ELEZIONI E PANDEMIA, ANALISI ATTRAVERSO LE NOVITÀ NEL SISTEMA DI VOTAZIONE

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Sistema elettorale

La conclusione delle elezioni americane ha scaturito molte riflessioni e dibattiti, non soltanto in riferimento alla vittoria di Joe Biden, ex vicepresidente durante l’amministrazione Obama. Una vittoria per molti inaspettata, infatti fino all’ultimo numerosi sono stati i sondaggi e le previsioni, considerato un momento internazionale molto atteso. Le elezioni americane si svolgono ogni quattro anni e le modalità le ritroviamo nell’articolo 2 della Costituzione americana. Negli Stati Uniti il diritto di voto è universale, sono ammessi alle urne tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni.

 Il sistema elettorale americano viene definito come indiretto, infatti il Presidente degli Stati Uniti non viene eletto direttamente dalla popolazione. Il candidato democratico oppure repubblicano viene votato dalla popolazione degli Stati federali, ne deriva che il conteggio dei voti è su base statale, cioè a maggioranza. Proprio questa elaborata struttura di votazione ha negli anni portato a una difficile interpretazione, e non sono mancati aspri dibattiti.Il vincitore delle elezioni è determinato attraverso un sistema chiamato collegio elettorale. Ciascuno dei 50 stati, più Washington DC, riceve un numero di voti del collegio elettorale, per un totale di 538 voti. Gli stati più popolosi ottengono più voti nei college elettorali di quelli più piccoli.

Un candidato deve vincere 270 voti del collegio elettorale (il 50% più uno) per vincere le elezioni. In ogni stato tranne due,Maine e Nebraska, il candidato che ottiene il maggior numero di voti vince tutti i voti del collegio elettorale dello stato. A causa di queste regole, un candidato può vincere le elezioni senza ottenere il maggior numero di voti a livello nazionale. Ricordiamo come casi nella storia americana  Bush (2000) e il caso di Trump nel 2016 che ha visto il suo successo. La sconfitta della candidata democratica Hillary Clinton è stata determinata da stati in bilico come per esempio Michigan o Wisconsin.

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Difficoltà nel voto postale

Quest’anno le elezioni americane hanno dovuto affrontare una difficoltà in più : l’epidemia mondiale. Oltre allo scenario complicato delle votazioni del sistema elettorale americano, si è aggiunto il Covid-19, che inevitabilmente ha apportato modifiche alle modalità di votazione. Nonostante le difficoltà si è verificata un’affluenza da record, molti hanno votato di persona ed altri tramite posta, questa infatti rappresenta la grande novità dovuta al problema dell’epidemia: il voto postale. Il mail voting si è rivelato determinante nel conteggio delle votazioni, gli elettori che hanno scelto questa modalità sono stati almeno 84 milioni. Questa tipologia però non è stata esente da polemiche.

Proprio in riferimento al mail voting Trump ha espresso le due perplessità sulla maggiore possibilità di brogli rispetto ad una votazione effettuata alle urne. La seconda polemica è rivolta ai tempi del servizio postale, senza dubbio le tempistiche sono diverse in quanto potrebbero volerci fino a 5 o 6 giorni per le consegne con il rischio di non far arrivare in tempo i voti postali. Le polemiche sono state rivolte a US Postal Service, il servizio che si è occupato del sistema postale di votazioni, che a causa di molti tagli sul budget ha consegnato in ritardo i voti postali. In passato il voto postale era riservato ad alcune categorie quali, over 65, cittadini che erano fuori dallo stato di residenza e persone affette da malattie. Ma recentemente è stato esteso, questa ultima elezioni infatti ha visto il voto postale come protagonista a causa della pandemia. Adesso, circa la metà dei 50 Stati ammette questa modalità di votazione a prescindere dall’età o dalle diverse condizioni. Alcuni stati hanno addirittura fatto votare soltanto via posta come : Utah, Hawaii, Colorado, Oregon, Washington, California, Nevada, New Jersey e Vermont.

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Swing State decisivi

Un ruolo importante lo hanno svolto gli Stati in bilico, secondo il Real Clear Politics il destino degli Stati Uniti dipende da una decina di swing State. I voti elettorali delle presidenziali saranno decisi infatti da questi stati in bilico, ogni stato li assegna in proporzione alla propria popolazione : sarà destinato ad andare alla casa bianca il candidato che arriva a 270. Gli stati in bilico hanno sempre destato una particolare attenzione, avendo cambiato più volte lo scenario politico nelle elezioni statunitensi. A differenza di altri paesi non appartengono ideologicamente né al Partito Repubblicano e né al Partito Democratico e quindi hanno avuto la possibilità di cambiare il risultato finale, senza avere una precedente sicurezza. Gli stati che destano interesse dunque sono: Arizona ( 11 grandi elettori), Florida( 29 grandi elettori), Georgia ( 16 grandi elettori), Michigan ( 16 grandi elettori), North Carolina ( 15 grandi elettori), Ohio ( 18 grandi elettori), Wisconsin (10 grandi elettori), Pennsylvania (20 grandi elettori).

Proprio quest’ultimo stato è stato al centro di riflessioni nelle ultime ore di campagna elettorale, considerato uno dei maggiori stati dal quale poteva dipendere l’esito della Casa Bianca. Le elezioni appena concluse hanno registrato la vittoria di Joe Biden, questo ha portato già dalle prime ore a numerosi festeggiamenti in strada con la totale assenza delle misure di sicurezza e distanziamento sociale, dimenticando il primo problema mondiale che si trova ad affrontare l’umanità : l’epidemia. Il mail voting ha visto un’affluenza da record soprattutto per le normative che sono state attuate per fronteggiare questo stato di emergenza, e non bisogna quindi dimenticare che oltre allo scenario della campagna elettorale è sempre presente un altro scenario, quello del Covid-19.

 

 

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