LA CORRUZIONE NEI BALCANI OCCIDENTALI: UN OSTACOLO VERSO L’UNIONE EUROPEA

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Un problema comune che mina il percorso di Albania, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia all’ingresso nell’Unione Europea è certamente la corruzione. Ecco cosa si evince in merito dal rapporto della Commissione Europea.

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Il ritmo complessivo della lotta alla corruzione nei paesi della ex-Jugoslavia è rallentato drasticamente e il track record di questo indice nella maggior parte degli stati è ben lontano dal soddisfare i requisiti per l’adesione all’Unione Europea: questa è una delle conclusioni tratte dalla Commissione Europea (CE) nel pacchetto sull’allargamento per i Balcani occidentali recentemente pubblicato.[1]

L’area della lotta alla corruzione mostra risultati contrastanti tra i quattro paesi candidati all’UE nei Balcani occidentali: Montenegro, Serbia, Macedonia del Nord e Albania. Mentre i paesi nelle prime fasi del processo di adesione sembravano accelerare o continuare a condurre riforme nel settore dello Stato di diritto (Albania e Macedonia del Nord), i paesi all’avanguardia (Montenegro e Serbia) stanno rallentando. Sebbene i processi di riforma in questi quattro paesi si trovino in fasi diverse, ciò che è comune per loro è che tutti devono intensificare gli sforzi per produrre risultati concreti nella lotta alla corruzione, in particolare a livello dirigenziale. Poiché i funzionari dell’UE hanno iniziato a sottolineare che l’assistenza economica sarà collegata alle riforme e ai risultati raggiunti nei settori chiave, la nuova metodologia di allargamento prevede una condizionalità più rigorosa pertanto sarà più che mai necessario migliorare i risultati nelle aree di lotta alla corruzione se effettivamente questi paesi intendano diventare membri dell’UE nel prossimo futuro.

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In Montenegro c’è una nuova speranza per un’accelerazione del processo di adesione all’UE a seguito della vittoria dell’opposizione alle recenti elezioni parlamentari. Lo Stato ha ricevuto il Rapporto della Commissione Europea durante la sua transizione politica poiché il Partito Democratico dei Socialisti (DPS) ha perso la maggioranza dopo le elezioni dello scorso agosto. Tale evento ha generato uno spartiacque con il passato poiché dopo 30 anni di DPS si apre un nuovo capitolo nella politica montenegrina. Secondo l’accordo preliminare della nuova maggioranza parlamentare, la “spoliticizzazione” delle istituzioni e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata saranno le priorità dell’agenda del nuovo governo.
Il rapporto della CE di quest’anno afferma che il Montenegro ha compiuto progressi limitati nella lotta alla corruzione e sottolinea molte carenze nel rispetto dei diritti e nelle libertà dei cittadini. Il progresso del Paese nel processo di adesione all’UE è “un passo avanti, due passi indietro”, sulla base del punteggio complessivo del rapporto (3,18 su 5), leggermente migliore rispetto allo scorso anno, ma di fatto identico all’anno 2016, ha affermato Ana Đurnić, ricercatrice di politiche pubbliche presso Institute Alternative (IA) di Podgorica.[2]

Una volta formata la nuova maggioranza, il governo dovrà trarre profitto dalle riforme derivanti dal processo di negoziati di adesione per le quali il popolo ha votato alle elezioni di agosto slegandosi così dalla tradizione del governo precedente. Sarà necessario dunque risolvere tutte le controversie che hanno contraddistinto trent’anni di DPS: politicizzazione delle istituzioni, della magistratura e di altre istituzioni (Agenzia per la prevenzione della corruzione, Agenzia per la protezione dei dati personali ecc.). Rimane inoltre molto margine di miglioramento nel settore del libero accesso alle informazioni, dove soluzioni legali inadeguate impediscono ai cittadini di esercitare pienamente il loro diritto di accedere alle informazioni di rilevanza pubblica.

