USA 2020: IL VOTO DEGLI ITALOAMERICANI

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La comunità italoamericana negli Stati Uniti è vasta, diversificata e ha una storia centenaria. Come si esprimeranno i suoi membri alle imminenti elezioni presidenziali? Nel 2016 il 44% di loro votò per Donald Trump, contro il 33% che si espresse in favore della Clinton.

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La comunità italoamericana è composta da tutti coloro che sono nati in Italia e ora vivono negli Stati Uniti, e da coloro che sono nati negli USA da genitori italiani o che comunque, per discendenza, si identificano come appartenenti a tale comunità. Attualmente essa rappresentane il sesto gruppo etnico nazionale e il quarto di origine europea, con circa 19 milioni di appartenenti, di cui circa 270.000 iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). La maggior parte di essi risiede nel Nord Est del Paese, principalmente in Rhode Island, Connecticut, New Jersey, New York e Massachusetts. Tuttora in molti di questi Stati sono presenti quartieri e strade interamente popolate da italoamericani, come la celebre Little Italy di Manhattan. Le due grandi associazioni di italoamericani sono la National Italian American Foundation e l’Order Sons and Daughters of Italy in America.

Ma come voteranno gli italoamericani alle imminente elezioni? I sondaggi sembrerebbero indicare che, come nel 2016, essi si esprimeranno per lo più a favore dei repubblicani. È tra di loro che emerge uno dei più alti indici di dissenso nei confronti dell’amministrazione Obama. Esistono comunque comitati a sostegno di entrambi i candidati principali alla presidenza: Italian Americans for Biden Harris, parte del più ampio Italian American Democratic Leadership Council, e Italians For Trump, che vede il sostegno di Rudy Giuliani e ha addirittura realizzato un set di magliette acquistabili su Amazon.

Storicamente gli italoamericani erano orientati verso i democratici, ma ciò che peserà in questo voto, più che la storia, sarà la situazione economica. Con l’acquisizione di maggiori possibilità lavorative e la conquista di condizioni sociali migliori di quelle di un tempo, gli italoamericani hanno iniziato a spostarsi verso il partito repubblicano, che promette il minor ammontare di tasse federali possibile. Chi di loro vota per Trump lo fa perché riconosce in lui una garanzia: dopo secoli di privazioni e dure lotte per la scalata sociale, molti degli italoamericani diventati “colletti blu” non vogliono pagare tasse rivolte al sostegno di chi vive ai margini della società; essi ritengono imparagonabili gli enormi sforzi compiuti dai loro familiari rispetto a quelli dei nuovi immigrati contemporanei. Sebbene esiste una parte di loro convinta di dover aiutare chi si trova in difficoltà, la maggior parte di essi lavora spesso molto più di 8 ore al giorno per stipendi miseri che non è disposta a mettere al servizio di nessuno.

 

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Inoltre sono proprio gli italoamericani ad aver vissuto come un affronto diretto l’abbattimento delle statue di Cristoforo Colombo nel corso delle rivolte partite dal movimento Black Lives Matter, atti che hanno innescato svariate proteste degli italoamericani a Hartford e New Haven in Connecticut, dove la comunità, a seguito del sostegno ricevuto dal partito repubblicano per le mobilitazioni, sosterrà compattamente Donald Trump. Esiste poi una parte della comunità italoamericana, residente a New York e non solo, che probabilmente continuerà a prediligere la scelta per i democratici.

Lo faranno professionisti, intellettuali, scienziati e cittadini recentemente immigrati per questioni legate alla ricerca di una maggiore benessere lavorativo, quelli che definiremmo “cervelli in fuga”. Il voto del 3 novembre sarà in ogni caso molto variegato, e non mancheranno sostanziose fette della comunità che si esprimeranno in favore di candidati indipendenti. In generale la tendenza degli italoamericani sarà coerente con  la maggioranza dell’elettorato bianco del Paese, che prediligerà i repubblicani.

 

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Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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