L’ULTIMO APPELLO DELLA PALESTINA ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

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Il leader palestinese Mahmood Abbas ha sollecitato le Nazioni Unite a convocare, entro l’inizio del nuovo anno, una conferenza di pace con la partecipazione di tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese.

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Nell’ultima riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il leader palestinese in carica, Mahmood Abbas, ha chiarito la sua posizione in merito alle ultime decisioni dell’amministrazione americana per quanto riguarda la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. Stando alle sue parole, quest’ultime violano le norme del diritto internazionale: le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza del 2012, che hanno riconosciuto la Palestina come uno stato a tutti gli effetti, e la soluzione dei due stati proposta nella Conferenza di Annapolis del 2007.

A fine gennaio di quest’anno, il presidente americano Donald Trump ha proposto il famigerato ‘’Accordo del Secolo’’, che ha previsto ampie concessioni allo stato di Israele. In seguito, il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato di voler annettere a quest’ultimo parte di territori della Cisgiordania, a discapito delle comunità palestinesi. Infine, questo agosto, gli Emirati Arabi Uniti sono stati il primo paese arabo che, dopo venticinque anni, ha normalizzato i suoi rapporti con Israele. Gli Stati Uniti sono stati i fautori dell’accordo in questione, il quale ha aperto la strada a Bahrein e Sudan.

Alla luce di ciò, questo settembre, le fazioni politiche palestinesi hanno scelto di accantonare le loro divergenze, sugellando, dopo anni di conflitti e rivalità interne, un accordo storico che dovrebbe dare nuova spinta alla soluzione dei due stati. A tal proposito, lunedì scorso, il presidente palestinese Mahmood Abbas ha sollecitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite a preparare, entro l’inizio del prossimo anno, con il cosiddetto ‘’quartetto dei mediatori del Medio Oriente’’, una conferenza di pace per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

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In una recente intervista con Al-Monitor, l’osservatore permanente della Palestina presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, si è mostrato ottimista riguardo l’interesse da parte della comunità internazionale verso la proposta di Abbas. “Tenere una conferenza del genere richiede tempo per prepararsi, e siamo stati fortunati che il rappresentante russo del Consiglio di sicurezza si sia mostrato aperto all’idea di una discussione sull’argomento”, ha dichiarato Mansour. La proposta della conferenza è stata ben accolta anche da Francia, Cina e Belgio.

Il fatto che, a gennaio del prossimo anno, sarà il Kuwait a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da forti speranze al fronte politico palestinese, dato il sostegno da sempre espresso del paese del golfo verso la soluzione dei due stati. Tuttavia, tutto dipenderà dalla capacità della comunità internazionale di fare pressione su Israele, ma anche di risanare le fratture che il nuovo processo di normalizzazione ha generato nel fronte regionale medio-orientale. Su questo punto, un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto proprio da Abu Dhabi, che ha dichiarato di essersi avvicinato a Israele per ostacolare l’annessione della Cisgiordania. Non resta che attendere. Rimane il fatto che la conferenza di pace del prossimo anno, se verrà realizzata, potrebbe essere davvero l’ultimo tentativo del fronte palestinese, come anche della comunità internazionale, di risolvere in modo equo e durevole il conflitto che agita dal 1948 il Medio Oriente.

 

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Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, ho 23 anni e studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.

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