UN’ALLEANZA REGIONALE PER LA RICOSTRUZIONE DELL’IRAQ

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kadhimi è intenzionato a risollevare le condizioni socioeconomiche del paese puntando al rafforzamento delle relazioni con Egitto e Giordania. Il che potrebbe ledere gli interessi di un attore che esercita sull’Iraq un peso non indifferente.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

La settimana scorsa, Egitto e Iraq hanno firmato ben 15 memorandum d’intesa con lo scopo di rafforzare la cooperazione e le relazioni bilaterali in diversi settori: da quello industriale a quello sanitario, prevedendo anche l’attuazione di strategie tese alla tutela dell’ambiente. Uno degli accordi ha visto le aziende egiziane impegnarsi nella realizzazione di progetti di carattere edilizio e infrastrutturale, attraverso la costruzione di nuove strade e abitazioni in Iraq. Dal suo canto Baghdad ha posto come merce di scambio la principale risorsa del paese, cioè il petrolio, che venderà all’Egitto, la cui produzione energetica non riesce più a tenere il passo con il forte aumento della domanda interna. Già da marzo dello scorso anno, i due paesi si erano avvicinati, mostrandosi disposti a implementare, con la partecipazione della Giordania, progetti finalizzati allo sviluppo economico reciproco. Nel quadro di questa cooperazione trilaterale, rientra la costruzione di un gasdotto che collegherebbe la raffineria di Zarqa, nei pressi di Amman, a Bassora, a sud dell’Iraq, abbozzato nel 2013, ma che è stato rilanciato quest’anno con l’inclusione dell’Egitto nel progetto di realizzazione.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Un altro passo è stato fatto questo agosto, quando in un comunicato congiunto dei leader dei tre paesi, è stata sottolineata la necessità di incentivare la cooperazione in ‘’settori vitali’’, tra cui quello elettrico. Il che interessa in prima linea l’Iraq, in cui anni di mal amministrazione e di dilagante corruzione statale hanno danneggiato l’efficienza del sistema elettrico nazionale, come più volte sottolineato dal primo ministro Mustafa Al-Kadhimi. Dall’inizio del suo incarico, egli ha fatto visita a diversi paesi, fuori e dentro il Medio Oriente, alla ricerca di nuovi investimenti e finanziatori per promuovere la ricostruzione dell’Iraq, paese dilaniato da anni di conflitto e di bad governance. L’avvicinamento a Egitto e Giordania si pone in tal senso.

Lo stato che potrebbero essere maggiormente danneggiato da queste relazioni è la Repubblica Islamica Iraniana, la quale ha forti interessi politici ed economici in Iraq. Quest’estate, nel suo tour diplomatico, Al-Kadhimi ha firmato con Teheran un accordo in materia di energia elettrica ma anche dichiarato di essere disposto a comprare elettricità dalla Giordania e di promuovere gli investimenti delle aziende irachene in Egitto. Se queste azioni riusciranno a mettere in secondo piano il peso economico di Teheran nella terra dei due fiumi, il gigante persiano non mancherà di esercitare la pressione del suo deep state sul governo iracheno. Allo stesso modo di come è successo questo maggio, quando alcuni partiti filoiraniani hanno fatto pressione sul neo primo ministro affinché nominasse figure a loro vicine per le cariche di Ministro del Petrolio e dell’Elettricità. Dall’altra parte, tira un sospiro di sollievo il re di Giordania Abd Allah II, il quale aveva espresso in passato la sua preoccupazione riguardo il rafforzarsi dell’influenza iraniana in Medio Oriente. Oggi, invece, potrebbe contare su due alleati chiave per contenere la cosiddetta ‘’mezza luna sciita’’ tra cui l’Iraq, tradizionalmente vicino a Teheran ma che oggi cerca di ridurne il peso politico e economico negli affari interni del paese.

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

Latest from DAILY