LA TURCHIA BOICOTTA IL MADE IN FRANCE: UNA PRESA DI POSIZIONE POLITICA?

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.24.1″ custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_row _builder_version=”3.25″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat” custom_margin=”0px||” custom_padding=”0px||”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.25″ custom_padding=”|||” custom_padding__hover=”|||”][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Ankara, insieme ad Islamabad ed a altri paesi mediorientali, ha da poco deciso di boicottare l’acquisto di prodotti francesi in seguito alle dichiarazioni del Presidente Macron sull’Islam. Questo scontro con l’Eliseo è dovuto alla retorica del presidente francese sulla libertà di espressione a seguito del all’uccisione di un docente di storia nella periferia parigina, dopo aver mostrato ai propri studenti una vignetta di Charlie Hebdo raffigurante il Profeta Maometto. Nonostante questa recente escalation, la disputa tra Erdoğan e Macron nasce molto prima. Questa analisi vuole far luce sul contrasto tra i due governi, le radici che hanno portato a questa crisi e quali possano essere le conseguenze a livello internazionale ed europeo.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Il secolarismo francese

Sono sei milioni i cittadini musulmani in Francia, la più grande comunità islamica in tutta Europa, e nonostante in Francia vi sia una legge che vieti il censimento dei cittadini su base razziale, etnica e religiosa, molte organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno raccolto dati e documentato la divisione culturale di questa minoranza. Sin dai primi anni del 1900, la Francia ha impiegato provvedimenti che obbligano lo Stato a rimanere neutro nell’ambito della religione, dando così l’opportunità a chiunque di esprimere la propria fede. Queste misure si racchiudono sotto il termine “secolarismo”, nonché laicite, e negli anni hanno dato l’occasione a migliaia di persone provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente di convivere con la cultura francese – specialmente in seguito alla guerra in Algeria.

Malgrado l’apertura dell’Eliseo nei confronti delle religioni, dal 2012 la Francia è stata vittima di 36 attacchi terroristici perpetrati da residenti musulmani. Ciò ha causato sia molteplici divisioni sociali, portando la comunità musulmana ad insediarsi principalmente nelle periferie (bonlieu) e al conseguente isolamento dalla comunità francese, sia un incremento dell’islamofobia. Come ha dichiarato anche il Presidente Macron, la comunità musulmana è alienata dalla città e marginalizzata dal mondo, ma nonostante queste sue affermazioni, gli stessi membri del suo partito En Marche! sono i primi a dichiarare pubblicamente che chi indossa un hijab è incompatibile con la sfera pubblica del paese. Questo dimostra come vi sia una forte spaccatura non solo all’interno della comunità francese ma anche nel governo rispetto alle misure laicite in vigore che obbligano il rispetto religioso.

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Una crisi interna ma anche internazionale

Come ha riportato Al-Jazeera, il Ministro degli Interni francese Gerarld Dormanin, ha annunciato che in questo momento in Francia il secolarismo si stia vivendo un momento di crisi a causa del separatismo islamico – riferendosi alla ghettizzazione della comunità musulmana nelle bonlieu. Ad oggi, questo è ciò che da molti viene considerato il problema principale del paese: la volontà dei cittadini musulmani di auto-isolarsi dalla comunità, rendendo complicata sia l’attuazione di provvedimenti sia l’integrazione nella società.

In seguito all’ennesimo atto di terrore in Francia, il Presidente Macron ha annunciato una serie di nuovi provvedimenti che hanno fatto infuriare la comunità musulmana. Entro il 9 Dicembre, per combattere il separatismo, l’Eliseo vorrebbe: vietare l’arrivo di Iman esterni alla Francia e già formati all’estero, e introdurre agevolazioni fiscali per quelle moschee che volontariamente accettino di seguire l’idea del secolarismo francese e quelli di democrazia, libertà e rispetto della legge. Un tale annuncio non ha avuto pressoché grandi ripercussioni interne, sopratutto in seguito all’uccisione di un docente in una bonlieu, tuttavia ci sono state molteplici conseguenze internazionali in seguito alle parole di Macron.

