STOP THE COUNT : LA CORTE SUPREMA POTRÀ RIBALTARE IL VOTO?

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Da sabato 7 novembre, Joe Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, avendo raggiunto i 270 grandi elettori necessari per confermarsi alla guida del “mondo libero”. Il Presidente uscente, Donald Trump, tuttavia, ha già annunciato ricorsi per ottenere l’annullamento del voto, fino ad arrivare alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Al di là del mero dibattito politico e demagogico, dal punto di vista del diritto la strada intrapresa da Trump appare impervia, decisamente in salita. Ciò per una serie di ragioni in punto di merito: innanzitutto, le Corti americane funzionano secondo un sistema piramidale; ciò vuol dire che devono essere adite i singoli tribunali dello Stato che, su una base di criteri stringenti – agitazioni popolari, gravi, precisi e concordanti sospetti di broglio elettorale – potranno decidere se accogliere o meno il ricorso. Se, e solo se, le singole Corti accolgono il ricorso l’iter legale può proseguire fino alle rispettive Corti Supreme. A contrario, in caso di rigetto del ricorso gli avvocati di Trump potrebbero decidere di ricorrere direttamente alla Corte Suprema federale. Questa però potrebbe ben ritenere di non accettare il ricorso, attestandone l’infondatezza.

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In secondo luogo, molto ha a che fare con la grande eterogeneità sottesa alle leggi elettorali dei singoli Stati americani, specie per ciò che attiene al riconteggio dei voti: infatti, in ben 43 Stati su 50 esistono normative che consentono il ricalcolo dei voti; in particolare, in circa la metà sono in vigore leggi che consentono tale procedura automatica, quando lo scarto di voti tra i due candidati è molto basso. Il puzzle della definizione del numero dei grandi elettori dipende dunque da 50 sistemi giuridici diversificati in ciascuno Stato. Per questo, un riconteggio – sebbene non impossibile- potrebbe quantomeno essere assai farraginoso, in un momento in cui l’America appare profondamente divisa e bisognosa di una guida sicura contro il picco della seconda epidemia di Coronavirus. Sembra inoltre molto improbabile che la Corte ritenga di avocare a sé la decisione. Ciò potrebbe compromettere la necessaria separazione dei poteri e la tenuta delle istituzioni democratiche. La decisione della Corte rischia infatti di agitare ancora di più le acque, specialmente se questa decidesse in favore di Trump- infatti- essendo composta da sei giudici Repubblicani dopo la conferma di Amy Coney Barrett, verrebbe inevitabilmente accusata di essere faziosa. In senso contrario, si attirerebbe le ire del Partito. Una situazione che di certo, il Presidente della Corte Suprema cercherà in ogni modo di evitare. Con ogni probabilità, quindi, stiamo per assistere agli ultimi due mesi della presidenza Trump.

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