I FRATELLI MUSULMANI: UN’ANALISI DEL GRUPPO ISLAMISTA PIÙ IMPORTANTE

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Tornati agli onori delle cronache per via del loro ruolo durante le cosiddette “primavere arabe”, i Fratelli Musulmani sono spesso al centro del dibattito intorno all’islam politico. Nonostante periodi di crisi e di persecuzioni, i Fratelli Musulmani sono ancora oggi una realtà importante in Medio Oriente, avendo avuto un’influenza enorme nella regione e anche per via del loro ruolo da protagonisti durante i moti che hanno scosso la regione quasi un decennio fa. Sono molti i detrattori, sia in Europa che in Medio Oriente, della formazione islamista più importante, accusata a più riprese di terrorismo o di fornire supporto a gruppi terroristici. Con questa analisi si vedrà chi sono i Fratelli Musulmani, quali sono i loro obiettivi politici e in che modo sono arrivati a radicarsi sul territorio in maniera capillare.  

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La genesi del movimento

Il movimento dei Fratelli Musulmani (jama’at al-ikhwan al-muslimin) nasce tra la fine degli anni ’20 e l’inizio dei ’30 del secolo scorso in Egitto, in quegli anni ancora sotto il protettorato britannico. Il fondatore del movimento, Hasan al-Banna, mal digeriva il clima di laicità e secolarizzazione in cui era caduto il paese – espresso dall’attuazione di alcune riforme del settore della giustizia e di quello economico – che egli riconduceva da un lato dall’avvento degli occidentali e dall’altro degli influssi del kemalismo turco. Per tale motivo, egli decise di dare vita ad un movimento che difendesse gli interessi dei musulmani sul territorio egiziano: Al-Banna lo strutturò inizialmente come un’organizzazione “ombrello” che raccogliesse i gruppi che già lavoravano in questo senso, che fosse in grado di espandersi sul territorio, tramite la creazione di sezioni legate esclusivamente ai bisogni del quartiere. Il successo della formula di al-Banna fu immediato, e, tanto in patria quanto nei vicini paesi arabi, comparvero quasi subito movimenti riconducibili ai Fratelli Musulmani che iniziarono a vedere il numero dei propri membri aumentare notevolmente [1].

I Fratelli Musulmani si concentrarono quindi nel mettere in piedi misure di sicurezza sociale tra gli anni ’20 e lungo tutta la decade successiva, tramite la distribuzione di cibo, campagne di alfabetizzazione delle masse e la costruzione di ospedali e scuole. In Egitto il nuovo movimento fece breccia particolarmente tra i dipendenti pubblici, gli studenti, i lavoratori urbani e i contadini, divenendo talmente radicato che ben presto iniziò scontrarsi con le autorità locali. In seno al movimento comparvero alcune sezioni più violente di ispirazione fascista – influenzate in particolare dalla propaganda anti-inglese dell’asse a livello internazionale – e un braccio armato segreto che diede il via ad una serie di omicidi politici nel paese [2, 3]. Questa spirale di violenza raggiunse il culmine nel 1948 nell’uccisione del primo ministro al Nuqrashi da parte della Fratellanza e l’anno dopo dello stesso al-Banna.

Pochi anni dopo, dallo stravolgimento di eventi che porterà all’istaurazione del regime militare degli Ufficiali Liberi in Egitto, i Fratelli Musulmani saranno ufficialmente messi al bando nel paese, in seguito al presunto coinvolgimento di questi ultimi nell’attentato ai danni di Nasser durante un comizio ad Alessandria. Questi eventi segneranno l’inizio di un lungo periodo di diaspora e di illegalità per i Fratelli Musulmani. Molti appartenenti alla fratellanza si sparsero per il Medio Oriente, aiutando a diffondere le idee della Fratellanza anche in altri paesi della regione e in Europa.

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Il ruolo politico e sociale del movimento

Nonostante in Egitto e in diversi altri paesi i Fratelli Musulmani siano andati spesso incontro a persecuzioni, arresti e in diversi casi anche ad esecuzioni capitali, l’importante ruolo della fratellanza in tutta la regione mediorientale è rimasto molto forte. Sebbene tutte le diverse sezioni nazionali seguano ufficialmente gli stessi principi, riconoscano il leader della sezione egiziana come guida suprema, sono in realtà fortemente indipendenti l’una dall’altra e scarsamente coordinate a livello internazionale. Ogni sezione segue infatti traiettorie differenti nella propria strategia d’azione seguendo le peculiarità che contraddistinguono Stato per Stato [4]. Dall’Egitto, importanti ramificazioni della Fratellanza si sono quindi sviluppate in Giordania, Marocco, Tunisia, Siria, Sudan, Qatar e Arabia Saudita.

