MIGRAZIONI E TERRORISMO

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A seguito dei recenti attacchi terroristici di matrice jihadista in Europa, il discorso pubblico ripropone il nesso causale tra immigrazione e terrorismo internazionale.

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L’autore dell’attentato terroristico di Nizza del 29 ottobre scorso, il tunisino Brahim Aouissaoui, portava con sé un foglio rilasciato dalla Croce Rossa italiana. Era sbarcato il 20 settembre a Lampedusa. Il dato, incontrovertibile, ha riportato al centro del discorso pubblico il nesso tra immigrazione e terrorismo; e nel panorama istituzionale europeo ha preso nuovo vigore l’urgenza di sicurezza, da perseguire riformando lo spazio Schengen, attuando controlli di frontiera più capillari, ponendo una stretta sulla libera circolazione delle persone e sui canali di transito illegali dei flussi migratori.

Negli anni, il binomio terrorismo-immigrazione ha profondamente modellato la percezione del fenomeno migratorio in seno all’opinione pubblica, in particolare in riferimento ai flussi provenienti da Paesi a maggioranza musulmana. La paura, lecita, ha come reazione la necessità di semplificare, di tracciare meccaniche dicotomie -i buoni e i cattivi-, pretendendo soluzioni immediate, facili. Tale è collegare l’immigrazione all’arrivo di terroristi, e l’auspicio di una chiusura dei porti quale rimedio supremo. Queste dinamiche sono state sicuramente complici della xenofobia che si è scatenata negli Stati europei, nutrendo la presa retorica di quelle formazioni politiche populiste che hanno fatto della strumentalizzazione della questione migratoria il proprio punto forte.

Insistere sul collegamento tra i flussi migratori e il terrorismo è fuorviante. Sono due fenomeni transnazionali ben distinti, che però possono trovare episodi di connessione. Vi è un potenziale di infiltrazione terroristica nei flussi migratori; certamente, vi sono stati casi di individui già legati ad organizzazioni terroristiche, o vicini a ideologie estremiste, intercettati tra i migranti. La bassissima incidenza di questa categoria, tuttavia, porta ad affermare che i dati statistici smentiscono qualunque nesso di causalità tra migrazione e terrorismo. Anzi, la violenza e l’estremismo sono tra le cause primarie per cui milioni di persone migrano, fuggendo proprio dai gruppi terroristici, si pensi alle partenze dai Paesi saheliani e alla pressione migratoria sul Niger.

La problematica concreta è la radicalizzazione di coloro i quali sono già in Europa. Il numero più cospicuo di terroristi è tra i cittadini europei, prevalentemente immigrati di seconda, terza e quarta generazione. Questi individui, nati e cresciuti in Europa, sono spesso appartenenti a famiglie musulmane dalle quali non hanno ricevuto un’educazione religiosa radicale. Il processo di radicalizzazione avviene, dunque, secondariamente. Tali soggetti, infatti, rifiutano e si discostano dalla religiosità praticata dai genitori, evidenziandone la corruzione avvenuta ad opera del contesto occidentale.  

 Sembra innegabile che il rischio di radicalizzazione sia più alto in contesti in cui le comunità straniere -musulmane- sono stigmatizzate e marginalizzate. Le scarse possibilità di accesso ad una valida educazione e ad un reale processo di integrazione sono fattori che incentivano il risentimento e la frustrazione. Queste generali condizioni dovute, nel concreto, alla mancanza di opportunità, concorrono ad esacerbare una conflittualità identitaria e sociale. Ecco che la gestione europea di sfide complesse, quali sicurezza e migrazioni, non può prescindere, oltre che da un’incrementata cooperazione operativa, dall’implementazione di politiche e pratiche di integrazione e prevenzione lungimiranti. Quest’ultime devono, a questo punto, andare necessariamente oltre la mera semplificazione e la retorica spiccia.

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Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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