CHE VINCA BIDEN O TRUMP POCO CAMBIA IN MEDIO ORIENTE

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I due candidati statunitensi, agli antipodi su numerosi aspetti, non differiscono molto quando si tratta di politica estera in Medio Oriente, al di là della retorica utilizzata.

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Il dossier più caldo è, senza ombra di dubbio, l’Iran e l’accordo sul nucleare. Da tempo, Trump vorrebbe negoziare un nuovo accordo, più favorevole per gli Stati Uniti, mentre Biden ha promesso di voler ristabilire i rapporti diplomatici e di far ritorno all’accordo del 2015. Tuttavia, dopo il ritiro unilaterale da parte statunitense e la successiva politica di massima pressione esercitata dalla presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno perso la loro credibilità di partner affidabile.In merito al conflitto israelo-palestinese, Biden ha rimarcato il suo sostegno per la soluzione dei due stati, opzione ormai impraticabile e lontana dalla realtà, e condannato il piano di annessione dei territori occupati, ma la sua politica non differirà in maniera significativa rispetto all’amministrazione uscente, nonostante la retorica.

È dubbio, infatti, che Biden possa contrastare l’ ”Accordo del Secolo” o i recenti accordi di normalizzazione che hanno spostato l’ago della bilancia a netto favore di Israele. Quest’ultimo, bisogna ricordarlo, è il maggiore alleato statunitense nella regione e anche il democratico Obama, con Biden come vicepresidente, approvò il maggiore pacchetto di aiuti militari mai concesso a favore di un altro Paese, dal valore di 38 miliardi di dollari.In sostanza, sembra che non si abbia una concreta visione della politica che si vuole conseguire in Medio Oriente anche a causa di una campagna elettorale imperniata, principalmente, sui problemi domestici, gestione della pandemia e crisi economica in primis, e poco su questioni di politica estera. Nonostante i differenti toni utilizzati, che vinca Biden o Trump, quindi, poco importa o quasi per il Medio Oriente.

 

 

 

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Noemi Verducci

Buon sabato a tutti, sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione Medio Oriente. Attualmente studentessa di Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa all’Università “L’Orientale” di Napoli.
Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus.
Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico.
Il lavoro di tesi triennale, su Hezbollah e le sue strategie comunicative, mi ha fatto comprendere la necessità di studiare ed analizzare un’area geopolitica di cui si parla spesso in maniera impropria, attraverso una lente “orientalista” che impedisce di interpretare in maniera corretta eventi storici e politici.
Essere parte di IARI è un modo per mettermi in gioco ed approfondire dinamiche politiche che risultano centrali per comprendere ciò che accade nel mondo. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.

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