LO YEMEN MUORE DI FAME, MENTRE L’OCCIDENTE ACCLAMA BIDEN

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Mentre i leader della comunità internazionale mandano tweet e congratulazioni al nuovo presidente-eletto USA Joe Biden, la situazione in Yemen viene ancora una volta dimenticata. Le Nazioni Unite hanno recentemente denunciato che più dell’80% della popolazione è sprovvista di cibo e acqua, morendo conseguentemente di fame. Infatti, la guerra in Yemen è uno dei tanti dibattiti internazionali che viene spesso omesso, sia a causa della difficoltà di risoluzione del conflitto sia perché gli attori in campo, tra terroristi e paesi del Golfo, hanno obbiettivi più grandi che portare al termine la guerra.  Questa analisi vuole metter luce sui protagonisti della guerra yemenita e analizzare i comportanti della comunità internazionale.

 

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Una guerra infinita

L’UNICEF ha recentemente pubblicato uno studio sottolineando che circa 98mila bambini in Yemen rischiano la morte a causa della malnutrizione dovuta dal conflitto. Sono anni infatti che si combatte una guerra infinita in Yemen, che ha messo a repentaglio la sicurezza di tutta la popolazione ma specialmente dei minori. Sono i bambini quelli che soffrono di più nelle crisi, perché sprovvisti di qualsiasi aiuto e obbligati a convivere con degli scenari di guerra che nessuno dovrebbe mai vedere. Le Nazioni Unite hanno denunciato la situazione in Yemen come la peggiore crisi umanitaria e alimentare al mondo, annunciando che senza l’aiuto dell’Occidente si è arrivati ad un momento di non ritorno. Ma chi sono gli attori implicati nella guerra?

La guerra in Yemen è iniziata nel 2011, e come riporta la BBC, è peggiorata nel 2015 quando il governo transitorio non è riuscito ad attenuare gli scontri con i movimenti separatistici interni e il terrorismo domestico. A peggiorare la stabilità interna sono stati anche la corruzione governativa e l’alto tasso di disoccupazione, elementi che hanno portato il paese sull’orlo di una crisi economica. La situazione è poi peggiorata drasticamente, evolvendosi in una vera e propria proxy war, dato il coinvolgimento di molti altri paesi del Golfo che in Yemen vedono l’opportunità di un nuovo sbocco sul mare per l’esportazione di petrolio. Il movimento separatista Houthi, che viene considerato dall’ex governo centrale il nemico della guerra, ha il controllo di tutta la parte ad ovest del paese, appoggiato dal governo iraniano e nordcoreano. Ad est il controllo del territorio e in mano in parte ad Al-Qaeda e in parte al ex-governo di Abdrabbuh Hadi, appoggiato a sua volta dall’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Inoltre, vi sono territori sotto il controllo dei terroristi di Ansar Al-Shari’a e altri comandati da ribelli separatisti.

La crisi umanitaria, di chi è la colpa?

Il coinvolgimento di tutti gli attori sopra elencanti, insieme alla mancata supervisione dell’Occidente, ha causato una vera e propria crisi umanitaria. L’Occidente viene spesso criticato per il suo mancato coinvolgimento in Yemen, specialmente considerati i rapporti economici-militari che molti hanno con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e l’Iran. Infatti, alcuni paesi EU insieme agli Stati Uniti, sono stati accusati da Amnesty International per crimini di guerra. Questa accusa non è per il loro coinvolgimenti diretto nel conflitto, dato che – tranne alcuni interventi USA – non vi sono stati, ma per il rapporto indiretto che questi hanno con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Secondo questo studio di Amnesty, l’Occidente ha venduto armi e aerei da guerra ai paesi del Golfo per un valore di 3.5 miliardi di dollari – armi che poi sono state utilizzate contro la popolazione yemenita durante il conflitto. L’Occidente non è l’unico ad essere sotto accusa, anche i ribelli, i terroristi e l’ex governo sono criticati per aver violato i diritti umani, mostrando come tutti gli attori implicati nel conflitto sono partecipi in questa crisi umanitaria.

 

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Il futuro incerto

Nonostante i recenti sviluppi nella guerra, che hanno portato alla liberazione di oltre 700 prigionieri e altri ostaggi, non sembra vi sia un cessate fuoco all’orizzonte. L’Arabia Saudita ha dichiarato il suo diritto di veto su qualsiasi proposta di accordo da parte dei ribelli, gli Houthi e gli alleati di Hadi hanno entrambi annunciato la volontà di un accordo ma accusandosi a vicenda di non avere questa volontà. Nel 2018 è stato tentato un accordo insieme alle Nazioni Uniti, ma è stato violato dopo pochi giorni. Nel 2020, ancora una volta, le parti hanno concordato su un cessate il fuoco, grazie agli USA e all’Inghilterra, ma nel giro di poche ore, questo è stato violato ben 105 volte causando la morte di molti civili.

Di certo, l’escalation della guerra insieme a quella contro il Covid-19, non aiuta i civili e i bambini innocenti vittime del conflitto. Il Direttore di Save the Children in Yemen, Xavier Joubert, ha dichiarato che “I recenti numeri diffusi sulla situazione nello Yemen meridionale dovrebbero servire da forte campanello d’allarme. È probabile che ancora più bambini possano perdere la vita in tutto il paese se la crisi non verrà affrontata rapidamente. La combinazione letale di guerra e fame, infatti, sta spingendo ogni giorno migliaia di bambini verso la fame”. Queste affermazioni, insieme alla mancata volontà dell’Arabia Saudita e il taglio economico al programma di aiuti internazionali verso lo Yemen, mostrano come, ancora una volta, gli interessi economici sul tavolo siano più importanti della pace. Infatti, come ha riportato l’ISPI, nonostante l’esportazione di gas naturale sia ancora bloccato, vi è stata una crescita petrolifera del 40%.

L’Occidente dovrebbe porre maggiori sanzioni verso i paesi implicati nei crimini di guerra in Yemen, oltre a mettere un freno sulla vendita di armi nel Golfo. Forse, con l’insediamento del nuovo Presidente-eletto Joe Biden, la situazione potrebbe cambiare, ma bisognerà vedere come l’Europa reagirà nei confronti di un nuovo coinvolgimento USA in Medio Oriente. Di certo, l’Occidente non ha impedito i crimini di guerra commessi dalle parti implicate nel conflitto, e questo potrà (forse) risultare come il punto di partenza per cessare la guerra. Infine, questa analisi vuole concludere ricordando le parole di Lise Grande, la Coordinatrice Regionale ONU in Yemen: “Se non mettiamo fine alla guerra, andiamo incontro a una situazione irreversibile e rischiamo di perdere un’intera generazione di bambini piccoli dello Yemen”.

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