condizioni migliori per soddisfare gli standard e gli impegni OSCE per le elezioni democratiche. Alcuni dei punti salienti di questo compromesso, che trattava questioni più “tecniche” piuttosto che modificare gli elementi del sistema elettorale, sono stati rilevati anche nell’ultimo rapporto della Commissione Europea. Dopo lunghi negoziati, il 5 giugno 2020 il Consiglio politico ha raggiunto un accordo decisivo per introdurre gradualmente un’amministrazione elettorale depoliticizzata, in linea con le raccomandazioni OSCE/ODIHR. Le parti hanno inoltre convenuto di introdurre l’identificazione elettronica di tutti gli elettori (dove tecnicamente fattibile), di ristrutturare la Commissione elettorale centrale e di far sì che il collegio elettorale fosse composto da giudici controllati. Se il processo si fosse concluso con queste modifiche, il 23 luglio, la riforma sarebbe stata probabilmente vista come un relativo successo, ma il 30 luglio è avvenuto un cambiamento della Costituzione, seguito dalla recente adozione del codice elettorale modificato.

La riforma elettorale, così come altre questioni, sono le condizioni stabilite dal Consiglio dell’Unione europea affinché il paese tenga la sua prima conferenza intergovernativa con l’UE. Con riferimento alle raccomandazioni ODIHR/OSCE nel rapporto del 2019 riguardante le elezioni locali[1], si può affermare che la maggior parte di esse siano state accolte negli emendamenti al codice elettorale nel luglio 2020, una settimana prima dell’adozione degli emendamenti costituzionali. Il criterio della riforma consensuale e globale invece non è stato soddisfatto. Per quanto concerne i restanti criteri, soprattutto quello riguardante una Corte costituzionale funzionale, non sono ancora soddisfatti. 

Le modifiche fatte senza consenso hanno creato una situazione che sta incidendo negativamente sul processo elettorale già avviato, ma questo non significa che ciò  non possa svolgersi come tale. La corsa alle elezioni è appena iniziata e per questo risulta ancora prematuro esprimere un commento su come procederà questa tornata elettorale. Per avere un giudizio più obiettivo e realistico sull’andamento di questo processo dobbiamo prima vedere come i partiti politici risponderanno a questa nuova realtà legislativa. È difficile valutare se il divario politico si sia ridotto rispetto allo scorso anno che ha visto eventi particolarmente polarizzanti. Quali che siano i piccoli passi compiuti nella prima metà del 2020, gli ultimi sviluppi non sono utili per sanare le spaccature politiche in Albania.

[1] https://www.osce.org/odihr/elections/albania/429230

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