BIDEN ALLA CASA BIANCA: CAMBIAMENTI NEI RAPPORTI DIPLOMATICI TRA WASHINGTON E TEHERAN?

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Le elezioni presidenziali statunitensi potrebbero segnalare un cambio di rotta nella politica estera di Washington, in particolare nelle relazioni con il Medio Oriente e Nord Africa. Quali le conseguenze nei rapporti diplomatici con Teheran?

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Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il diplomatico iraniano e ambasciatore presso il Regno UnitoBaeidinejad accoglie la notizia pubblicando su twitter il meme che fa da copertina al presente articolo. La foto originale, risalente al 1979, mostrava due uomini in bici con tra le mani un giornale dal titolo “Lo Shah se ne è andato”. Nel meme, invece, il titolo è cambiato in “Trump se ne è andato”.

Creando una sorta di analogia tra passato e presente, tra la Rivoluzione Islamica e le attuali elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il meme suscita una importante riflessione: l’elezione di Biden sarà davvero una svolta per l’Iran? Il neo-eletto presidente, durante la sua campagna elettorale, si è mostrato propenso ad allontanarsi dalla politica di massima pressione adottata dall’amministrazione Trump, mostrandosi, piuttosto, disponibile all’adozione di un approccio volto al multilateralismo e alla cooperazioneNocciolo duro dei rapporti Washington – Teheran è senza dubbio l’accordo sul nucleare del 2015. A tal proposito, Biden ha dichiarato più volte di essere disposto a tornare al tavolo dei negoziati per discutere nuovamente del JCPOA. Tuttavia, le trattative potrebbero essere tutt’altro che un tragitto in discesa.

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Se, da un lato, Washington chiede all’Iran di rispettare le clausole dell’accordo, così come stipulato nel 2015, affinché sia plausibile una sospensione delle sanzioni e il raggiungimento di una nuova intesa, dal canto suo l’Iran si mostra più o meno riluttante nel dare il via a nuove trattive e scendere a nuovi compromessi, soprattutto considerando che le carte in tavola potrebbero nuovamente cambiare da un momento all’altro allo scadere dei quattro anni con le successive elezioni presidenziali americane. Inoltre, il leader supremo della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei, che si fa portavoce della fazione conservatrice, sostiene che la politica iraniana debba essere autonoma e non dipendente dall’attitudine adottata da figure esterne al Paese. Obiettivo primario della politica della Repubblica, piuttosto, deve essere quello di garantire stabilità politica, e soprattutto economica, al Paese stesso; proposito da raggiungere indipendentemente da quelli che possano essere i cambiamenti nello scenario regionale e/o internazionale.

Maggiore ottimismo e propensione al dialogo caratterizza invece i riformisti. Questi ultimi sono fiduciosi che la salita al potere di Biden possa facilitare la ripresa economica del paese, grazie all’allentamento della politica di massima pressione che ha caratterizzato l’amministrazione Trump. Pertanto, guardano con ottimismo alle elezioni presidenziali del giugno 2021. In sintesi, è evidente che dei cambiamenti ci saranno. L’approccio imperialista da “America first” sarà accantonato a favore di un approccio basato su una maggiore cooperazione. Tuttavia, gli obiettivi di Biden saranno presumibilmente gli stessi di quelli perseguiti dal predecessore. Nella fattispecie iraniana, gli scopi della politica estera americana consisteranno nell’evitare lo sviluppo del programma nucleare di Teheran. Tuttavia, il mutato atteggiamento statunitense che si prospetta accompagnerà le relazioni con la Repubblica, garantirà presumibilmente un allentamento delle tensioni.

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Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

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