PRESIDENZIALI 2020: POSSIAMO FIDARCI DEI SONDAGGI?

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Il 18 ottobre 2016, il New York Times dichiarò che Hillary Clinton aveva il 91% di probabilità di battere Donald Trump alle elezioni presidenziali. Cinque giorni dopo, ABC News ha pubblicato un sondaggio che la vedeva precedere Trump di dodici punti. L’incredulità e la confusione collettiva quando Clinton perse la corsa sono state inevitabili. Come hanno potuto i sondaggisti sbagliarsi così tanto? Ora, con Joe Biden in testa su Trump, secondo l’ultimo sondaggio NPR/PBS NewsHour/Marist, la domanda è: le probabilità di vittoria di Biden andranno incontro allo stesso destino?

I sondaggi non sono predittivi. Sono istantanee scattate in un determinato momento. Nel momento in cui il pubblico vede un sondaggio, in realtà quel momento è già ampiamente passato. I sondaggi sono soggetti ad innumerevoli variabili, a volte incontrollabili. Per esempio, quando i sondaggisti si affidano ai telefoni fissi, tendono a considerare maggiormente gli elettori più anziani. L’attendibilità dei sondaggi basati sugli elettori contattati tramite numeri di telefono cellulare potrebbe essere fuorviante, poiché spesso gli elettori delle zone rurali non hanno un servizio di telefonia mobile. Le persone il cui candidato sta perdendo potrebbero non rispondere ai sondaggisti, ma le persone che sono civicamente impegnate – e la ricerca mostra che queste persone tendono ad essere Democratiche – lo fanno. I sondaggi si basano su modelli, e i modelli sono costruiti su ipotesi riguardo chi è più probabile che voterà e su quanto peso può avere ogni fetta demografica in quel medesimo universo di probabili elettori.

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La vittoria di Trump nel 2016 evidenzia la fallibilità propria dei sondaggi. Poiché catturano un momento decaduto nel tempo, non hanno potuto rendere conto degli elettori che hanno optato per Trump all’ultimo minuto. Infatti, i campioni dei sondaggi mal calibrati non rispecchiano accuratamente l’elettorato. Nel 2016, i sondaggisti hanno dato troppo peso agli elettori con un’istruzione universitaria, che tendono a votare per i Democratici, e non abbastanza a quelli con meno istruzione, così come alle persone che di solito non votano. Come viene costruito un campione? Dopo il 2016, ogni sondaggio dovrebbe essere fornito con l’avvertenza che i risultati sono significativi se l’elettorato si rivela come viene prospettato nel sondaggio.

Se il 2016 ci ha insegnato qualcosa, è che i sondaggi presidenziali americani possono essere ingannevoli. Secondo le proiezioni, Clinton avrebbe battuto Trump nel voto popolare di circa tre punti percentuali, il che si è rivelato in gran parte corretto. Ma, dato che le elezioni americane non sono decise solo dal voto popolare, un modo migliore per valutare le possibilità di un candidato è quello di guardare i sondaggi degli elettori negli stati più contesi, dove, in ultima analisi, la corsa verrà determinata. Questi sondaggi mostrano che Biden e Trump sono quasi in parità in Florida e Ohio; secondo la media dei sondaggi di RealClearPolitics, Trump è in testa in Texas con circa lo stesso margine di Biden in Arizona. Questi numeri sono attendibili? Chissà.

Un altro ostacolo alla veridicità dei sondaggi, è che le persone che dicono ai sondaggisti che non andranno a votare, poi, con alta probabilità, invece, andranno a votare.  Per rendere conto di questo, la maggior parte dei sondaggi è accompagnata da una sorta di avvertimento ai lettori: il margine di errore, che segnala che è probabile che il sondaggio contenga errori di campionamento. Non è però considerato che il sondaggio possa essere totalmente o in gran parte sbagliato. Recenti ricerche suggeriscono che il margine di errore rappresenti solo una parte dei potenziali problemi di campionamento. Non tiene conto degli intervistati che non capiscono cosa chiede il sondaggista, o che non sono disposti a divulgare il candidato che stanno effettivamente sostenendo. [1] Elezione dopo elezione, occorre ricordare agli elettori lo scopo dei sondaggi. Chris Edelson, un professore governativo dell’American University, ha riassunto il ruolo dei sondaggi come “una probabilità, non una previsione, e certamente non una certezza”.

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In termini semplici, i sondaggi sono informazioni raccolte da un gruppo di persone abituate a fare generalizzazioni. I sondaggi politici sono utilizzati da agenzie di stampa, campagne elettorali e dagli elettori per capire le tendenze elettorali. Tuttavia, non esistono due sondaggi uguali, ognuno fornisce dati diversi e, a seconda di come viene condotto il sondaggio, ognuno può offrire una serie di risultati.

Gli esperti concordano sul fatto che le persone dovrebbero leggere e affidarsi a più sondaggi, mai a uno solo, prima di trarre conclusioni. Tuttavia, i sondaggisti fanno spesso notare che i sondaggi del 2016 non erano del tutto sbagliati. Anche se Clinton ha perso la presidenza, come menzionato in precedenza, i sondaggi prospettavano la sua vittoria al voto popolare. RealClearPolitics ha pubblicato un sondaggio nazionale poco prima del giorno delle elezioni, che mostrava Clinton in testa nella votazione popolare di circa il 3%, poi vinse del 2%. Naturalmente, sono anche i voti del Collegio Elettorale, non il voto popolare nazionale, a decidere chi vince la Casa Bianca.

Ma come influirà un anno di pandemia sul voto e sui sondaggi?

In passato, gli scandali sono scoppiati a pochi giorni dalle elezioni. Nel 2000, meno di una settimana prima del giorno delle elezioni, uscì la notizia che George W. Bush, in giovane età, si dichiarò colpevole di guida in stato di ebbrezza. Il caso, che risale a 24 anni fa, ha causato incertezza pre-elettorale ma non gli è costato la vittoria. Nel 2016, l’annuncio del direttore dell’FBI James Comey che l’agenzia aveva riaperto un’indagine sul server di posta elettronica di Clinton è arrivato 11 giorni prima del giorno delle elezioni ed è stato un fattore importante nella sua sconfitta. A pochi giorni dalle elezioni, l’imprevisto può ancora giocare un ruolo critico nei sondaggi.[2]

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