Successivamente, il Presidente turco Erdoğan ha pubblicamente dichiarato che in Europa vi è in atto una guerra contro le minoranze musulmane pari a quella verso la popolazione ebraica prima della seconda guerra mondiale e durante il nazismo. Alle affermazioni di Ankara si sono aggiunte anche quelle del Primo Ministro del Pakistan Imran Khan, il quale sostiene che la Francia promuova l’islamofobia ed incoraggi il separatismo unitamente a mancare di rispetto alla religione musulmana mostrando immagini del Profeta Maometto in versione di cartone animato – secondo l’Islam qualsiasi raffigurazione di Maometto è difatti vietata.  Anche in Bangladesh, molti giovani si sono riuniti davanti all’Ambasciata Francese per manifestare contro Macron, e specialmente contro quanto recentemente detto, ovvero che “l’Islam è una religione in crisi”. A questa protesta si sono poi aggiunti altri paesi del golfo, come la Giordania, il Qatar, l’Iran e il Kuwait, rendendo la questione un incidente diplomatico internazionale.

A queste affermazioni è poi seguita una compagna di boicottaggio internazionale verso i prodotti francesi, che diretta da Ankara promuove uno stop al Made in France e annuncia che Macron debba “esaminare la propria salute mentale”. Le pressioni internazionali si sono sviluppate velocemente, tanto da portare Macron a tweetare in francese, inglese e arabo dichiarando di non avere intenzione di ritrattare quanto detto e di non accettare nessun tipo di incitamento all’odio, esortando infine ad una conversazione razionale. Al tweet di Macron sono seguiti diversi appelli internazionali provenienti dai leader Europei in solidarietà all’Eliseo. Il portavoce di Angela Merkel ha dichiarato inaccettabili le parole Erdoğan, il Primo Ministro italiano GiuseppeConte ha annunciato che un’asserzione del genere non facilita i rapporti EU-Turchia, mentre Israele ha asserito che il paragone tra la comunità musulmana in Europa e quella ebraica durante il nazismo sia un assurdità senza precedenti.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block; text-align:center;” data-ad-layout=”in-article” data-ad-format=”fluid” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”8401026869″>[/et_pb_code][et_pb_text _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″]

Una presa di posizione politica?

Il fatto che non scorra buon sangue tra Parigi ed Ankara non risulta essere una novità, specialmente considerata la situazione in Libia dove i due governi hanno preso posizioni distinte. Le conseguenze di un boicottaggio dei prodotti (alimentari e materiali) francesi e una presa di posizione così forte da parte della comunità musulmana contro la Francia, è un fatto storico inedito. Infatti, la disputa tra Macron e Erdoğan ha causato molte ripercussioni internazionali, mostrando un vero e proprio nuovo distaccamento tra Occidente ed Oriente. La Turchia, infatti, ha iniziato a guadagnare più potere nella propria regione, sia per gli interventi militari in Siria e Nagorno-Karabakh, sia per aver personalizzato il governo. Questa nuova influenza regionale, legata alla mancata introduzione come membro dell’Unione Europea, ha portato la Turchia ad alienarsi dall’Occidente e volersi trasformare nel protettore dell’Islam – e conseguentemente dei fedeli musulmani all’estero. Ciò ha dunque portato ad una vera e propria separazione tra i due continenti ponendo la Francia vis à vis con la Turchia.

Inoltre, a questa interpretazione politica sulla presa di posizione di Ankara, la radicalizzazione religiosa rappresenta un ulteriore problema che non si può sottovalutare. Conseguenze di questo boicottaggio potrebbero essere un incremento di attacchi terroristici come protesta alle scelte del Presidente Macron e un aumento di arrivi di Iman formati prima dell’entrata in vigore del divieto. Questi sono due scenari che non vanno trascurati, specialmente considerate le dichiarazioni dei talebani pakistani seguite dalle parole del Primo Ministro Khan: “I Talebani apprezzano il boicottaggio dei prodotti francesi da parte dei musulmani oppressi. Tuttavia, non è sufficiente: i blasfemi dovrebbero subire conseguenze. La comunità islamica dimostrerà la sua lealtà al Profeta”.

 

[/et_pb_text][et_pb_code _builder_version=”4.5.4″ hover_enabled=”0″] style=”display:block” data-ad-format=”autorelaxed” data-ad-client=”ca-pub-7315138348687543″ data-ad-slot=”3043690149″>[/et_pb_code][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Latest from DAILY