 

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La Serbia si è trovata di fronte al rapporto della Commissione europea più critico finora, in particolare per quanto riguarda i criteri politici richiesti per l’adesione e per la situazione dello stato di diritto dove è stato aggiunto il nuovo grado di valutazione: progressi molto limitati. Il sapore amaro del rapporto è addolcito dal solido progresso nei criteri economici che, tuttavia, non ha impedito agli esperti della società civile di concludere che il paese potrebbe trovarsi di fronte alla sospensione dei negoziati con l’UE se nel breve periodo non dovessero verificarsi radicali cambiamenti. Nonostante ciò, le figure politiche più potenti, il presidente e il primo ministro, hanno cercato di screditare il rapporto in quanto “politicamente di parte” e “infondato” in alcune sezioni, elogiandone l’accuratezza della valutazione nei risultati economici.

Il fatto che la corruzione sia ancora diffusa nella società serba è un “motivo di preoccupazione” che è stato rilevato non solo dal rapporto della CE ma anche dal presidente Vučić per la Kleine Zeitung. Questo tipo di dichiarazione del presidente può raramente essere ascoltato nei media nazionali che sono di fatto controllati dal governo, infatti, nel paese, ogni accusa di corruzione è trattata come un attacco politico nei confronto di Vučić.

La Commissione ha notato anche la scarsa performance nel libero accesso alle informazioni, poiché le autorità pubbliche nella maggior parte dei casi non hanno rispettato l’obbligo di fornire dati al Commissario preposto. È altresì necessario garantire la protezione degli informatori e avviare indagini in conformità con la legge laddove vengano effettuate delle segnalazioni, a riguardo il rapporto menziona esplicitamente il caso di Krušik quando l’informatore è stato arrestato per aver denunciato pubblicamente presunti atti di corruzione all’interno della compagnia statale di armi. Secondo la CE il governo dovrebbe stabilire una cooperazione e un sistema di consultazioni sistematiche sui progetti di legge con il Consiglio anti-corruzione che è attivo nell’esporre e analizzare la sistematicità di determinati episodi. I rapporti tra il governo e il Consiglio sono stati molto tesi negli ultimi tempi, in quanto quest’ultimo ha denunciato pubblicamente la possibile corruzione e la mancanza di trasparenza nei progetti ferroviari in corso e nei contratti della società statale Telekom.

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Sebbene la corruzione sia prevalente e continui a destare preoccupazione, analogamente agli altri paesi candidati dei Balcani occidentali, la Macedonia del Nord ha compiuto buoni progressi nella lotta a questo fenomeno nel recente passato e dal 2017 sembra essere sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi fissati dalla UE per quanto riguarda le libertà dei cittadini. La CE ha notato che sono stati compiuti progressi nello sviluppo di nuove metodologie per l’individuazione dei casi di corruzione, compresi quelli ad alto livello e che la Commissione statale per la prevenzione della corruzione (SCPC) è stata notevolmente rafforzata in termini di competenze e professionalizzazione, pertanto è stata elogiata per la sua “proattività” nell’apertura di nuovi casi.

Nonostante la polarizzazione politica e i complicati negoziati in corso sulla riforma elettorale, l’Albania è riuscita a ottenere buoni progressi sia nella lotta alla corruzione che nella riforma del sistema giudiziario, secondo il rapporto della Commissione europea. La rivalutazione di giudici e pubblici ministeri (nota come processo di vetting), iniziata nel 2014 come la più grande riforma giudiziaria in Albania dalla caduta del comunismo per portare indipendenza, efficacia e ripristinare la fiducia del pubblico nella magistratura, sembra essere sul sentiero giusto. A tal proposito la Commissione Europea ha osservato che il processo di valutazione ha continuato a produrre risultati concreti e tangibili. Nonostante i notevoli progressi, il processo risulta però lento e farraginoso poiché i legami tra le strutture criminali e la magistratura sembrano essere più forti del previsto; per questo il sistema giudiziario è ancora paralizzato e i casi continuano ad accumularsi. Ciò rende difficile una completa riabilitazione della magistratura agli occhi della popolazione albanese. Inoltre, sono ancora evidenti i problemi di accesso alla giustizia per i cittadini e di efficienza giuridica soprattutto nel funzionamento della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione. Al momento la Corte Costituzionale è composta da quattro membri che hanno già superato il vaglio, ma non funziona per mancanza del quorum che dovrebbe essere nove in totale.

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Note

[1]https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1816

[2] https://institut-alternativa.org/en/european-commission-montenegro-remained-average/

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