AL PASSO DI SUGA: UN ABE 2.0?

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Poche cose sono complicate quando salire al potere nel mezzo di una crisi e Yoshihide Suga, nuovo primo ministro del Giappone, si è trovato a iniziare il suo percorso a metà strada. Ormai sono quasi due mesi che Suga ha sostituito Abe, costretto (se vogliamo) a lasciare l’incarico da primo ministro a causa del suo stato di salute e delle conseguenti pressioni politiche. Chiaramente è impossibile tirare le somme o valutare in alcun modo l’operato di Suga dopo neanche due mesi di governo, ma si può andare ad identificare le aree d’azione in cui le due leadership (passata e presente) divergono e dove invece si assomigliano; quindi, è lo “zio Reiwa” (soprannome affibbiatogli dopo aver rivelato che il nome della nuova era imperiale giapponese sarebbe stato Reiwa)?.  Sono un paio i punti focali su cui si è incentrata l’attenzione di tutti: l’economia e la politica estera.

L’elemento centrale del governo di Abe è stato senza dubbio la cosiddetta Abenomics. Secondo il sito dello stesso governo giapponese, questa politica economica era stata implementata da Abe con l’idea di “raggiungere uno sviluppo sostenibile e rendere il Giappone il pioniere di un nuovo modello sociale”, focalizzato sul combattere la deflazione e rinnovare la crescita economia tramite una politica monetaria espansiva e una maggiore spesa fiscale, combinando le riforme strutturali necessari per gestire una popolazione sempre più anziana. Suga sembra quindi intenzionato a preservare la priorità dello sviluppo economico, dicendo che, solo quando ci sarà nuovamente una crescita economica, si potrà pensare di promuovere cambiamenti al sistema fiscale. Pur rendendosi conto che ci sarà bisogno ancora di tempo prima di poter promuovere determinate riforme, Suga ammette già adesso di essere pronto a promuovere diverse riforme fiscali e strutturali. Il primo ministro ha poi presentato il piano del governo per portare il Giappone ad essere carbon neutral entro il 2050. L’obiettivo è quello di ridurre – fino a portare a zero – la dipendenza energetica del Giappone dai combustibili fossili, che al momento forniscono ancora il 56% dell’energia del paese, a fronte di 22-24% da fonti rinnovabili.

Gli esperti però ritengono che un risultato così ambizioso richiederebbe delle forti modifiche al piano corrente e, con molta probabilità, non sarà raggiungibile se non vengono riprese immediatamente le attività nelle centrali nucleari, tra cui anche quella di Fukushima. Un’interessante distinzione tra Abe e Suga riguarda poi il forte sostegno di quest’ultimo ad una forte riforma della politica d’immigrazione, per permetterebbe a più lavoratori stranieri di entrare nel paese e di sopperire alla diminuzione della forza lavoro, posizione alla quale si opponeva fortemente Abe.

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Anche in fatto di politica estera, Suga sembra essere in linea con quanto precedentemente fatto da Abe. Le relazioni con gli Stati Uniti rimangono al cuore della diplomazia giapponese, pur cercando di mantenere al contempo dei rapporti stabili con la Cina. Il tasto dolente della Corea del Nord, ad un missile di distanza (come ha già mostrato più volte Kim), sembra poter giovare dall’arrivo di Suga. Il primo ministro ha detto di essere disposto ad incontrare Kim, andando oltre il mai-risolto problema dei rapimenti di cittadini giapponesi da parte della DPRK negli anni ‘80.

La prima visita all’estero per Suga è stata però condotta nel Sud-Est asiatico. Seguendo i passi del suo ex-capo Abe, con questa mossa ha sottolineato l’importanza della regione e l’interesse che ha il Giappone nel competere con la Cina per aumentare la propria influenza nell’area. Rimane quindi in dubbio se Suga deciderà di seguire le orme di Abe e di mantenere e consolidare il ruolo di guida politica, economica e civile nella comunità internazionale, ruolo che il Giappone aveva iniziato a ricoprire proprio grazie agli sforzi diplomatici di Abe. La continuità con la politica estera del suo predecessore sembra essere vista di buon occhio, almeno dagli Stati Uniti, essendo anche Suga un personaggio ben conosciuto nel suo nativo Giappone, ma poco noto a livello internazionale.

Di sicuro una decisione che Suga dovrà prendere a breve riguarderà le Olimpiadi di Tokyo, ormai 2021. Se Suga sembra essere pronto a trovare una soluzione così da poter ospitare i Giochi, la realtà dipende molto dall’evolversi della curva epidemiologica mondiale. Non solo rimane quindi il dubbio su cosa farà Suga in questi ultimi mesi che rimangono di mandato, ma se riuscirà a vincere le elezioni che si terranno nel 2021 e a offrire continuità allo sue politiche, avendo così il tempo di emergere come un primo ministro slegato dal suo predecessore: sarà in grado di seguire le proprie convinzioni e di emergere oppure rimarrà in eterno all’ombra di Abe?

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