GREEN INDUSTRIAL REVOLUTION: IL REGNO UNITO SI PROPONE COME LEADER

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In un mondo in cui il cambiamento è continuo ed incessante, l’economia non può rimanere inerte e non può permettersi di escludere innovazione, sostenibilità e rinnovabilità nel suo progresso. Negli ultimi anni gli sforzi verso un’economia più green sono stati molteplici e numerosi gli attori coinvolti sul piano internazionale, sia a livello istituzionale che privato. Considerando la comunità internazionale, particolarmente rilevante è stato l’azione coordinata dalle Nazioni Unite, che nel 1972 ha portato alla Conferenza di Stoccolma, per poi arrivare ai più recenti Accordi di Parigi del 2015. (https://ec.europa.eu/clima/policies) Quest’ultimo è un accordo giuridicamente vincolante, simbolo della volontà dei Paesi segnatari di attuare misure adatte per limitare il riscaldamento globale e coordinare gli sforzi individuali.

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L’Unione Europea si è proposta come promotrice della Green Economy a tal punto che, anche in questo delicato momento, gli strumenti di recovery come il Next Generation EU, oltre al concetto di resilienza includono senza riserve quello di ecosostenibilità. Anche il Regno Unito, in accordo con le recenti dichiarazioni del primo ministro Boris Johnson, si propone ambiziosi obiettivi in materia di energie rinnovabili. Il Governo britannico ha presentato il piano “The Clean Growth Strategy”, un documento di più 165 pagine che può essere racchiuso nei seguenti punti chiave:

  • Migliorare l’efficienza industriale attraverso una crescita pulita investendo in Green Finance Taskforce che si occuperanno di indirizzare sia gli investimenti pubblici che privati
  • Un implemento dell’efficienza delle aziende in termini di riduzione delle emissioni pari del 25%
  • Ridurre i consumi delle proprietà domestiche che ad oggi rappresentano il 13% delle emissioni totali del paese
  • Accelerare il cambiamento verso mezzi di trasporto a zero emissioni
  • Produrre energie flessibili, intelligenti attraverso l’utilizzo di sistemi energetici a basso consumo di carbone che siano sia economici che puliti
  • Rafforzare i benefit e i valori delle risorse naturali del territorio

Tra gli altri, gli investimenti plurimiliardari pianificati dal Regno Unito, includono: un investimento di ben 2,5 miliardi di sterline in tecnologia CSS, ossia di cattura e stoccaggio del carbonio; varie misure per favorire la produttività energetica delle aziende di almeno il 20% entro il 2030 e infine una particolare attenzione è destinata all’energia eolica. Il 6 ottobre, la BBC riporta le parole di Boris Johnson che mira a rendere i parchi eolici la prima fonte di alimentazione elettrica per le case del Regno Unito entro il 2030. ( Clean Growth Strategy )

I progetti sopra presentati sono senza dubbio esempio di un cambiamento radicale che il Regno Unito vuole portare avanti, e che collocandosi in uno scenario particolare come quello della Brexit, genera un maggior stupore. Dagli esiti del Referendum sembrava più verosimile che la popolazione britannica, o per lo meno la fascia meno educata e più anziana della popolazione, fosse restia a muovere dei passi verso un progresso comunitario. Piuttosto, sembrava essere in corso una lotta per ritornare allo splendore economico dei decenni passati attraverso un processo di isolamento e di rivalutazione del multilateralismo. La decisione di investire nelle energie rinnovabili e nella sostenibilità lascia invece ben sperare in un futuro diverso per le prossime generazioni. Un futuro in cui ci saranno nuove dimensioni strategiche, una maggiore inclusione e attenzione verso le necessità collettive. Infatti, proprio lo sviluppo sostenibile non può essere concepito come strumento unilaterale, ma un complesso di soluzioni di cui tutti possiamo beneficiare.

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Con l’intenzione di anticipare l’eliminazione graduale delle auto a benzina nel 2030, l’impegno del Regno Unito nel diventare il leader della Green Industrial Revolution, si è concretizzato negli anni con piani e progetti di volta in volta più lungimiranti. Uno sforzo meritevole di riconoscimento che però garantirà risultati concreti solamente con una partecipazione dell’intera comunità internazionale. I risultati delle recenti elezioni degli USA lasciano uno spiraglio aperto alla possibilità che il colosso economico statunitense possa ritornare a far parte degli Accordi di Parigi o prendere parte ai futuri, seguendo magari l’esempio del Regno Unito e diventare a sua volta promotore delle energie pulite.  

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