ELEZIONI USA: LOTTA ALL’ULTIMO VOTO

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Donald Trump e Joe Biden affermano entrambi di essere in testa nella corsa per le presidenziali americane 2020, anche se il risultato finale è appeso a un filo ed entrambe le parti si preparano ad un’azione legale.

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La campagna di Trump è attualmente impegnata nel contestare i conteggi, ancora in fase di svolgimento, negli stati chiave del Nevada, Wisconsin, Georgia, Pennsylvania e Michigan. Biden, al momento è riuscito a conquistare Michigan e il Wisconsin, ma non è ancora emerso alcun risultato certo dalla Pennsylvania dove attualmente è in leggero vantaggio. Nel 2016 Trump riuscì a conquistare questo stato proprio grazie ad una manciata di voti. Chiaramente, vincere tutti e tre questi stati della Rust Belt rappresenterebbe un’enorme vittoria per il candidato democratico. L’ex vice di Obama, è attualmente in testa anche in Nevada e Arizona. Nel mentre, in Georgia, il divario tra lui e Trump è sempre più irrisorio e il conteggio è attualmente ancora in svolgimento: a mancare sono ancora i voti della zona vicina ad Atlanta, solitamente a maggioranza democratica.

Biden si è detto fiducioso sul fatto di essere sulla buona strada per battere il suo rivale repubblicano. Secondo le previsioni, l’affluenza alle urne nelle elezioni di martedì dovrebbe essere la più alta degli ultimi 120 anni con il 66,9%, risultato che è stato ottenuto soprattutto grazie all’incentivazione del voto per posta a causa del Covid-19. Biden ha raggiunto il sostegno di 70,5 milioni di elettori, il più alto mai vinto da un candidato presidenziale. Il presidente Trump ha ottenuto 67,2 milioni di voti, quattro milioni in più rispetto al 2016. Mercoledì pomeriggio, Biden ha dichiarato ai giornalisti di Wilmington, nel Delaware, di essere molto fiducioso riguardo la sua vittoria, e riguardo anche il voto della Pennsylvania. [1] Trump ha invece tentato, senza alcuna prova concreta, di seminare dubbi sulla validità dei voti contati dopo il giorno dell’elezione e espressi per posta. Anche l’assistente senior della campagna elettorale di Trump, Jason Miller, si è mostrato molto ottimista dichiarando: “Entro la fine di questa settimana, sarà chiaro a tutta la nazione che il presidente Trump e il vicepresidente Pence, saranno stati eletti per altri quattro anni”.

 

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Il punto della situazione.

Biden ha 253 voti del Collegio Elettorale, che gli danno il vantaggio nella corsa per accumulare i 270 necessari per vincere la Casa Bianca.  Trump ne ha 214. Ogni stato americano possiede un certo numero di voti del collegio elettorale, anche in base alla sua popolazione, con un totale di 538 in palio. La rielezione di Trump sembra sempre più improbabile. Allo stato attuale infatti, Biden è passato in vantaggio sia in Georgia (16) che in Pennsylvania (20). Stati dove fino a poche ore fa Trump aveva la maggioranza dei voti. Biden è quindi in vantaggio in Wisconsin (10), Georgia, Pennsylvania, Arizona (11) e Nevada (6).  Trump invece è avanti in North Carolina (15) e Alaska (3). L’ Arizona è invece considerato una “probabile” vittoria per il democratico. Per quanto riguarda il conteggio in Nevada – dove Biden è leggermente più avanti – il conteggio non dovrebbe terminare prima diversi giorni. [2]

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E le contestazioni legali?

La campagna del presidente in carica ha avviato una serie di cause legali che chiedono la sospensione dei conteggi, ma in Stati come l’Arizona e il Nevada, dove Trump è attualmente marginalmente indietro, i suoi sostenitori chiedono che i conteggi continuino. La campagna di Trump ha avviato una causa anche in Michigan per fermare il conteggio poiché sosteneva che gli era stato negato l’accesso al fine di osservare l’apertura delle schede e il conteggio. A Detroit, Michigan, la polizia è stata chiamata mercoledì pomeriggio per sorvegliare le porte di un centro di conteggio dei voti, mentre alcuni manifestanti all’esterno chiedevano l’accesso per monitorare il processo. Secondo la Detroit Free Press, c’erano già circa 200 persone che osservavano il voto all’interno dell’edificio. 

La campagna Trump ha anche intentato due cause in Pennsylvania per fermare il conteggio dei voti. I funzionari elettorali hanno chiesto pazienza ed il governatore dello stato Tom Wolf ha dichiarato che “il ritardo a cui stiamo assistendo è un segno che il sistema sta funzionando”. Trump ha anche avviato un’azione legale contro la Georgia per fermare il conteggio dei voti in quel Paese. Secondo la sua campagna elettorale, un osservatore repubblicano nello Stato del sud ha visto 53 schede assenti in ritardo che sono state aggiunte illegalmente a una pila di voti nella contea di Chatham. E nel Wisconsin, la campagna di Trump ha dichiarato che il presidente avrebbe formalmente richiesto un riconteggio per “irregolarità in diverse contee del Wisconsin”.

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L’elezione potrebbe essere decisa in tribunale?

I risultati incompleti indicano che, nel Wisconsin, il margine tra il presidente Trump e l’ex vice-presidente Biden è inferiore a un punto percentuale, il che permetterebbe ad uno dei candidati di chiedere un riconteggio. Allo stato attuale, Biden è in vantaggio di oltre 20.000 voti e secondo gli esperti elettorali, i riconteggi solitamente, cambiano il risultato ottenuto di poche centinaia di voti. Giovedì, il Partito Repubblicano del Nevada ha confermato il piano della campagna elettorale di Trump di intentare una causa per irregolarità di voto nello Stato. La causa sosterrà che circa 10.000 voti sono stati espressi da persone che non vivono più nello stato.

Nel 2016, sono state le vittorie di Trump proprio in Wisconsin, Michigan e Pennsylvania ad avergli assicurato la vittoria e quindi la Casa Bianca. Il discorso di Trump, che mercoledì ha dichiarato di aver vinto le elezioni nonostante i molti voti non ancora conteggiati, ha suscitato forti critiche sia da parte dei Democratici che dei Repubblicani. Trump ha dunque giurato di avviare un ricorso alla Corte Suprema. La sua campagna ha chiesto ai donatori repubblicani di aiutare a finanziare le cause legali. Solitamente tali procedimenti legali iniziano a livello statale, e potrebbero solo alla fine giungere alla Corte Suprema. [3]

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