LA FRANCIA E L’ISLAM: STORIA DI UN’INTEGRAZIONE FALLITA

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, venerdì 23 ottobre, ha rilasciato delle dichiarazioni controverse circa il ruolo dell’Islam nel mondo. Definendo la religione in questione “in crisi”, l’uomo forte di Parigi ha mandato su tutte le furie i musulmani di tutto il mondo. L’intento del leader francese era annunciare l’avvio di un piano per difendere i valori secolari della Repubblica contro l’Islam radicale. Alla luce di ciò, è stata notificata l’intenzione di procedere con una supervisione più rigida delle normative scolastiche del Paese insieme ad un maggiore controllo dei finanziamenti stranieri delle moschee. 

Il dibattito francese sul ruolo dell’Islam era stato approfondito in seguito alla decapitazione di un insegnante che aveva mostrato delle caricature del Profeta Muhammad in un corso sulla libertà di espressione. Tali raffigurazioni erano state precedentemente pubblicate dalla rivista satirica Charlie Hebdo, tuttavia nella fede musulmana qualsiasi rappresentazione del Profeta è considerata blasfema. Il 23 ottobre le vignette in questione sono state proiettate su alcuni edifici governativi francesi. I social media sono stati invasi dalle critiche contro Macron. Tra i protagonisti: l’Algeria, l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Giordania, il Kuwait, la Palestina, il Qatar e la Turchia.

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Come intendere le parole di Macron?

Le affermazioni del presidente francese possono essere soggette a due interpretazioni distinte. Dal punto di vista della politica interna, occorre innanzitutto ricordare che la Francia è il paese che ospita il maggior numero di musulmani in Europa Occidentale, circa 5 milioni. Ne deriva infatti che l’Islam sia la seconda religione del Paese per numero di fedeli. Storicamente, è possibile evidenziare come l’islamizzazione della Repubblica Francese prenda le mosse dalle attività svolte nelle moschee. Spesso, infatti, si tende a fraintendere e mal interpretare non solo la vera realtà della fede islamica ma il ruolo della moschea. La moschea non è infatti una semplice “chiesa” musulmana preposta unicamente ad attività come la preghiera e il contatto tra fedeli. In moschea, la comunità islamica si riunisce anche per considerare eventuali urgenze sociali, culturali e politiche. Non può altresì essere considerato corretto etichettare la moschea unicamente come un luogo di preghiera.

La paura delle autorità francesi è che l’estremismo prenda residenza nelle moschee, in quanto queste sono giudicate suscettibili ad acquisizioni ostili. Non sorprende, in questo contesto, la decisione di presentare una proposta di legge volta a rafforzare la separazione tra chiesa e stato. Ad ogni modo, è comunque interessante notare che, ad oggi, la legge francese consente alle persone di professare qualsiasi fede, ma vieta le manifestazioni di affiliazione religiosa, come indossare l’hijab, nelle scuole e all’interno della pubblica amministrazione. Tra le altre misure contenute nel disegno di legge vi è inoltre l’intenzione di porre gradualmente fine alla pratica, ormai di lunga data, di importare imam da altri paesi, in particolare dalla Turchia, dall’Algeria e dal Marocco. Tale prassi dovrebbe essere sostituita dalla formazione di imam in Francia. Un’organizzazione musulmana che funga da canale ufficiale per i leader francesi dovrebbe prendere parte al progetto.

Secondo un secondo punto di vista, quello esterno, il rapporto tra la comunità musulmana e la Francia sembra avvicinarsi pericolosamente ad un punto di non ritorno. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, non solo ha messo in dubbio la salute mentale di Macron ma ha inoltre deciso di richiamare il proprio ambasciatore ad Ankara. Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha scritto su Twitter: “I musulmani sono le principali vittime del ‘culto dell’odio’ – potenziato dai regimi coloniali ed esportato dai propri clienti”. Il ministro degli Esteri pakistano ha convocato l’ambasciatore francese a Islamabad per discutere circa l’operato di Macron. “I semi dell’odio che vengono coltivati ​​oggi polarizzeranno la società e avranno gravi conseguenze” ha affermato il ministro degli Esteri, Shah Mehmood Qureshi. Simili reazioni sono arrivate anche dal resto della comunità musulmana, la quale nel complesso ha chiesto il boicottaggio di prodotti francesi.

Tutto considerato, è necessario evidenziare che la Francia è una nazione ancora traumatizzata da almeno 38 attentati terroristici, ispirati dallo Stato Islamico, avvenuti nel giro degli ultimi otto anni. Due di questi attentati nel complesso hanno causato la morte di più di 200 persone. Ragion per cui, le misure che il presidente intende intraprendere hanno trovato un supporto significativo nell’opinione pubblica interna al Paese. Certamente, a peggiorare la situazione ha contribuito l’attentato del 29 ottobre a Nizza, descritto dalla polizia locale come “una scena dell’orrore”. I cittadini francesi continuano a subire shock, costretti ad immaginare innocenti sgozzati e decapitati. Allo stesso modo, le forze dell’ordine operano in uno scenario di tensione perenne, come dimostrato dall’espulsione di 231 sospetti estremisti e dagli eventi di Avignone, verificatosi solo poche ore dopo l’attentato di Nizza.

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Libertà d’espressione e tutela della sensibilità religiosa

Alcuni parlano di un’Europa cristiana minacciata dall’estremismo islamico. Altri parlano di un’Europa islamofobica responsabile per la diffusione di odio e pratiche discriminatorie. In realtà, nessuno di questi scenari è veritiero. Il terrorismo di matrice islamica dovrebbe essere oggetto di condanne in quanto terrorismo e non sulla base della sua ispirazione. Perciò occorre prendere le distanze, non importa quanto questo sia difficile. Anche nel caso di Avignone, dove l’estremismo non ha colpito in modo casuale ma proprio all’interno di una chiesa. In questo momento, non vi è alcun bisogno di difendere il cristianesimo o demonizzare l’Islam. È necessario combattere il fondamentalismo e favorire l’integrazione, mantenendo uno sguardo vigile sul futuro non di un solo paese ma dell’ordine internazionale.

La dicotomia creata tra secolarismo e estremismo religioso è frutto di un’associazione artificiosa. Non vi è necessariamente un legame tra le due cose. Anzi, l’esistenza di una simile relazione dovrebbe essere considerata come il fallimento francese di creare un paese capace di garantire l’integrazione tra culture, religioni e popoli diversi. Macron ha provato a trovare il giusto equilibrio tra la difesa del diritto di libertà di espressione e la tutela della sensibilità religiosa dei musulmani. Da una parte, il leader francese ha sottolineato di non aver mai appoggiato la pubblicazione di immagini potenzialmente offensive per i fedeli islamici. Dall’altra, invece, ha ribadito che non esiste giustificazione alcuna per l’uso della violenza. Certo, definire l’Islam una religione “in crisi” non è stato d’aiuto per nessuno, in quanto di certo non favorisce il processo d’integrazione e non ha nemmeno rassicurato l’opinione pubblica. Per concludere, occorre evidenziare che lo scenario francese non è un unicum in Europa. Gli attacchi avvenuti a Vienna la notte del 2 novembre sono un’altra triste conferma che la mancata integrazione va di pari passo con la radicalizzazione e il terrorismo.

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