DAL SAHARA OCCIDENTALE ALLA COSTITUZIONE DI UN SAHARA MAROCCHINO

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Le dichiarazioni di sostegno pervenute da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, assieme all’apertura di un consolato emiratino nel Sahara occidentale, sono un asso nella manica per il re marocchino Mohammed VI.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno recentemente reiterato il proprio supporto nel Piano d’autonomia per il Sahara occidentale ideato dal Marocco, unica potenziale soluzione per il conflitto, secondo il re Mohammed VI, in quanto unica via possibile per garantire l’unità nazionale e l’integrità territoriale del Regno marocchino. Il conflitto nasce in virtù di una disputa territoriale tra Marocco e il Fronte Polisario – movimento politico costituitosi ai fini dell’autodeterminazione del Sahara Occidentale già durante la colonizzazione spagnola – riguardo suddetta area geografica territoriale appunto. Il Sahara Occidentale, ricco di risorse petrolifere e, dunque, fonte di ricchezza economica – si pensi che l’80% del PIL marocchino deriva dallo sfruttamento delle risorse di quest’area – è per almeno il 75% sotto il controllo del Regno del Marocco, mentre la restante parte è controllata dalla Repubblica democratica araba dei Sahrawi. E, se quest’ultima chiede indipendenza, il Marocco è unicamente disposto a concedere autonomia, come anticipato poc’anzi. Tuttavia, non c’è ombra di un referendum che possa lasciar la scelta nelle mani del popolo.

È in questo contesto che si inseriscono le dichiarazioni delle due monarchie del Golfo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il rappresentate permanente alle Nazioni Unite della prima, Abdullah Bin Yahya Al-Mualimi, mostra il proprio supporto al Regno sottolineando gli sforzi effettuati per lo sviluppo dell’area territoriale in questione; dal canto proprio gli Emirati fanno riferimento agli sforzi effettuati dal Marocco per migliorare le condizioni di vita della popolazione del Sahara Occidentale, incluso, più recentemente, le misure implementate dal paese per limitare la diffusione del covid-19.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″]

Suddette dichiarazioni, che vedono Riyad e Abu Dhabi aggiungersi alla lista dei sostenitori del piano di pace marocchino – tra cui ci sono Qatar, Giordania, Bahrain e Yemen – sono state effettuate in concomitanza con una serie di incontri organizzati dalla quarta commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite specializzata su questioni di “politica speciale e decolonizzazione”. Inoltre, di fondamentale importanza per i possibili futuri sviluppi del conflitto, è l’apertura di un consolato nella più grande città del Sahara occidentale, Laayoune, da parte di Abu Dhabi.

Alla luce di ciò, quali le conseguenze per il conflitto del Sahara Occidentale? I recenti sviluppi sulle relazioni diplomatiche marocchine confermano l’efficacia della strategia adottata dal re Mohammed VI: creazione di relazioni e partenariati con gli stati affini africani e non. Pertanto, l’acquisizione di sostegno da parte di attori internazionali è senza dubbio un punto a favore della componente marocchina. In particolare, l’apertura di consolati nel Sahara occidentale consiste in un implicito riconoscimento della sovranità marocchina sul territorio. Ci si sta muovendo quindi verso la costituzione di un vero e proprio Sahara marocchino. Il Marocco è ora pronto a rivendicare con ancora più tenacia il proprio “diritto storico” sul territorio e rendere l’area geografica parte integrante delle politiche economiche e dei rapporti diplomatici del Regno.

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la mia voglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire i miei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla prova e di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa, la macro-area di cui mi occupo nelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre, di confrontarmi con un ambiente giovanile ma allo stesso tempo stimolante.

Latest from DAILY