ANCHE LA RUSSIA PUNTA SULLA RAPPRESENTANZA IN GROENLANDIA

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

A pochi giorni dalla conferma dell’apertura del consolato americano a Nuuk, la capitale groenlandese, anche la Russia si muove per avere una rappresentanza sull’isola. 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

La Groenlandia continua la sua ascesa nel panorama geopolitico artico. A pochi giorni dall’annuncio dell’ambasciatrice americana presso il Regno di Danimarca Carla Sands della nuova apertura del consolato americano a Nuuk, anche la Russia compie un passo diplomatico estremamente rilevante per il futuro dei rapporti tra l’isola e Mosca. E’ di pochi giorni fa infatti l’ annuncio del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov dell’imminente apertura di un consolato onorario russo nel territorio isolano. Anche se può sembrare una contromossa giocata da Mosca in risposta all’attivismo americano in vista delle elezioni presidenziali, la richiesta da parte di Mosca è giunta sul tavolo danese già lo scorso Febbraio ricevendo il nulla osta lo scorso Aprile. La macchina diplomatica russa è stata attivata per sfruttare al meglio il biennio di presidenza che gli spetta a guida dell’ Arctic Council . Infatti è in dirittura d’arrivo il mandato islandese che, già nel prossimo Maggio 2021, vedrà la Russia porsi alla guida di una delle più importanti istituzioni artiche. Tramite i gruppi di lavoro, l’opera del Consiglio si è sempre distinta per la collaborazione internazionale. La guida russa potrà sicuramente dare un’impronta decisiva al lavoro del Consiglio stesso che, come stabilisce la dichiarazione di Ottawa del 1996, “ should not deal with matters related to military security”.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Un framework, però, che ha subito un forte scossone dopo il discorso del Segretario di Stato americano Mike Pompeo pronunciato a Rovaniemi in cui sono stati fortemente criticati l’atteggiamento di Russia e Cina e dello sviluppo della Via della Seta Polare. Per la Russia l’Artico significa anche e soprattutto sicurezza nazionale data l’importanza che l’intera regione gioca nell’approvvigionamento energetico e per i piani futuri di Putin. Dalle parole di Dmitrij Medvedev, ex presidente della federazione russa e attuale vice presidente del Consiglio di sicurezza in cui afferma che la Nato e gli Stati Uniti limitano l’attività russa nella regione, sembra difficile immaginare l’attività dell’Arctic Council dei prossimi due anni completamente scissa da questioni di sicurezza nazionale ed affari militari.

Nel frattempo la Russia prepara il campo e cerca di allargare la schiera degli alleati. Avere una rappresentanza, anche se onoraria, sul territorio groenlandese significa essere presenti e testimoni dello sviluppo di cui l’isola ha bisogno e di cui va tanto in cerca. E se gli alleati giusti saranno gli americani, i russi o cinesi non sembra contare molto. Per quanto si deduce da certe scelte politiche, c’è solo una grande voglia di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita.         

 

 

 

[/et_pb_text][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Marco Volpe

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

Latest from ARTICO