INVESTIRE NEGLI EMIRATI ARABI: RISVOLTI PROCESSUALI

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Gli Emirati Arabi Uniti si sono affermati come uno dei principali hub commerciali regionali. Alle ingenti transazioni economiche transfrontaliere che regolarmente approdano negli EAU si accompagna uno sviluppo del contenzioso che ha spinto gli investitori stranieri a considerare la soluzione arbitrale come alternativa al contenzioso domestico.

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Gli Emirati Arabi Uniti, forti della loro posizione geografica strategica al centro delle principali direttrici est-ovest e con a disposizione abbondanti riserve di combustibili fossili – che ne hanno trainato la crescita economica – si sono affermati come uno dei principali hub commerciali regionali attraendo sempre maggiori transazioni economiche transfrontaliere. Sono le zone di libero scambio presenti nel Paese (FTZ), con possibilità di proprietà straniera al 100% e totale esenzione fiscale, ad attrarre, soprattutto, consistenti capitali esteri. 

Nel 2009-2010 la crisi finanziaria globale, che ha colpito particolarmente l’Emirato di Dubai, ha rallentato le prospettive di crescita spingendo il Governo ad esercitare un più stretto controllo sui progetti a capitale pubblico e ad aumentare la liquidità nel settore bancario, sostenendo altresì la spesa pubblica per favorire la ripresa. A partire dal 2011 l’economia nazionale ha ricominciato quindi a crescere. Nondimeno, ulteriori prospettive di sviluppo ed opportunità di business sono rappresentate dalla assegnazione a Dubai dell’Expo Universale del 2020 (rimandata per l’attuale crisi pandemica globale al 2021), e dai consistenti piani di sviluppo avviati nel settore infrastrutturale (produzione di energia, trasporti aerei, terrestri e marittimi e strutture turistiche, ospedaliere, scolastiche e residenziali).

Le prospettive economiche future rimangono pertanto incoraggianti, oltre che grazie alla diversificazione dell’economia rispetto al settore oil, anche in virtù di:

  • un consistente sviluppo dei settori legati a infrastrutture, costruzioni e hospitality;
  • un rafforzamento dell’attrazione degli investimenti esteri perseguito attraverso riforme del quadro economico-giuridico del paese;
  • una stabile impostazione della disciplina normativa in materia di imprese;
  • un costo contenuto della manodopera, principalmente proveniente dai Paesi del sub-continente indiano, condizioni fiscali e normative vantaggiose ed un basso costo dell’energia.

 

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In sintesi, diversi fattori incoraggiano gli investimenti negli EAU. Tra questi, si segnalano:

  • posizione strategica tra l’Europa e l’Asia;
  • area a rapido sviluppo;
  • dazi alle importazioni ridotti;
  • economia stabile;
  • tassazione favorevole;
  • FTZ;
  • infrastrutture integrate e moderne, porti ben attrezzati, aeroporti internazionali, acqua ed elettricità abbondanti;
  • vicinanza ai mercati dell’Africa e dell’Asia centrale.

 

Gli EAU si confermano dunque come il principale mercato di sbocco delle esportazioni nell’area MENA.

Il meccanismo di risoluzione delle controversie negli EAU

Tranne gli Emirati di Dubai e di Ras al-Khaimah, che mantengono un sistema giudiziario proprio e indipendente, tutti gli altri Emirati hanno optato per l’adesione a quello federale. Il quadro giuridico domestico degli EAU è completato, inoltre, dalla presenza di zone franche finanziarie. In particolare, troviamo il Dubai International Financial Centre (DIFC) situato all’interno dell’Emirato di Dubai e che costituisce una giurisdizione autonoma, modellata sulla common law anglosassone, che applica il proprio diritto civile e commerciale e ove, inoltre, è stato istituito un tribunale indipendente.

Arbitrato come ADR negli EAU

Il menzionato sviluppo delle relazioni economiche e giuridiche internazionali negli EAU ha richiesto lo sviluppo di metodi di risoluzione delle controversie alternativi (Alternative Dispute Resolution) rispetto al ricorso ai Tribunali locali. Gli investitori stranieri sono, infatti, interessati a che i loro capitali siano sicuri nel paese ospitante. Per questa ragione la definizione di un meccanismo di risoluzione delle controversie svincolato dal sistema giudiziario nazionale ha risposto al fine di evitare un giudizio ritenuto potenzialmente polarizzato a favore dello Stato ospitante o di una sua entità.

 

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L’avvertita necessità di un meccanismo giurisdizionale terzo, slegato da quello interno o di nazionalità delle parti ha spinto quindi sempre più frequentemente gli investitori stranieri a scegliere l’arbitrato come meccanismo di ADR.  Negli ultimi anni, gli EAU hanno modernizzato il proprio approccio all’arbitrato per soddisfare gli standardinternazionali e le migliori prassi in materia.

A livello nazionale, sono sorte diverse istituzioni arbitrali nazionali, tra cui:

  • Dubai International Arbitration Center (DIAC)
  • Abu Dhabi Commercial Conciliation Arbitration Center (ADCCAC)
  • DIFC-LCIA Arbitration Center (DIFC-LCIA), fondato in partnership strategica con la London Court of International Arbitration.

Le parti possono anche eleggere fori arbitrali internazionali come la Corte internazionale di arbitrato della Camera di commercio internazionale, la Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale e la LCIA o un arbitrato ad hoc.

Esecuzione negli EAU di lodi arbitrali stranieri

Negli EAU rimane pressoché necessario propendere per l’avvio delle procedure arbitrali in luogo di quelle giudiziali posto che non vi sono accordi tali da permettere il riconoscimento di provvedimenti giurisdizionali italiani entro la Federazione. È pertanto di fondamentale importanza che nei contratti di investimento sia apposta la clausola compromissoria per l’avvio di procedure attraverso le camere arbitrali locali o internazionali i cui lodi potranno successivamente essere eseguiti all’interno del territorio emiratino. Infatti, per ciò che concerne il riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri, gli Emirati Arabi, seppure solo nel 2006, hanno dato attuazione, con talune limitazioni, posto che nell’ordinamento emiratino vi sono norme inderogabili per competenza o per materia, come ad esempio nel caso di lodi in contrasto con la Shari’a ovvero riferiti a specifiche tipologie contrattuali, alla Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri. Questo consente a un imprenditore straniero di poter contare su un meccanismo più rapido ed efficace di riconoscimento del lodo eventualmente straniero. La Convenzione di New York, infatti, impone agli Stati aderenti di non prevedere, in materia di esecuzione e riconoscimento di sentenze arbitrali straniere, condizioni più rigorose di quelle previste per i lodi arbitrali nazionali.

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