In ciascuno di questi contesti le singole storie che hanno caratterizzato l’esistenza e lo sviluppo della branca locale della Fratellanza sono state differenti l’una dall’altra. Tuttavia, tutte queste esperienze sono state accomunate dall’importanza politica e sociale di esponenti legati al movimento islamista. In alcune circostanze personalità legate ai Fratelli Musulmani hanno partecipato alla vita politica, oppure laddove è vietata la partecipazione politica essi hanno messo in piedi dei sistemi di assistenza economica ispirati ai metodi classici di assistenza islamica come ad esempio il prelievo e la redistribuzione della zakāt – ovvero l’elemosina rituale, uno dei pilastri dell’islam – o la costituzione di waqf – opere pie sempre con carattere di elemosina ma non di prescrizione coranica – istituendo un vero e proprio sistema di welfare e di reti sociali paralleli al quello dello Stato centrale laddove questo sia particolarmente debole [1, 5].

Di recente, le esperienze più importanti che hanno avuto come protagonisti i Fratelli Musulmani comunque sono senza dubbio quelle post 2011 in Egitto e in Tunisia quando questi sono tornati ad avere un ruolo fondamentale negli equilibri regionali. In Egitto essi hanno ottenuto la presidenza nelle prime elezioni presidenziali democratiche in Egitto dal colpo di Stato degli Ufficiali liberi e in Tunisia il partito islamista legato alla Fratellanza – Ennhda si è attestato come una delle formazioni più importanti nel paese ottenendo la maggioranza dei seggi nell’assemblea costituente. Le fortune del movimento tuttavia, saranno brevi: la presidenza in Egitto dopo solo un anno cadrà vittima del colpo di Stato del generale al-Sisi che da quel momento bandirà nuovamente la Fratellanza dalla vita politica del paese, in Tunisia le successive tornate elettorali mostreranno un Ennahda sempre in maggiori difficoltà. Anche nel resto della regione le cose non miglioreranno: nel 2014 l’Arabia Saudita ha iscritto i Fratelli Musulmani nelle liste dei gruppi terroristici, mentre tra il 2015 e il 2016 in Giordania sono state chiuse le sedi della Fratellanza.

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L’impostazione ideologica dei Fratelli Musulmani

Si è visto come i Fratelli Musulmani abbiano fatti propri alcuni concetti della tradizione islamica per la propria azione sul territorio. Questi infatti rappresentano una parte fondamentale nell’ideologia della Fratellanza. Classificabile come “islamismo moderato” l’obiettivo finale dell’azione degli ikhwan è quello di creare uno Stato islamico governato dalla Sharia. Al fine di raggiungere tali scopi alcuni tra gli ideologhi dei Fratelli Musulmani hanno ammesso la possibilità di rimodulare dottrine e concetti politici di origine occidentale in chiave islamica, come il governo scelto su basi costituzionali e democratiche [6].

La creazione dello Stato islamico, negli obiettivi e nelle idee della Fratellanza, garantirà giustizia sociale e la fine dello sfruttamento e dell’oppressione. Questo sarà raggiunto riducendo le differenze economiche tra le diverse classi, fornendo reti di sicurezza economiche, assistendo dunque i poveri e coloro in situazioni di necessità, promuovendo inoltre azioni moralmente giuste come il lavoro caritatevole e la solidarietà economica tra gli individui, rispettando la proprietà privata e il requisito che qualsiasi persona abile debba contribuire allo sforzo produttivo del paese [7].

L’importanza della Fratellanza oggi

Si è visto come la vita dei Fratelli Musulmani non sia stata sempre semplice. Essi sono spesso andati incontro a violenze di ogni genere e, ancor più spesso, all’impossibilità di partecipare alla vita politica. Tuttavia gli eventi del 2011 hanno dimostrato come i Fratelli Musulmani siano stati in grado in diverse circostanze di far leva sulla popolazione, specialmente tra le fasce medio-basse, per ottenere dei vantaggi politici. Inoltre, il supporto o l’affiliazione alla Fratellanza ha causato in tempi più recenti tensioni a livello regionale, come ad esempio con la crisi qatariota nel Golfo, o l’estensione del soft power turco nella regione.

La Fratellanza resta quindi un attore molto importante nelle dinamiche politiche e sociali del Medio Oriente, sia per la sua capacità di movimentare le masse, sia per il supporto che alcuni Stati forniscono al gruppo per portare avanti delle proprie istanze nella regione.

Bibliografia

[1]

J. Harrigan e H. El-Said, Economic Liberalisation, Social Capital and Islamic Welfare Provision, Palgrave McMillan, 2009.

[2]

R. P. Mitchell, The Society of the Muslim Brothers, 1993.

[3]

A. Franganillo e J. Fuentelsaz, «The Muslim Brothers in Egypt,» in The Muslim Brotherhood: The Organization and Policies of a Global Islamist Movement, Palgrave Macmillan, 2010.

[4]

B. Rubin, «Comparing Three Muslim Brotherhoods,» in The Muslim Brotherhood: The Organization and Policies of a Global Islamist Movement, Palgrave Macmillan, 2010.

[5]

E. Francesca, Economia, religione e morale nell’islam, Carrocci, 2013.

[6]

A. Moussalli, «Wahhabism, Salafism and Islamism: Who Is The Enemy?,» American University of Beirut, 2009.

[7]

J. A. Clark, Islam, charity, and activism: middle-class networks and social welfare in Egypt, Jordan, and Yemen, 2004.

 

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