TERRE RARE: ALL’INCROCIO TRA TECNOLOGIA, STORIA E GEOPOLITICA

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Il caso delle terre rare illustra la convergenza tra tecnologica, storia e geopolitica in un mercato in cui la Cina è la protagonista indiscussa

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Nel settembre 2010, la Cina ha politicizzato la sua posizione dominante nel mercato delle terre rare, quando ha sospeso le esportazioni di queste ultime verso il Giappone, a seguito dell’arresto da parte della marina giapponese del capitano di un peschereccio cinese a largo delle isole Diaoyu (in cinese) o Senkaku (in giapponese) nel Mar cinese orientale. Le isole sono al centro di una disputa storica per la loro sovranità tra Cina e Giappone; controllate dai giapponesi dopo la guerra con la Cina nel 19° secolo, cedute poi agli americani dopo la seconda guerra mondiale e consegnate nuovamente al Giappone nel 1971, le isole sono per la PRC un ricordo del “secolo di umiliazione”. L’arresto del cittadino cinese da parte delle autorità giapponesi ha quindi riacceso la questione e infiammato gli animi nazionalisti. Pechino ha deciso così di segnalare il suo disappunto tramite il divieto temporaneo di esportazione di terre rare verso il Giappone, la cui industria automobilistica ed elettronica dipendeva per l’80% da export cinesi di terre rare. Nello stesso periodo, le esportazioni verso l’UE e gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento, per ragioni probabilmente legate al desiderio di segnalare il cambiamento di direzione di Pechino. La questione è stata affrontata per vie legali tramite la World Trade Organization (WTO), che nel 2014 ha imposto alla RPC l’eliminazione delle quote di esportazione.

Dopo questa controversia geopolitica, molti paesi hanno avvertito la necessità di trovare nuove risorse di terre rare, diminuendo la dipendenza dalla Cina e cercare soluzioni alternative all’impiego di questi metalli. Il Giappone ha costituito una partnership con l’azienda estrattrice Lynas, che estrae terre rare in Australia, per poi processarle in Malesia. A Mountain Pass, l’estrazione è ricominciata, tuttavia, il sito non è ancora adatto alla lavorazione dei metalli, che vengono esportati in Cina, per poi essere nuovamente importati negli Stati Uniti.

Le dispute commerciali tra Cina e Stati Uniti hanno ulteriormente accelerato questo processo di riorganizzazione della supply chain. Seppur esenti dalle tariffe di importazioni sulle merci in arrivo dalla Cina, le terre rare sono state spesso menzionate come possibile strumento di coercizione in questa controversia geopolitica. Inoltre, la necessità di cercare nuovi produttori deriva anche dalla diminuzione della produzione cinese a partire dal 2016, quando il governo centrale ha disposto la chiusura di impianti estrattivi illegali, che oltre ad inquinare l’ambiente, contribuivano alla discesa dei prezzi delle terre rare. Questa drastica riduzione della capacità produttiva è testimoniata dai dati sulle importazioni cinesi per il 2018, quando il paese è diventato il primo importatore mondiale di terre rare, restando nel contempo il primo produttore.

Le aziende dei settori per i quali l’uso di terre rare è considerato imprescindibile stanno adottando svariate strategie per diminuire la dipendenza dalle esportazioni cinesi. Le giapponesi Toyota e Honda stanno sviluppando motoricontenenti il 50% in meno di terre rare per la nuova generazione di auto elettriche. L’americana Apple ha dapprima utilizzato terre rare riciclate da produzioni manufatturiere nel taptic engine (il sostituto del tasto home), per poi passare alla presenza di metalli riciclati nell’intero hardware del nuovo iPhone 12.

La questione delle terre rare rappresenta quindi un esempio di come lo sviluppo tecnologico, le eredità storiche e la geopolitica siano intrinsecamente legate. Questa vicenda costituisce anche un caso studio per la strategia di diversificazione delle importazioni da produttori considerati inaffidabili, così come della spinta verso la sostenibilità ambientale derivante da preoccupazioni di natura geopolitica ed economica.

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Annalisa Mariani

Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lioho capito che l'aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. QuelPartito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho decisodi studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China eGlobalizzazione al King's College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso / proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportivae mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, sonoo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completo le persone sotto ogni punto di vista echesia l'unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.

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