PECHINO DOVRÀ RISARCIRE I DANNI?

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Si accumulano i ricorsi di privati contro la Cina per la gestione iniziale del coronavirus

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Durante gli ultimi mesi, intorno al mondo Stati, compagnie e singoli hanno citato in giudizio la Cina, chiamando di volta in volta in causa Pechino, il Partito Comunista Cinese, il Ministero della Sanità e altre entità governative in merito alla responsabilità che questi avrebbero avuto nella diffusione planetaria del coronavirus. In Italia, già lo scorso aprile arrivò la notizia dell’Hotel de la Poste di Cortina d’Ampezzo che  citava per danni il Ministero della Sanità cinese per non aver tempestivamente segnalato all’OMS, tra novembre e dicembre 2019, lo stato di diffusione e la letalità degli effetti del virus, e per non aver assunto i provvedimenti di controllo necessari sui passeggeri in partenza dalla Cina.

Ancora, per conto di due aziende di Parma operanti nel settore petrolifero sono stati notificati due atti di citazione contro il Ministero della Sanità cinese, il cui oggetto è il risarcimento dei danni subiti per gli effetti del Dpcm 9 marzo 2020, che ha imposto il lockdown nazionale durante la prima ondata pandemica in Italia. Adottando come base il Trattato bilaterale del 20 maggio 1991 per l’assistenza giudiziaria in materia civile, a fare causa a Pechino per conto delle società è Konsumer, associazione per la difesa dei diritti di consumatori ed utenti, che chiede al gigante asiatico un risarcimento danni  per un crollo dei ricavi pari a quasi 18 milioni di euro a seguito della sua condotta illecita per la gestione della pandemia.

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Considerando, tuttavia, l’istituto dell’immunità statale dalla giurisdizione, è difficile immaginare che le denunce dinanzi alle corti nazionali, che pure stanno diventando una tendenza mondiale, possano andar oltre il campo politico e simbolico. In particolare, si ricordi che in materia vige la norma, consolidata dalla prassi giurisprudenziale, della sottrazione di uno Stato straniero dalla possibilità che dei privati lo portino in giudizio, qualora la condotta contestata sia avvenuta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, salvo si tratti di violazioni di norme cogenti. Secondo alcuni legali, il problema dell’immunità si potrebbe aggirare citando in giudizio il Partito Comunista, piuttosto che enti governativi protetti dall’immunità. La previsione è, comunque, contestata da quanti rilevano che il Partito, nel caso in specie, si identifica con lo Stato. In conclusione, si ritiene che la Cina farà valere la propria immunità di fronte ai ricorsi, ma starà a Pechino decidere come reagire per preservare la propria reputazione. Per adesso è invitata a comparire dinanzi al Tribunale di Parma il 9 luglio 2021.

 

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Annachiara Cammarata

Annachiara Cammarata, analista per IARI di Diritto Internazionale e diritti umani. Laureata in Mediazione linguistica e culturale presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con una tesi sulla tutela dei diritti umani nel sistema giuridico islamico, sono attualmente laureanda magistrale in Relazioni Internazionali per l’area MENA nello stesso ateneo, redigendo la mia tesi sulla cooperazione strategica dell’Ue con i Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori, e sto frequentando un Master di II livello in Politica e Relazioni Internazionali presso la LUMSA di Roma. Durante il mio percorso universitario ho avuto l’opportunità di studiare all’estero in Europa, America Latina e Nord Africa, esperienze preziose che mi hanno aiutata a dare forma ai miei progetti accademici e lavorativi.

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